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In Turchia c’è una strada del vino che passa per l’antica Troia

Centocinquanta chilometri tra Dardanelli, vigneti autoctoni, siti archeologici e cantine collegano Chersoneso Tracico all’isola di Bozcaada.

In Turchia si può seguire una strada del vino che attraversa i luoghi legati al mito di Troia. La Troia Wine Route percorre circa 150 chilometri nella provincia di Çanakkale, parte dalla penisola di Gallipoli, attraversa Eceabat e l’area archeologica di Troia e arriva fino a Bozcaada, l’antica Tenedo. L’obiettivo è mettere insieme cantine, vitigni locali, archeologia e ospitalità in un itinerario pensato per essere percorso in più giorni.

Il progetto è stato inaugurato nella primavera del 2026 e coinvolge cinque realtà vinicole: Asmadan, Çamlıbağ, Etruscan, Talay e Yükseltan. A queste si affiancano strutture ricettive e gastronomiche, in una zona che fino a oggi è stata conosciuta all’estero soprattutto per il patrimonio archeologico e per il richiamo dell’Iliade.

Da Gallipoli a Bozcaada passando per Troia

La rotta segue entrambe le sponde dei Dardanelli e attraversa alcuni dei luoghi storicamente più importanti della Troade. Da Gallipoli si scende verso Eceabat, quindi verso l’antica città di Troia e il suo museo, per proseguire lungo la costa fino a Bozcaada.

L’idea è superare il modello della semplice visita in cantina e costruire un soggiorno di due o tre giorni nel quale il vino diventa uno dei modi per leggere il territorio. Il progetto punta anche sulla destagionalizzazione, collegando le aziende a ristorazione, ospitalità, degustazioni ed eventi durante l’anno.

La viticoltura, del resto, non è un elemento di novità della zona. A Bozcaada occupa ancora una parte consistente del territorio agricolo e continua a essere basata anche su varietà locali che altrove sono poco diffuse.

Le uve di Bozcaada

Una delle più riconoscibili è la Bozcaada Çavuşu, uva bianca dagli acini grandi e dalla buccia sottile che nel 2020 ha ottenuto in Turchia il riconoscimento di indicazione geografica. È tradizionalmente utilizzata soprattutto come uva da tavola, ma viene impiegata anche per la vinificazione.

Accanto al Çavuşu si trova il Vasilaki, altra varietà bianca storicamente coltivata sull’isola. Sul fronte delle uve rosse sono invece centrali Kuntra, conosciuto anche come Karasakız, e Karalahna.

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Il Kuntra tende a dare vini più agili e poco tannici, mentre il Karalahna, dalla buccia scura e spessa, viene utilizzato per vini generalmente più strutturati e colorati. Sono proprio queste varietà a rappresentare uno dei punti principali della Troia Wine Route: non soltanto vendere degustazioni, ma conservare e rendere riconoscibile un patrimonio ampelografico legato all’Egeo settentrionale.

Il vino c’era già nell’Iliade

Il collegamento con Troia permette inevitabilmente di tornare anche a Omero. Nell’Iliade il vino compare più volte come alimento, offerta rituale e parte della vita quotidiana. Nel sesto libro Ecuba propone del vino a Ettore prima che torni sul campo di battaglia, uno dei numerosi passaggi che mostrano quanto la bevanda fosse inserita nella cultura raccontata dal poema.

La rotta utilizza proprio questa continuità tra mito, archeologia e produzione come elemento attrattivo: prova a raccontare un territorio in cui la coltivazione della vite continua a far parte del paesaggio da oltre 2000 anni.

La Troia Wine Route prova così a spostare l’attenzione dalla sola immagine del cavallo di legno a un territorio che comprende vigneti, isole e produzioni locali. Per chi viaggia per il vino, Troia diventa quindi non soltanto una tappa archeologica, ma il centro di un itinerario enoturistico nell’Egeo settentrionale.

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