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Tutte le tipologie di pane sardo, una varietà incredibile

Come leggere la Sardegna attraverso le sue sfoglie, dai pani dei pastori alle nuove panetterie artigiane.

Se volete davvero capire la Sardegna, non partite dal mare. Partite dal pane. Perché poche culture alimentari in Europa hanno costruito un rapporto così profondo, strutturale e identitario con un alimento apparentemente semplice. In Sardegna il pane è stato strumento di sopravvivenza, unità di misura del tempo, tecnologia alimentare ante litteram, simbolo sociale e persino linguaggio rituale. Molto prima che diventasse un prodotto da scaffale gourmet, il pane sardo era una soluzione logistica a un problema concreto: come nutrirsi per settimane lontano da casa, senza frigorifero, senza strade, senza possibilità di rifornimento.

La civiltà agropastorale dell’isola ha trasformato la panificazione in una scienza empirica. Ogni gesto era codificato, ogni forma rispondeva a una funzione precisa. La Sardegna, più che produrre tipi di pane, ha sviluppato una vera grammatica del pane, con declinazioni territoriali, stagionali e sociali.

Dentro questa grammatica, i pani piatti occupano un posto centrale, il cuore tecnologico della panificazione isolana. Carasau, guttiau, pistoccu, frattau, lentu, spianata, zichi, cicci: non sono varianti decorative, sono soluzioni evolutive. Ogni spessore, ogni grado di cottura, ogni nome racconta una risposta concreta a un’esigenza di conservazione, trasporto, condivisione.

Differenze tra pane carasau e pane guttiau

Carasau e guttiau vengono spesso confusi, soprattutto fuori dalla Sardegna, ma in realtà rappresentano due momenti diversi della stessa storia. Il pane carasau è la matrice, il codice sorgente. Il guttiau è una sua interpretazione gastronomica, nata dopo.

Il carasau nasce come pane funzionale. Tipico della Barbagia, dove la transumanza imponeva settimane di permanenza lontano dai villaggi, doveva essere leggero, resistente, non deperibile. La soluzione è una doppia cottura che trasforma l’impasto in una sfoglia sottilissima, croccante, priva di umidità. Non è un caso che venga chiamato carta da musica: è più vicino a un supporto che a un alimento nel senso moderno del termine. Si conserva mesi, si spezza con le mani, si mangia secco, si reidrata, si cuoce di nuovo, si trasforma in piatto.

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Il guttiau arriva dopo, ed è già un segno di abbondanza. È il carasau che smette di essere solo pane da sopravvivenza e diventa pane da piacere. Viene condito con olio extravergine di oliva e sale prima della seconda tostatura. È il pane delle feste, delle occasioni, dei momenti in cui il cibo non è più soltanto nutrimento ma linguaggio sociale. L’impasto è identico, carasau e guittau sono lo stesso pane dunque ma il carasau è sottile e croccante, mentre il guttiau si ottiene bagnando le sfoglie di carasau con olio extravergine d’oliva e sale, e riscaldandole leggermente, rendendolo più saporito e gustoso, perfetto per aperitivi e spuntini.

Le principali tipologie di pane sardo

La Sardegna è una terra ricca di sfaccettature, con tante unicità. Un’isola incredibile, spesso sottovalutata, soprattutto a livello gastronomico. Anche solo il pane è invece un reminder di quanto sbagliamo a non prendere abbastanza sul serio questa terra perché sono molto poche le regioni che possono fregiarsi di così tante varietà di pane, tutte squisite.

Il pane carasau

È probabilmente il più conosciuto, ma non è affatto l’unico. È il prodotto simbolo della Sardegna interna ed è uno dei pani più antichi del Mediterraneo ancora in uso. La sua lavorazione è un piccolo capolavoro di ingegneria alimentare. L’impasto lievitato viene steso in dischi, cotto rapidamente in forno molto caldo fino a gonfiarsi come un pallone, poi tagliato in due e rimesso in forno per la “carasadura”, la seconda cottura che lo asciuga completamente. Il risultato è una sfoglia di circa un millimetro, friabile, leggera, capace di durare mesi senza alterarsi. Nasce per i pastori, ma oggi è diventato un prodotto identitario esportato in tutto il mondo.

Il pane guttiau

Come detto, è una variante del carasau. Non una tipologia autonoma, ma una trasformazione. Nasce quando il pane lentu, cioè il pane dopo la prima cottura, viene condito con olio e sale e poi tostato di nuovo. Tradizionalmente veniva scaldato sulle braci del camino per recuperare croccantezza e arricchito con ciò che in passato era un bene prezioso: l’olio.

Il pane pistoccu

Tipico dell’Ogliastra e si distingue dal carasau per lo spessore maggiore, circa tre o quattro millimetri. È sempre un pane a doppia cottura, ma più “materico”, meno fragile. Proprio per questo viene spesso consumato bagnato, reidratato, quasi come una base neutra su cui costruire il pasto. È il pane delle zone montane orientali, dove la conservazione era importante ma anche la capacità di trasformare il pane in piatto caldo.

Il pane frattau

Non è tecnicamente un tipo di pane, ma è uno dei modi più famosi di usare il carasau. È un piatto povero della tradizione pastorale: strati di pane carasau ammollato, salsa di pomodoro, pecorino e uovo. Nasce dal riuso delle briciole, dalla logica del non sprecare nulla. È l’esempio perfetto di come in Sardegna il pane non sia mai solo pane, ma struttura portante della cucina.

Il pane lentu

Chiamato anche modde o fino, è il carasau prima della seconda cottura. È morbido, elastico, deperibile. Veniva consumato subito, come una sorta di piadina o pita, farcito o usato come base per preparazioni al forno. È la versione fresca di un pane che conosciamo soprattutto nella sua forma secca.

La spianata

Originaria della zona di Ozieri, è un pane piatto lievitato che durante la cottura si gonfia creando una tasca centrale. È più simile alla pita o al pane arabo che al carasau. Ha poca mollica, una struttura elastica, ed è pensata per essere farcita. È una testimonianza diretta dei legami antichi tra la Sardegna e il mondo mediterraneo orientale.

Gli zichi

Tipici del Logudoro e del Mejlogu, sono grandi pani circolari, sottili, venduti gonfi come cuscini. Possono essere consumati morbidi o secchi e spezzettati. Tradizionalmente venivano usati anche come sostituto della pasta nei primi piatti, dimostrando ancora una volta come il pane in Sardegna non sia mai stato solo contorno.

I cicci

Chiamati anche pane di Desulo, sono sfoglie più piccole, dorate, di circa un centimetro di spessore. Appartengono alla stessa famiglia dei pani piatti ma con una struttura leggermente più consistente, pensata per il consumo quotidiano.

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Foto cover di Italia.it

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