C’è chi in cantina mette le barrique e chi, insieme al vino, decide di far invecchiare sculture monumentali. Ca’ del Bosco, colosso del Franciacorta, ha appena svelato il nome della vincitrice della seconda edizione del suo Premio Scultura: è Binta Diaw, artista italo-senegalese classe 1995. La sua opera, Fundamenta, entrerà a far parte della collezione permanente della tenuta di Erbusco, aggiungendosi a mostri sacri come Arnaldo Pomodoro e Igor Mitoraj.
Un podio tutto al femminile

Il concorso, nato nel 2023 per sostenere i talenti italiani under 40, conferma un trend interessante: per la seconda volta consecutiva il podio è interamente femminile. Dietro la Diaw si sono piazzate Apollinaria Broche e Monia Ben Hamouda.
Ma perché una delle cantine più prestigiose d’Italia investe così tanto nell’arte? La risposta sta nella visione del presidente Maurizio Zanella. Se negli anni Ottanta commissionare il celebre Cancello Solare a Pomodoro sembrava un azzardo da esteta, oggi quella scelta è diventata il manifesto di un marchio che tratta il vino come un atto creativo.
«Ca’ del Bosco significa innanzitutto ascoltare la natura – afferma Zanella – e dare alle sue variabili forme la possibilità di esprimersi attraverso l’aiuto dell’uomo che si fa custode di un territorio straordinario coltivandolo, ma non consumandolo. Binta Diaw ha saputo interpretare i valori della nostra cantina, fornendo una visione molto moderna e inedita delle radici».
Una filosofia aziendale che si sposa bene con il lavoro di Binta Diaw, la cui ricerca esplora l’identità e le memorie marginalizzate. Non è un’operazione di facciata: l’opera vincitrice riceve non solo un premio in denaro, ma anche il budget necessario per essere realizzata e installata fisicamente nel parco della cantina.
Il rinascimento in Franciacorta
Il premio, gestito in collaborazione con Venetian Heritage (organizzazione internazionale no-profit guidata da Toto Bergamo Rossi che sostiene e promuove l’eredità dell’arte veneziana in Italia), punta a istituzionalizzare un mecenatismo che in Ca’ del Bosco è di casa fin dalle origini. Entrando in azienda, tra i vigneti e le pupitre, ci si imbatte in giganti di bronzo e marmo: dal Codice Genetico di Rabarama agli animali blu di Cracking Art.
Il verdetto? Mentre il mondo del vino si interroga spesso su come ringiovanire la propria immagine, Ca’ del Bosco mette a confronto i giovani artisti con la monumentalità degli spazi aperti, dimostrando che l’eccellenza nel calice ha bisogno di un ecosistema culturale che le giri intorno.
Prossima tappa: l’installazione di Fundamenta nel parco. Un motivo in più per una gita in Franciacorta che non si fermi solo alla degustazione tecnica, ma che provi a guardare cosa succede quando il vino incontra l’immaginazione.