Torre a Cona

Torre a Cona, ospitalità toscana nel segno del vino (e del vermouth)

Un fil rouge lega il Piemonte ai Colli Fiorentini: la storia della famiglia Rossi di Montelera e la produzione vinicola che mette insieme territorio e antiche ricette di famiglia.

Percorrendo la Provinciale 1 – comunemente chiamata via Roma – che da Firenze va verso il Valdarno, poco prima di Rignano sull’Arno, una maestosa villa spicca tra le colline verdi ricoperte di boschi, oliveti e filari d’uva. Circondata da giardini terrazzati e con l’imponente ma elegante facciata settecentesca sormontata da un grande orologio, cela alle sue spalle una torre merlata più antica che dà il nome alla tenuta: Torre a Cona. Nata come fortezza medievale, divenne poi tenuta e dimora nobiliare: se fu in particolare la famiglia fiorentina dei Rinuccini a darle l’attuale aspetto armonioso, furono i Padoa, alla fine dell’Ottocento, a razionalizzare e modernizzare lo spirito agricolo.

Torre a Cona vigne
Una parte dei vigneti e la villa

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1935, infine, Torre a Cona fu acquistata da Napoleone Rossi di Montelera: era il nipote di Luigi Rossi, liquorista che trasformò la sua passione in una fortunata avventura imprenditoriale dando vita alla Martini & Rossi, celebre azienda di vini e liquori (oggi parte del gruppo internazionale Bacardi) il cui brand è legato al più celebre vermouth italiano, che meritò alla famiglia il titolo nobiliare concesso da Vittorio Emanuele III per meriti sociali e politici.

Fu così che iniziò a intessersi un legame profondo tra Piemonte e Toscana, sancito e rafforzato quando, dopo le confische dovute alla Seconda guerra mondiale, la famiglia riprese possesso della tenuta. E se a Lorenzo, il figlio di Napoleone, si deve il progetto di modernizzazione delle tecniche vitivinicole, l’attuale generazione alla guida dell’azienda – rappresentata da Ludovica, Niccolò e Leonardo Rossi di Montelera – ha saputo renderla un insieme organico tra produzione, ospitalità di charme e racconto.

Il vino: terroir toscano, anima (anche) piemontese

Niccolò Rossi di Montelera
Niccolò Rossi di Montelera guida la produzione vinicola

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Siamo al confine tra Chianti e Valdarno, nella sottozona dei Colli Fiorentini, e il nome di Torre a Cona oggi è noto agli amanti del buon vino soprattutto grazie al Molino degli Innocenti: nominato “Vino dell’Anno” dal Gambero Rosso nel 2025 – alla sua prima uscita, con la vendemmia 2019 – è un Chianti Colli Fiorentini Riserva Docg a base delle uve di Sangiovese che crescono nell’omonimo vigneto, esposto a sud e con un suolo ricco di galestro e arenarie. Un anno di affinamento in botte di rovere di Slavonia, 24 mesi in tonneaux di rovere francese di secondo passaggio e almeno un anno in bottiglia lo rendono setoso ed elegante, e – prodotto in circa 3mila bottiglie – molto richiesto.

Torre a Cona
Le degustazioni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per essere certi di assaggiarlo, potete prenotare l’esperienza di wine tasting Historia: conduce lungo la storia della tenuta e della sua produzione vinicola – che ha oltre cinque secoli alle spalle – tra cantine storiche, eleganti saloni e il fascino unico del Deposito 1729, un caveau situato alla base della antica torre che conserva un prezioso archivio di annate.

Qui, ci si accomoda per degustare il Molino degli Innocenti assieme ad altre etichette nelle annate più pregiate, tra cui due interessanti “cru gemelli” che esaltano l’esistenza di diversi suoli e microclimi all’interno della tenuta: il Terre di Cino e il Badia a Corte, la prima etichetta nata dalla collaborazione con l’enologo piemontese Beppe Caviola, chiamato qui da Niccolò Rossi di Montelera alla fine degli anni Novanta portando sui Colli Fiorentini il suo stile raffinato, moderno e rispettoso del territorio, mentre all’agronomo valdostano Federico Curtaz si deve l’attenta opera di zonazione delle vigne.

In alternativa, c’è una accogliente sala degustazione presso lo shop aziendale e sono proposte diverse altre esperienze di visita, anche di prezzo e durata inferiore; la Historia costa 150 euro e dura due ore, ma qui il tempo assume un altro aspetto e ci si potrebbe ritrovare a chiacchierare più a lungo con Maxime Walkowiak, sommelier francese che ha trovato casa in quest’angolo di Toscana e si occupa dell’accoglienza in cantina.

