La crosticina croccante, l’interno morbido e umido, l’aroma delle mandorle e la loro dolcezza che si bilancia con il gusto intenso del cioccolato: tra le tante cose belle e buone nate a Capri – dai ravioli di ricotta all’insalata più buona che ci sia – la torta caprese è probabilmente la più amata, ed entra a buon diritto tra i grandi classici del repertorio dolciario partenopeo.
Da qualche anno, è anche la protagonista assoluta (con la piccola deroga della variante al limone, ormai da tempo approvata anche dai più ortodossi, in omaggio a un prodotto fondamentale degli orti e di tanti piatti campani) di un progetto che unisce tradizione e spirito giovanile: Annuccia.
Lanciato ufficialmente dagli amici e soci Antonio Valentino e Vincenzo Castellone nel 2024, il brand propone squisite torte nel formato “da famiglia” – ma anche nella pratica versione monoporzione, ideale per gli eventi o per le forniture di ristoranti e pizzerie – nella variante tradizionale al cioccolato o in quella al limone: nel primo caso, gli ingredienti sono mandorle tritate (e non farina, il che fa la differenza sia nell’aroma che nella consistenza), cioccolato fondente, burro, uova e zucchero, mentre nel secondo entrano nella ricetta cioccolato bianco e limone.
La torta caprese, nata da un errore
Facciamo un passo indietro per ripercorrere brevemente le origini e la storia di questa specialità campana. Le ipotesi sono diverse e alcune sfociano nella leggenda: ad esempio, secondo qualcuno la torta nacque nel Settecento per esaudire un desiderio di Maria Carolina d’Asburgo-Lorena, andata in sposa a Ferdinando IV di Borbone. Infelice e malinconica, avrebbe chiesto ai cuochi di corte di prepararle la sua amata Sacher (che però fu creata solo nel 1832 dal pasticcere viennese Franz Sacher, dunque dopo la morte della regina: forse era qualcosa di simile?) di cui nessuno conosceva la ricetta. Dunque, i pasticceri improvvisarono sulla base della descrizione di Maria Carolina, e ne venne fuori una inattesa bontà.
Più verosimile ma non meno “avventurosa” l’ipotesi che sia invece nata proprio a Capri, in epoca più recente, per soddisfare in questo caso un desiderio di due malavitosi (forse addirittura scagnozzi del famigerato boss americano di origini italiane Al Capone che si trovavano a Napoli per “affari”) in gita sull’isola. In questo caso sarebbe stato il comprensibile nervosismo a far dimenticare al rinomato cuoco e pasticcere Carmine Di Fiore – cui viene attribuita la paternità della creazione – di aggiungere la farina alla preparazione.
In ogni caso, come è accaduto per molti capolavori culinari, ci potrebbe essere un errore o una mancanza alla base del successo di questo squisito dolce “naturalmente” privo di glutine, e dunque adatto anche a celiaci e intolleranti.
Annuccia, la caprese con la A

Ma torniamo alla storia di Antonio e Vincenzo: la loro ricetta ha infatti un’origine certa, quella della tradizione familiare del secondo, caprese doc. Ed è a onor del vero squisita: dal gusto intenso di cioccolato non sovrastato dall’aroma di mandorla, e dalla texture perfetta e quasi cremosa che attesta il giusto bilanciamento e la cottura perfetta sul filo del rasoio (ci vuole poco a farla seccare, o a lasciare l’interno crudo), non è per nulla stucchevole – come pure nella versione al limone. Un’abbondante spolverizzata di zucchero a velo lascia in evidenza una A al centro.
Tramandata dalle donne di famiglia a cominciare proprio da Annuccia, la sorella oggi ultranovantenne della nonna Gilda, fino alla mamma Rosaria, a un certo punto è stata fatta propria dal giovane studente, che da sempre assisteva alla rituale preparazione casalinga soprattutto durante le feste, per farne dono a parenti e vicini.
Rientrato dall’esperienza all’estero per l’Erasmus nel corso degli studi universitari in Ingegneria Edile-Architettura, a Natale 2022 decide di mettere le mani in pasta e aiutare attivamente la signora Rosaria per farla assaggiare anche ai suoi amici. Tra di loro c’è anche Antonio, con cui si conoscono fin da ragazzini (sono entrambi classe 2001) e che è invece laureato in Economia e vive a Napoli. Tutti restano conquistati dalla bontà, e Vincenzo inizia a pensare che possa diventare un business.
Dal laboratorio ai social, storia di un successo

All’inizio Antonio rimane scettico, ma Vincenzo lo convince a mettere a frutto le sue conoscenze per un serio studio di mercato e decidono di dare il via insieme alla loro avventura imprenditoriale all’insegna del dolce, finanziando l’investimento con le loro borse di studio. Pieni di entusiasmo, non si scoraggiano nemmeno quando chi doveva dargli in affitto il primo laboratorio li liquida schernendoli, e invitandoli ad “andare a fare le vacanze a Ibiza” come tutti i ragazzi della loro età, invece di pensare agli affari.
Così iniziano a sfornare le loro torte – prima solo al cioccolato e da un chilo, poi anche al limone e in monoporzione da 100 grammi, con il packaging curato che riprende i colori del Napoli e del mare del Golfo – in un laboratorio centralissimo ma piccolo. Il successo arriva presto, grazie alla ricetta collaudata, alla loro intraprendenza e alla grande comunicativa che è evidente tanto dal vivo quanto sui canali social.
Dall’estate 2025 si spostano in uno spazio più grande ad Arco Felice, verso Pozzuoli, dove è possibile andare a ritirare le torte ordinate tramite messaggio (ma è in arrivo anche un sito) e dove staziona il furgone per le consegne ai ristoranti. In alternativa, ci sono pop-up tra Napoli e provincia, eventi che li hanno portati in qualche occasione anche a Roma come il recente Eataly Fest, e collaborazioni con locali molto noti della Campania. In attesa che abbiano un negozio tutto loro, e si possano organizzare per spedizioni anche fuori dai confini cittadini, mantenendo intatta la bontà della Caprese di Annuccia.