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Più calorie, meno nutrienti: come la CO₂ sta cambiando il cibo

Effetti ambientali, qualità agricola e conseguenze sulla dieta globale.

L’aumento dell’anidride carbonica atmosferica sta rendendo molte colture più produttive dal punto di vista calorico ma progressivamente meno ricche di nutrienti essenziali, con possibili effetti sulla salute umana e sulla sicurezza alimentare globale.

Secondo una recente meta-analisi condotta da ricercatori dell’Università di Leida, nei Paesi Bassi, l’incremento della concentrazione di CO₂ nell’atmosfera modifica in modo significativo la composizione nutrizionale degli alimenti di origine vegetale. L’effetto osservato non si limita a una semplice diluizione dei nutrienti dovuta all’aumento delle rese, ma comporta cambiamenti più profondi nella presenza di minerali e proteine, con una tendenza generale alla riduzione degli elementi essenziali e all’aumento del contenuto calorico.

In che modo l’aumento di CO2 influisce sulla qualità del cibo

Lo studio ha confrontato quasi sessantamila misurazioni provenienti da ricerche precedenti, analizzando trentadue nutrienti in quarantatré colture diverse, tra cui riso, grano, patate e pomodori. Per rendere confrontabili dati raccolti in contesti e periodi differenti, i ricercatori hanno adottato una soglia di riferimento di 350 parti per milione di CO₂, valore spesso indicato come ultimo livello pre-industriale considerato stabile. Questo parametro è stato messo a confronto con una concentrazione di 550 parti per milione, ipotesi che alcuni scenari climatici collocano intorno alla metà del secolo.

I risultati indicano che, con l’aumento della CO₂, la maggior parte dei nutrienti tende a diminuire in modo sistematico, con una riduzione media stimata attorno al 3%. In alcuni casi, tuttavia, il calo risulta molto più marcato. Nei ceci, ad esempio, lo zinco potrebbe diminuire fino a oltre un terzo, mentre in colture fondamentali come riso e grano si osservano riduzioni rilevanti di proteine, ferro e zinco. Parallelamente, in alcune piante è stato registrato un aumento della concentrazione di piombo, elemento potenzialmente dannoso per la salute.

Secondo Sterre ter Haar, docente all’Università di Leida e tra le autrici dello studio, l’aspetto più sorprendente è l’ampiezza delle variazioni e la loro differenza da una coltura all’altra. I dati suggeriscono che l’effetto della CO₂ sulla qualità nutrizionale non sia uniforme e che richieda una riflessione più ampia su come vengono prodotti e selezionati gli alimenti. L’attuale concentrazione atmosferica, che ha già superato le 425 parti per milione, indica che questi cambiamenti sono in parte già in corso.

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Le implicazioni non riguardano solo la composizione chimica delle piante, ma anche la salute pubblica. I ricercatori parlano di un possibile aumento della cosiddetta “fame nascosta”, una condizione in cui l’apporto calorico è sufficiente ma mancano micronutrienti fondamentali per il corretto funzionamento dell’organismo. In questo scenario, una dieta apparentemente adeguata può non garantire i requisiti nutrizionali necessari, soprattutto nelle aree del mondo che dipendono fortemente da poche colture di base.

Il lavoro si inserisce in un filone di ricerca sempre più ampio sugli effetti del cambiamento climatico sull’agricoltura, che riguarda sia le coltivazioni in campo aperto sia quelle in ambienti controllati. Nei Paesi Bassi, uno dei principali esportatori agricoli globali, molte colture vengono prodotte in serre arricchite artificialmente di CO₂ per aumentare la resa. Questo contesto rende particolarmente rilevante comprendere come bilanciare produttività e qualità nutrizionale.

Altri studiosi hanno accolto lo studio come una base utile per sviluppi futuri. Secondo quanto raccontato al Guardian da Courtney Leisner, docente di Scienze vegetali al Virginia Tech, i risultati offrono indicazioni importanti per orientare programmi di miglioramento genetico delle colture, con l’obiettivo di preservarne il valore nutrizionale in condizioni ambientali mutate. Allo stesso tempo, ricercatori come Jan Verhagen dell’Università di Wageningen ricordano che fattori come fertilizzazione, pratiche agricole e gestione del suolo continuano a giocare un ruolo decisivo.

Gli autori sottolineano che la ricerca non intende creare allarmismi, ma contribuire a una maggiore consapevolezza. Comprendere come la CO₂ influenzi il contenuto nutrizionale degli alimenti è considerato un passaggio necessario per affrontare in modo informato le sfide future legate all’alimentazione, alla salute e alla sostenibilità dei sistemi agricoli.

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