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La storia del ciambellone: un dolce tanto buono quanto iconico

Un viaggio dalle Marche agli Stati Uniti per ricostruire la nascita del ciambellone e l’evoluzione del suo iconico “buco”.

Il ciambellone è uno dei dolci più famosi e cucinati al mondo tant’è che è associato alle tradizioni gastronomiche di tutto l’Occidente ma noi non ci stiamo: giù le mani dal ciambellone, è roba nostra. Il dolce da credenza per eccellenza ha radici italiane e nasce nelle Marche. La sua storia, intrecciata a quella delle migrazioni e alle reinterpretazioni americane, ha contribuito a generare equivoci che spesso attribuiscono agli Stati Uniti l’invenzione di un dolce in realtà legato alla cultura contadina del Centro Italia.

Nel corso del Novecento, la ricetta ha attraversato confini geografici e culturali fino a diventare un simbolo della cucina domestica. La diffusione internazionale delle ciambelle fritte, spinte dal cinema e dalle catene commerciali americane, ha alimentato la percezione di una paternità statunitense. Tuttavia, la forma e il nome del ciambellone appartengono a un patrimonio gastronomico italiano consolidato ben prima dell’affermazione dei donuts.

Le origini marchigiane e la diffusione nel resto d’Italia

Il ciambellone compare nella tradizione rurale italiana come dolce legato alle occasioni comunitarie. È documentato fin dal Medioevo come preparazione semplice, preparata nelle case durante i pranzi domenicali, le feste agricole e i momenti di ritrovo familiare. In molte zone aveva anche una funzione rituale: veniva servito nei banchetti collegati alla vendemmia e, in alcuni casi, utilizzato come torta celebrativa farcita dopo la cottura.

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La ricetta si è diffusa rapidamente oltre i confini marchigiani grazie alla facilità di preparazione e reperibilità degli ingredienti. Ogni regione ha introdotto varianti specifiche, contribuendo a una evoluzione che rende difficile attribuire il dolce a un singolo inventore. L’assenza di una codificazione ufficiale ha infatti favorito una trasmissione orale che ha consolidato il ciambellone come preparazione domestica per eccellenza.

L’arrivo negli Stati Uniti e la confusione con i donuts

Il legame tra ciambellone italiano e ciambelle americane è principalmente linguistico. I donuts, universalmente riconoscibili per la loro iconografia resa popolare da film e serie televisive, appartengono a una tradizione dolciaria diversa. Le ciambelle fritte sono presenti in numerose culture antiche, dagli Egizi ai Romani fino alle popolazioni native del Nord America. In questo senso, il donut è più vicino alle graffe napoletane che non al ciambellone marchigiano.

La presenza dei ciambelloni negli Stati Uniti è però attestata nelle pratiche domestiche delle famiglie italo-americane, soprattutto dagli anni Cinquanta. In molte case la ricetta è stata conservata come elemento identitario, contribuendo alla diffusione di un’immagine “americana” del dolce che ha finito per sovrapporsi alle sue origini italiane.

Perché il ciambellone ha il buco? Tra ipotesi e racconti popolari

Una delle caratteristiche più riconoscibili del ciambellone è il buco centrale, comune anche alle ciambelle fritte. Le motivazioni della sua presenza non sono documentate con certezza e le ipotesi storiche si mescolano frequentemente a elementi leggendari.

Due racconti statunitensi sono tra le versioni più citate. Il primo attribuisce l’invenzione del buco a Hanson Crockett Gregory, marinaio del Massachusetts, che nel 1916 avrebbe perforato l’impasto per evitare che la parte centrale rimanesse cruda durante la cottura. La seconda ipotesi riguarda una narrazione legata alla tribù dei Wampanoag, secondo la quale una freccia avrebbe accidentalmente trafitto una frittella durante uno scontro con i coloni, fornendo l’ispirazione per la forma ad anello.

Queste storie non hanno conferme storiche ma riflettono il tentativo di dare una spiegazione narrativa a una forma che, più probabilmente, rispondeva a esigenze pratiche di cottura uniforme sia nel caso di impasti fritti sia nel caso di impasti da forno.

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