Le drupe rosse, turgide, si stagliano contro un cielo blu tersissimo. Potremmo essere in Centro America o in Africa, invece siamo a Palermo, quartiere San Lorenzo ai Colli, zona di ville patrizie del Settecento. Qui c’è la torrefazione Morettino, giunta alla quarta generazione. E proprio qui nasce un caffè italiano, anzi siciliano.
Tutto comincia 35 anni fa, quasi in sordina, nei terreni vicino all’azienda, a 350 metri sul mare. Una sessantina di piante di Coffea Arabica, nate dai semi donati dall’Orto Botanico di Palermo, attecchiscono e resistono. Da lì parte una sfida scientifica che oggi coinvolge l’Università di Palermo e l’Orto Botanico: individuare angoli dell’isola dove pedoclima e terroir rendono possibile la coltivazione del caffè.
Heirloom del Corno d’Africa, Bourbon rosso e giallo, Catuai, Caturra, Pacamara: un mosaico genetico che matura tra luglio e settembre. I numeri sono ancora piccoli – dai 30 chili del 2021 ai quasi 100 del 2024 – ma il profilo sensoriale è sorprendente: uva zibibbo, carruba, fiori di pomelia, zucchero panela.
Non è un’operazione commerciale, ancora, ma una scommessa sul domani. E forse, tra le pieghe della crisi climatica, sta nascendo un nuovo racconto agricolo siciliano.