Nel corso della storia, l’uomo ha trovato vari modi di estrarre una bevanda dai chicchi tostati di Coffea. Cambiando attrezzature, angoli, ma soprattutto la relazione tra acqua, temperatura, tempo e macinatura. Se l’espresso resta il baricentro, e la moka una sicurezza a casa, estrazioni alternative raccontano il caffè con un’altra voce: più lenta, più trasparente, spesso più aromatica.
Oltre la moka: il caffè a casa può diventare differente
Il V60 è l’attrezzatura più usata per il caffè filtro: un cono rovesciato, inclinato di 60 gradi, acqua tra i 90 e i 96 ° C, versata a spirale. L’estrazione per percolazione esalta acidità e note floreali. Ancora più elegante e aromaticamente complesso è il risultato con la Chemex, sorta di clessidra in vetro che prevede un tempo maggiore di estrazione. Nella French press, (Lla caffettiera si chiama così perché il suo primo brevetto rudimentale fu depositato in Francia nel 1852 dai designer Mayer e Delforge) caffè e acqua restano in infusione per alcuni minuti, poi il filtro a stantuffo li separa. Dà un caffè aromatico e corposo che si avvicina alla moka. Tra le estrazioni intense c’è poi l’Ibrik, o cezve, il metodo più antico: polvere finissima, acqua fredda scaldata con calore diretto, nessuna filtrazione. Nel cold brew l’estrazione avviene con acqua fredda, con ghiaccio o a temperatura ambiente, in tempi lunghi (8-24 ore). La chimica cambia: l’acqua fredda estrae la parte aromatica ma solo in maniera ridotta gli oli, creando un liquido trasparente, profumato e delicato.