Un tempo si sarebbe parlato di immagini da cartolina, il racconto contemporaneo del nostro Meridione, invece, passa dai social, in cui viene mostrato un Sud ideale, fatto di panorami mozzafiato, buon cibo, vita lenta e costruzioni rurali, puntualmente convertite in strutture ricettive. In Puglia, in particolare, le antiche masserie sono state spesso trasformate in una sorta di artificio scenico.
Fortunatamente questa perdita di autenticità è guardata con sempre maggiore sospetto dai viaggiatori più attenti, ma anche da operatori del settore che preferiscono preservare, per quanto possibile, l’essenza originaria dei luoghi.
Nina Trulli Resort è un esempio virtuoso. Immersa nelle campagne tra Monopoli e la Selva di Fasano, tra ulivi, vigne e gli immancabili muretti a secco, la Masseria San Francesco, risalente al 1730, è stata riadattata attraverso un recupero conservativo delle aree esterne e delle architetture agricole esistenti.
Sei trulli e una lamia in pietra sono diventati le camere, la piccola chiesa sconsacrata ospita una sala lettura, mentre la vecchia stalla, ricavata anch’essa in un trullo, è l’attuale vineria. Il corpo centrale accoglie gli spazi comuni, la cucina e le sale dei due ristoranti.
Il nuovo corso gastronomico di Nina
Il raddoppio della proposta gastronomica rappresenta il cambiamento più significativo introdotto dalla nuova proprietà, Rosalinda Paparella e Vito Leonardo Chiechi, per la stagione 2026. All’insegna di Orto, la tavola gourmet del resort, si è aggiunta La Farm, realtà altrettanto curata ma con un’offerta più diretta e stagionale.

Entrambi i ristoranti sono aperti anche agli ospiti esterni. Cinzia Mancini è la chef responsabile dell’intero progetto, mentre la cucina è affidata al giovanissimo Fabrizio Tucci, classe 2004, che in precedenza ha affiancato proprio la Mancini nella sua Bottega Culinaria di San Vito Chietino.
L’esperienza da Orto
Orto dispone di soli 12 posti, in una sala delimitata su tre lati da grandi vetrate, aperte durante la bella stagione e dalle quali è possibile, all’ora giusta, godere di uno splendido tramonto.
Un menu degustazione di dieci passaggi, a 120 euro, che cambia mensilmente è l’unico percorso disponibile. Volendo, ci si può affidare al sommelier Vittorio Gianfrate per gli abbinamenti, che vedono protagonisti vini pugliesi ma non solo, birre artigianali e interessanti bevande analcoliche di produzione propria.

Come suggerisce il nome, la componente vegetale riveste un ruolo fondamentale, sebbene non esclusivo, oscillando tra sublimazioni della materia prima e lavorazioni complesse che regalano amari profondi e acidità decise. Solanacee, ad esempio, è un assoluto di pomodori in diverse consistenze che ne esaspera piacevolmente il gusto. Di segno opposto è la bieta ossidata, trasformata in un condimento dal carattere sorprendentemente spigoloso per gli spaghetti di grano saraceno. È senza dubbio un piatto coraggioso e ancora in evoluzione, al quale Fabrizio Tucci tiene particolarmente.
Da rivedere i ravioli acqua e farina con stracotto di verdure e jus di vitello: seppur gustosi, presentano una sfoglia eccessivamente tenace e una farcitura poco presente. Riuscita, invece, la provocazione della seppia cruda trattata a mo’ di riso, con spuma di teste e ali della seppia stessa e polline, servita con una sferzante foglia di bieta, insaporita con il quinto quarto del mollusco.

Immediato e confortevole è il peperone ripieno di maiale e vitello con salsa al melograno, che precede un altrettanto convincente pollo ripieno di scampi, bisque di crostacei e jus di funghi. Il sorbetto alle erbe con gelatina di acqua di frutta e aria di cedro è la freschissima chiosa finale firmata dal pastry chef Angelo Borrelli.
La Farm di Nina Trulli Resort
Dalla scorsa primavera, con l’inaugurazione de La Farm, il Nina Trulli Resort è diventato un indirizzo da prendere in considerazione anche per chi cerca una cucina di territorio tutt’altro che banale.
In estate si cena nel suggestivo frutteto. Anello di congiunzione con Orto è il No Food Waste, percorso degustazione di cinque portate, prevalentemente vegetale e interamente antispreco, a 50 euro, che recupera e valorizza gli scarti delle lavorazioni agricole. Non manca però una proposta alla carta capace di suscitare la curiosità dei palati più esigenti.
Al posto della consueta suddivisione in antipasti, primi e secondi, il criterio di classificazione dei piatti è la materia prima principale. “Dal Palamito” è la sezione del menu che guarda al mare, “Ruris” invece quella carnivora. “Andar per erbe”, come facilmente intuibile, contempla i piatti a base vegetale. “Memorie di sole e miele” è l’evocativo titolo della lista dei dessert.

Nessuno vieta di ordinare in maniera totalmente incoerente, saltando da una parte all’altra del menu. Iniziate, ad esempio, con le cozze ripiene profumate allo zafferano, per poi continuare con dei golosi tortellini di ventricina, serviti con fonduta di caciocavallo e olio al finocchietto selvatico. La speranza è che al vostro tavolo ci sia qualcuno che scelga gli gnocchi ripieni di scampi, in modo da condividere i due primi piatti.
Da provare anche la salsiccia di polpo, accompagnata da una coloratissima sgagliozza ai tre mais. Per gli amanti della brace, impeccabile il filetto con salsa di ostriche. Infine, il Fruttorto è il divertente dessert, privo di zuccheri aggiunti, in cui ortaggi e frutti, declinati in consistenze e temperature insolite, sono in grado di confondere anche i degustatori più esperti.