Gli struffoli sono un dolce natalizio tradizionale composto da piccole palline di pasta fritta, legate dal miele e decorate con confettini e frutta candita. Simbolo identitario della cucina napoletana, affondano le loro radici in una storia millenaria che intreccia Mediterraneo, ritualità domestica e memoria collettiva.
La vera origine degli struffoli
Quando si parla di Natale a Napoli, gli struffoli non sono semplicemente un dolce: sono un gesto, un rito condiviso, una costruzione corale che prende forma attorno a un tavolo: in pratica sono una delle motivazioni della cucina italiana Unesco. Si presentano come una montagnetta di minuscole sfere dorate, fritte e poi avvolte in un abbraccio di miele caldo, decorate con zuccherini colorati e canditi. Eppure, dietro questa apparente semplicità si cela una storia lunga secoli, stratificata come le culture che hanno attraversato il Mediterraneo.

Gli struffoli, nella loro forma attuale, sono un dolce identitario della tradizione partenopea, ma le loro origini precedono di molto la Napoli che conosciamo. Per comprenderne davvero la storia, occorre tornare indietro nel tempo, quando la città si chiamava Partenope e faceva parte di quel mondo greco che ha profondamente segnato il Sud Italia. L’etimologia stessa del termine “struffoli” rimanda al greco antico strongýlos, che significa “rotondo”, un riferimento diretto alla forma delle palline che compongono il dolce.
Non si tratta di una semplice suggestione linguistica. In Grecia, ancora oggi, esistono preparazioni molto simili, come i loukoumades: palline di pasta fritta immerse nel miele, spesso arricchite con spezie o frutta secca. È probabile che una versione arcaica di questo dolce sia arrivata sulle coste campane attraverso i traffici commerciali e culturali della Magna Grecia, adattandosi nel tempo agli ingredienti e ai gusti locali.
Nel corso dei secoli, la ricetta si è trasformata e consolidata soprattutto grazie alla mediazione dei conventi. Come accade per molta pasticceria tradizionale italiana, anche gli struffoli trovano nei monasteri un luogo di conservazione e rielaborazione. Le suore li preparavano in occasione delle festività per donarli alle famiglie nobili e ai benefattori, inserendoli in quel filone di dolci sontuosi che facevano largo uso di miele, zucchero, spezie e agrumi, ingredienti allora preziosi e simbolicamente carichi.
Un altro passaggio fondamentale nella storia degli struffoli coincide con la dominazione spagnola del Regno di Napoli tra il XVI e il XVIII secolo. In questo periodo, la cucina partenopea si arricchisce di nuove influenze iberiche, e alcuni studiosi ipotizzano una parentela con il piñonate, un dolce spagnolo a base di pasta fritta e miele, sebbene dalla forma più allungata. È proprio a Napoli, però, che la preparazione assume la sua fisionomia definitiva: palline piccole, fritte rapidamente, poi assemblate in una struttura compatta.
La compattezza non è solo una scelta tecnica o estetica. Nella tradizione popolare, gli struffoli sono carichi di simbolismi. Il miele che li tiene insieme diventa metafora della coesione familiare: più le palline sono unite, più la famiglia è salda. Anche la decorazione non è mai casuale. I confettini colorati, detti diavulilli, insieme ai canditi di arancia, cedro e ciliegia, richiamano prosperità, abbondanza e buon auspicio. Il colore, in un contesto invernale e rituale come quello natalizio, è una dichiarazione di vitalità e speranza.
Nel tempo, la ricetta degli struffoli si è adattata ai cambiamenti delle abitudini alimentari. Accanto alla versione fritta tradizionale, oggi compaiono varianti al forno o in friggitrice ad aria, così come interpretazioni al cioccolato. Tuttavia, il cuore del dolce resta invariato: la preparazione condivisa, spesso tramandata oralmente, che coinvolge più generazioni e scandisce il tempo dell’attesa natalizia.
La forza degli struffoli si misura anche nella loro capacità di dialogare con altre tradizioni regionali. Preparazioni simili si ritrovano in gran parte del Centro e Sud Italia, segno di una matrice comune mediterranea. In Sicilia e Calabria, la pignolata propone lo stesso impianto fritto, declinato talvolta con glasse al limone o al cioccolato. In Calabria e Basilicata, la cicerata assume forme circolari che richiamano i ceci, mentre in Abruzzo, Molise e Marche la cicerchiata compare nelle feste di Carnevale.
In Puglia, soprattutto nel Salento e a Taranto, si incontrano i purceddhuzzi e le sannacchiudere, aromatizzati con agrumi e cannella. Persino in Sardegna, sull’isola di San Pietro, i giggeri raccontano una storia affine, pur sostituendo il miele con lo zucchero caramellato. Tutte queste varianti testimoniano come una stessa idea gastronomica abbia viaggiato, mutato forma e significato, senza mai perdere il suo legame con la festa e la condivisione.

Gli struffoli, dunque, non sono soltanto un dolce natalizio. Sono una narrazione della storia di Napoli e del Mediterraneo ma commestibile, un esempio di come il cibo possa diventare archivio culturale. Prepararli e servirli significa rinnovare un patto con il passato, trasformando ingredienti semplici in un linguaggio capace di attraversare i secoli. In questo senso, ogni montagnola di struffoli è molto più di un dessert: è una forma di memoria collettiva che continua a vivere, anno dopo anno, sulle tavole delle feste.
Dove acquistare gli struffoli a Napoli: le migliori pasticcerie
Sperando che vi sia venuta fame e tanta voglia di assaggiarli, vediamo dove possiamo comprare i migliori struffoli di Napoli. Partendo dal centro città passiamo sicuramente da Vincenzo Bellavia, Carraturo, Casa Infante, Capparelli, Scaturchio e Salvatore Varriale. Li mettiamo tutti insieme perché sono molto simili tra loro queste versioni: estremamente tradizionali e in piena rotta turistica. Ricette classiche, ben eseguite, ideali per assaggiare degli struffoli “da nonna”, da nonna che sa cucinare bene però. Si tratta di struffoli croccanti, dolci al punto giusto, ricchi di miele di qualità. Ognuno di loro fa ottime versioni anche al forno se volete stare attenti alla linea ma, almeno per chi scrive, la differenza dal punto di visto gustativo è così netta in favore degli struffoli fritti che vi sconsigliamo di cedere ai sensi di colpa.
Se invece volete spostarvi ci sono altre ottime pasticcerie in provincia che fanno dei grandi struffoli come Celestina a Pollena Trocchia (sono i suoi gli struffoli in copertina), Sabatino Sirica a San Giorgio a Cremano, Gabbiano e De Vivo a Pompei: anche qui troviamo grandi versione classiche eseguite alla perfezione. Fuori provincia segnaliamo invece due indirizzi imprescindibili per gli amanti dei dolci, entrambi in Costiera Amalfitana: Sal De Riso a Minori e Pasticceria Pansa ad Amalfi. Il primo propone anche una versione di struffoli al cacao assolutamente goduriosa.