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Per quanti anni uno Champagne può restare frizzante?

Uno studio dell’Università di Reims analizza il ruolo dell’anidride carbonica e del formato della bottiglia.

Quando stappate una bottiglia di Champagne o di altro spumante metodo classico, la presenza delle bollicine è uno degli elementi che definiscono l’esperienza di degustazione. Ma quanto può durare nel tempo questa effervescenza? Secondo una ricerca scientifica condotta dall’Université de Reims Champagne-Ardenne, la risposta dipende soprattutto da due fattori: l’età del vino e il formato della bottiglia.

Lo studio, pubblicato sulla rivista ACS Omega, ha analizzato diverse bottiglie di Champagne conservate per decenni, misurando la quantità residua di anidride carbonica. Questo gas è responsabile della formazione delle bollicine e si sviluppa durante la seconda fermentazione in bottiglia, fase tipica del metodo classico.

Come nascono le bollicine nello Champagne

L’effervescenza degli spumanti metodo classico deriva da una seconda fermentazione che avviene direttamente nella bottiglia. In questa fase si aggiungono lieviti e zuccheri al vino base, avviando una nuova fermentazione che produce anidride carbonica. Poiché il contenitore è sigillato, il gas non può disperdersi e si dissolve nel liquido.

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Con il tempo i lieviti si esauriscono e muoiono, ma il vino continua a evolvere sviluppando aromi più complessi. Parallelamente, però, una piccola quantità di anidride carbonica riesce lentamente a fuoriuscire attraverso il tappo di sughero, riducendo gradualmente la pressione interna.

Il tempo riduce la quantità di CO₂

Analizzando bottiglie di Champagne con decenni di affinamento, i ricercatori hanno osservato che la perdita di anidride carbonica è inevitabile. Più il vino invecchia, minore è la quantità di gas disciolto.

Secondo le misurazioni effettuate, dopo circa cinquant’anni una bottiglia può aver perso fino all’80 per cento della CO₂ originaria. Questo significa che l’effervescenza diventa progressivamente meno evidente, anche se il vino può continuare a mantenere interesse dal punto di vista aromatico.

Il ruolo decisivo del formato della bottiglia

Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda il volume della bottiglia. La dimensione del contenitore incide direttamente sulla velocità con cui l’anidride carbonica si disperde.

Le bottiglie standard da 750 millilitri riescono a conservare una quantità significativa di gas per circa quarant’anni. Nei formati più grandi, invece, la perdita è molto più lenta. Una magnum da 1,5 litri può mantenere la frizzantezza per oltre ottant’anni, mentre una bottiglia da tre litri può arrivare teoricamente a circa 132 anni prima che la CO₂ scenda sotto il livello percepibile.

Il motivo è legato al rapporto tra volume del vino e superficie del tappo: nelle bottiglie più grandi la quantità di liquido aumenta più rapidamente rispetto all’area attraverso cui il gas può disperdersi.

Per questo motivo i grandi formati sono spesso preferiti dai collezionisti e dagli appassionati che desiderano conservare le bottiglie per lunghi periodi. Il volume maggiore permette infatti allo Champagne di mantenere più a lungo l’equilibrio tra effervescenza e maturazione aromatica.

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