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Che ci fa una pizzeria di Milano negli spot del Super Bowl? Ce lo racconta Francesco Capece di Confine

Stanley Tucci ha raccontato a 134 milioni di telespettatori com'è la pizza in doppia cottura all'intervallo della finale NFL.

Il Super Bowl è famoso per la partita, per l’half time show (quest’anno di Bad Bunny) e per gli spot. Questa notte è successa una cosa incredibile però: un ragazzo di San Cipriano Picentino, un paesino minuscolo della provincia di Salerno, si è ritrovato protagonista del più grande palcoscenico mediatico del pianeta. Parliamo di Francesco Capece e della sua Confine (sua e di Mario Ventura), la pizzeria più in voga di Milano: Stanley Tucci ha raccontato per ben 50 secondi il concetto di questo locale. «È una cosa fuori da ogni logica, una certificazione di un lavoro durato anni: non abbiamo pagato nulla e Confine è andato in scena davanti a 134 milioni di telespettatori americani. Il “confine” è stato superato, come dice Tucci alla fine dello spot» ci racconta un emozionatissimo Francesco Capece, Best Pizza Chef Under 35 nel 2023 per noi. Ma com’è andata tutta la cosa? Com’è stato possibile che un ragazzo dell’appennino campano si sia ritrovato in mezzo a Pepsi, Apple e la NBC?

Stanley Tucci a Milano per le Olimpiadi

Il grande attore americano non era in patria, era nella sua casa adottiva, l’Italia, perché è l’inviato per le Olimpiadi per NBC Sports. Oltre a raccontare cosa succede a Milano-Cortina 2026 non perde occasione per parlare di ristoranti e della cultura del cibo che abbiamo in Italia. Lo speciale su Milano è andato in onda subito dopo la partita vinta dai Seattle Seahawks contro i New England Patriots e al centro di questo speciale c’è la pizza di Confine.

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Un’immagine dello spot

Lo spot si chiede cosa ci sia di diverso nella creazione di Capece rispetto alle altre pizzerie della città «E io volevo fare una cosa d’impatto ma che venisse capita — ci dice Francesco Capece — così ho proposto agnello e friarielli per mostrare l’attitudine che abbiamo nella selezione della materia prima, nella lavorazione degli animali come si fa nei ristoranti, nella modalità del servizio del degustazione ma loro volevano qualcosa di ancora più semplice. Considera che tutte le riprese sono durate sì e no 20 minuti, così abbiamo optato per la doppia cottura: una pizza tradizionale ma con una diversa visione, un diverso approccio. Volevo colpirlo con qualcosa di differente e ci siamo riusciti: non si vede nello spot ma al primo morso ha fatto un sorrisone ed è rimasto scioccato». Il pizzaiolo salernitano dice che la doppia cottura per i grandi mangiatori di pizza ormai è qualcosa di semplice e immediato («Non ci impressiona più») ma per chi la assaggia la prima volta è tutto diverso ed è vero, basta dare uno sguardo alle facce dei clienti della pizzeria.

Ma come ci è arrivato Stanley Tucci da Confine per girare uno spot per il Super Bowl? Qui la storia è divertente perché «In realtà quando ho letto la mail non ci credevo, ero sicuro fosse uno scherzo e non risposi nemmeno, così mi scrissero nuovamente. Sono andato a controllare perché era una cosa troppo grossa. Era la troupe italiana di Tucci. Li ho chiamati e loro il giorno dopo si sono presentati, è stato tutto veloce, inaspettato: durante le riprese ci sono dei momenti in cui non parlo, in cui non riesco a esprimermi bene per l’emozione, non stavo capendo nulla» ammette ancora emozionato e un po’ stordito Francesco. La scelta di Confine è dovuta «al posizionamento Seo, alla rassegna stampa che c’è su Confine spinta dai tanti giornalisti che ci hanno aiutato in questi anni, dalla potenza mediatica di 50 Top Pizza, la classifica di Pignataro, Sapere e Guerra, che ci ci dà una grossa mano con gli stranieri e infine grazie ai colleghi. Il valore aggiunto di Milano e della comunicazione che abbiamo fatto in questi anni è il networking: la troupe ha visto i tanti articoli e ha chiesto nelle ore successive referenze ad altri pizzaioli e ristoratori della città che hanno confermato tutte le belle parole scritte in questi anni su di noi, confermando le referenze trovate sul web e così la NBC si è convinta della bontà della scelta».

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La pizza assaggiata

Stanley Tucci è protagonista, sceneggiatore e regista dello spot, doveva pranzare da Confine con la troupe e poi girare la pubblicità «Ma si è rivelato una persona dall’umiltà unica, sembrava uno di noi. In pochi minuti ha organizzato tutto, ha girato, ha assaggiato. Pensa che nello script ci doveva essere movimento mentre lui parlava e così mi sono semplicemente messo a fare un’altra pizza, era una salsiccia e friarielli, così da offrire uno sfondo. Lui nota la cosa e mentre parla dice “nono buttala dentro al forno che poi la dobbiamo assaggiare”, in maniera molto spontanea e naturale, per pura e semplice curiosità».