 L’ospitalità, tra charme e autenticità rurale

Torre a Cona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

È un po’ una caratteristica di Torre a Cona, questa relativa al tempo, che riguarda anche l’ospitalità e il soggiorno nelle belle camere dallo stile country chic – ma senza risultare posticcio, anche grazie al tocco raffinato della Contessa Rossi di Montelera che ha curato personalmente i dettagli preservando e valorizzando gli elementi decorativi originali –  ricavate nell’ala ovest, e nelle dependance rurali (e c’è anche La Colonica, bella e ampia casa indipendente con piscina privata, per soggiorni all’insegna della privacy più totale).

Torre a Cona
La piscina

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La tenuta offre diverse esperienze, da quelle legate al vino – inclusa la visita al piccolo ma interessante archivio storico che raccoglie in forma museale storia, territorio ed eredità familiare –  alle passeggiate a cavallo o il trekking nel parco monumentale di quasi duecento ettari, dalla caccia al tartufo nel bosco ai corsi di ceramica e di cucina. Ma potrebbe anche venir voglia di restare tutto il giorno distesi sui lettini della bella piscina immersa nel verde accanto a un’altra antica torre che ospita la sala massaggi. O ci si potrebbe ritrovare a finire un libro intero seduti ai tavolini dell’incantevole e romantico Giardino della Voliera, tra glicini in fiore, siepi curate e statue, o sui divani del bar interno accanto al bancone, lasciandosi trasportare dalla narrazione e dalla piacevolezza della situazione e perdendo cognizione dello scorrere delle ore.

Per assaggiare in pieno relax i vini, dal Vermentino e il Colorino Casamaggio fino al Vin Santo del Chianti Merlaia e all’Occhio di Pernice Fonti e Lecceta, e pure l’ottimo extravergine, ci sono poi anche i tavoli dell’Osteria di Torre a Cona. Qui, nella sala interna o nel delizioso cortile della limonaia e nello spazio esterno in via di sistemazione, lo chef Enrico Romualdi propone una cucina immediata e ben fatta che valorizza le produzioni locali, in piatti come l’ottima Tartare di maremmana “selezione allevamento Manetti” agli aromi e senape Torre a Cona, lo Spaghetto del contadino con pesto di baccelli e pecorino toscano – gustoso e fresco primo piatto primaverile – o la Faraona del Valdarno in doppia cottura nella sua salsa con verdure in agrodolce.

Il Vermouth, eredità di famiglia tramandata di generazione in generazione

Torre a Cona
L’esperienza dedicata al Vermouth Torre a Cona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nella produzione di Torre a Cona, non poteva mancare però un altro rimando al Piemonte, e alla storia di famiglia: il vermouth. Nel 2022, Niccolò Rossi di Montelera nel 2022 ha infatti deciso di ridare vita a un’antica ricetta del 1920 di Luigi, tra quelle trascritte a mano dalla moglie Marianna nel ricettario conservato nell’Archivio.

Grazie alla collaborazione dell’enologo e vignaiolo piemontese Piero Cane, che è anche un profondo conoscitore dei vermouth storici e delle botaniche, dopo numerose prove tra formule, modalità di estrazione e affinamento, è nato così il Vermouth Torre a Cona.

La base di 75% di vino Sangiovese di prima qualità – il Badia a Corte, con la sua struttura e la sua eleganza verticale – si arricchisce delle sfumature aromatiche di ben 33 botaniche infuse nell’alcol, a cominciare dall’immancabile assenzio (piemontese, come da disciplinare del Vermouth di Torino) fino a genziana, cardamomo, cannella, scorza d’arancia e molto altro. Ciascuna viene singolarmente estratta in un’infusione in alcol minuziosamente calcolata per apportare il giusto contributo alla formula e donare complessità e profondità, lasciando però ben percepibile la freschezza ed eleganza del vino.

Per apprezzarne al meglio le sfumature, è stato creato un vero e proprio “percorso sensoriale” e giocoso guidato da Walkowiak, che va oltre la classica degustazione e invita prima di tutto a osservarne il colore e la viscosità. Si infila poi il naso nel calice dopo aver annusato anche le singole spezie ed erbe – presenti o meno nella ricetta, che è naturalmente segreta – per cogliere quelle presenti ma anche nuove suggestioni olfattive create dal mix e dall’incontro con il vino. E infine si assaggia per cogliere le sensazioni gustative, la texture morbida, la freschezza che nasconde parzialmente la gradazione alcolica di 16° e la persistenza, per poi lasciarsi sorprendere dall’abbinamento con del cioccolato fondente in due diverse percentuali.

Armonico e piacevole, per nulla stucchevole, il Vermouth Torre a Cona si presta naturalmente per la miscelazione. Ma è perfetto anche da bere “assoluto”, proprio come era abitudine agli inizi del Novecento: liscio oppure on the rocks, con ghiaccio e una scorza di limone o arancia.

Maggiori informazioni

Torre a Cona
torreacona.com

foto di Martino Dini

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