La pizza dolce di Beridde, nota anche come pizza ebraica, è un dolce tradizionale della cucina ebraico-romanesca, tipico della comunità ebraica di Roma e legato in modo specifico alla celebrazione della circoncisione rituale dei neonati maschi, la Brit Milah. Si tratta di una preparazione non lievitata, priva di uova e di burro, composta da un impasto compatto a base di farina, zucchero, olio d’oliva, vino bianco, frutta secca, uvetta e canditi, cotto ad alta temperatura e tagliato tradizionalmente in losanghe o rettangoli.
Appartiene alla categoria dei dolci da forno secchi ma con interno morbido, caratterizzati da una struttura compatta e da una doppia consistenza: superficie croccante e interno umido. Non è un dolce da colazione né da fine pasto in senso moderno, ma un prodotto cerimoniale, concepito per essere distribuito e consumato in un contesto rituale.
Il significato del nome
Il termine “pizza” va inteso nella sua accezione medievale, come focaccia o impasto schiacciato cotto in forno, e non nel senso contemporaneo. In latino medievale il termine piza indicava genericamente preparazioni schiacciate, sia dolci sia salate, ed è attestato già nel X secolo in documenti dell’Italia meridionale.

La parola “Beridde” deriva invece dalla forma giudaico-romanesca di Brit Milah, che in ebraico significa letteralmente “patto del taglio” e indica il rito della circoncisione. Il nome del dolce è quindi direttamente collegato alla funzione sociale e religiosa della preparazione: non è una denominazione simbolica, ma descrittiva. Viene preparata tradizionalmente in occasione di questa festività e distribuita agli invitati all’interno di un sacchetto chiamato kavodde, termine ebraico che significa “onore”. Il gesto della distribuzione rappresenta il ringraziamento della famiglia e la condivisione della gioia per l’ingresso del bambino nella comunità.
Questo elemento rituale spiega anche perché la pizza di Beridde sia rimasta fortemente localizzata. A differenza di altri dolci ebraici come la challah, la babka o le sufganiot, non ha mai avuto una vera diffusione internazionale, ed è quasi esclusiva della comunità ebraica romana.
La storia della pizza dolce di Beridde
Le origini precise della pizza di Beridde non sono documentate, ma la maggior parte degli studiosi colloca la sua nascita tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, in seguito all’arrivo a Roma di comunità ebraiche espulse dalla Spagna nel 1492 e dalla Sicilia nel 1493. Entrambi i territori erano fortemente influenzati dalla cultura gastronomica araba, caratterizzata dall’uso sistematico di frutta secca, uvetta, miele, zucchero e canditi.
La composizione della pizza di Beridde riflette chiaramente questa matrice mediterranea e mediorientale. Mandorle, pinoli, uva sultanina e agrumi canditi sono ingredienti tipici della pasticceria sefardita e della tradizione dolciaria islamica. A Roma questi elementi si sono integrati con prodotti locali come l’olio d’oliva e il vino bianco, dando origine a una preparazione autonoma e stabile nel tempo.
Che sapore ha la pizza ebraica
Dal punto di vista tecnico, la pizza di Beridde è un dolce a bassa idratazione, privo di agenti lievitanti. L’assenza di uova e burro la rende più simile a un impasto da pane dolce che a una torta. L’olio d’oliva svolge la funzione lipidica principale, mentre il vino contribuisce sia all’aroma sia alla struttura dell’impasto.
La cottura è l’elemento chiave della ricetta. Il forno deve essere molto caldo, generalmente oltre i 200 gradi, e il tempo relativamente breve. L’obiettivo non è asciugare completamente il prodotto, ma creare una superficie croccante mantenendo l’interno morbido. Una cottura eccessiva produce un dolce secco e duro; una cottura insufficiente compromette la tenuta strutturale.
Il gusto della pizza di Beridde è dolce ma non stucchevole. La presenza della frutta secca, dell’olio e di una leggera componente salina crea un profilo aromatico complesso, con un finale lievemente sapido che bilancia la dolcezza dei canditi e dell’uvetta.