Che succede a una pizzeria dopo uno spot che vale milioni?

La portata della cosa ha un incalcolabile valore economico. Circa 30 secondi di spot costano circa 10 milioni di dollari durante il Super Bowl ma le cifre variano parecchio. Questa notte lo spot dei Pokemon è costato ben 30 milioni, un budget superiore all’intero sviluppo di alcuni giochi dedicati al franchise giapponese. Questo significa che 50 secondi di un personaggio amatissimo su un broadcast multimiliardario sono davvero impareggiabili e Capece questo concetto ce l’ha ben chiaro in mente: «Per tutta la pubblicità parla di Confine, io ho la maglia addosso con il nome. Tutto ciò non è acquistabile per le aziende normali soprattutto perché si vede che è solo frutto del lavoro e che noi siamo solo quelli raccontati, non partecipiamo economicamente alla cosa. Un’iterazione pura, semplice, naturale e organica».

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Francesco Capece e Mario Ventura

È anche un obiettivo raggiunto questo per Capece, Ventura e la loro squadra (in cui teniamo a citare Daniele Capece, fratellino di Francesco, autentico enfant prodige della pizza): quello di un ristorante in cui la pizza venisse letta con una modalità di fruizione diversa pur restando una pizzeria. A questo c’erano già arrivati ma ora chissà cosa succederà a una pizzeria in cui è già difficile trovare posto, soprattutto durante le Olimpiadi, «potrebbe essere una bomba ma non sappiamo ancora nulla» ammette Francesco.

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Eppure le cose non sono sempre andate così: «Abbiamo avuto l’opportunità ma soprattutto il coraggio e la caparbietà di rischiare tutto quando potevamo restare a casa nostra senza fare nulla, con le nostre famiglie. E Mario ancora più di me ha rischiato. Stiamo al locale dalla mattina alla sera, facciamo tanti sacrifici così come li fanno tutti perché non sono il tipo che dice di lavorare più di tutti. Ci sono tante persone e tanti colleghi che lavorano anche più di me, ma il punto è che cosa sei disposto a dare della tua vita per raggiungere un risultato? Cosa sei disposto a sacrificare? Fin dove vuoi spingerti? Sono consapevole di meritare certi risultati, pur con tutta l’umiltà del mondo, però di sacrifici ce ne sono stati e stiamo raggiungendo gli obiettivi prefissati. Il primo anno di Confine è stato uno dei più belli e al contempo uno dei più brutti della mia vita. Bello perché per gli operatori del settore siamo stati fin da subito accolti benissimo ma brutto perché i primi 7 o 8 mesi il locale era vuoto ed era deprimente, con delle spese ingenti da sostenere» continua Francesco Capece.

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Il giovane pizzaiolo è consapevole «che questo spot ci può portare sulla bocca di tutto il mondo. Non avrà la risonanza di Franco Pepe su Netflix ma raggiungere un risultato del genere, essere presenti in un video così, non me lo sarei comunque mai aspettato nella vita. La cosa più bella di questo spot è far capire che la pizza e che la pizzeria stanno cambiando e che Confine è tra i capofila di questo movimento iniziato da Franco Pepe, Francesco Martucci e da altri grandi personaggi dell’arte bianca italiana, dai grandi maestri. Noi ci stiamo accodando e stiamo portando la nostra visione. Non solo i pizzaioli però, ci tengo a dirlo: un movimento che sta cambiando anche grazie alla stampa, ai clienti, alle classifiche. L’influenza che ha 50 Top Pizza ad esempio è impressionante per noi: facciamo numeri allucinanti quando esce la classifica a settembre e di questo gliene dobbiamo dare atto, vista anche la clientela internazionale che abbiamo. Parliamo di un +35-40% nei mesi successivi alla proclamazione».

Un movimento a tutto tondo per Francesco Capece che conclude con una riflessione personale: «Sono rimasto la persona che ero giù perché sono arrivato a certi risultati mostrando ciò che sono, quindi devo continuare così, senza ostentare, senza far vedere chissà che cosa, ma solo lavorando. Sto migliorando in tanti aspetti del lavoro, sto crescendo, ma ancora oggi ho difficoltà a esprimere certe cose perché dopo stanotte sono ancora emozionato, perché questa è una situazione incredibile e perché certe cose non le so spiegare». E non è un caso se chi conosce Francesco da prima dell’approdo a Milano stia gioendo con lui per questo incredibile regalo USA arrivato nella notte italiana, non potendo far altro che confermare queste parole: Confine ha superato se stessa, è sulla bocca di tutti e questa bomba esploderà ancor di più dopo il Super Bowl, ma Capece resta quel ragazzo timido, umile e incredibilmente preparato che era a San Cipriano Picentino, un paesino di cinquemila abitanti sulle colline alle spalle di Salerno. Dall’Appennino Campano agli schermi del Levi’s Stadium, Santa Clara, California.

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