Un’eterea mini-pizza margherita cotta al vapore che arriva in tavola nella tradizionale “stufarola” (anch’essa mignon) un tempo usata per venderla in strada; una tartelletta di parmigiana di melanzane servita sulla riproduzione in ceramica della pagina di giornale che annunciava il primo, storico scudetto del Napoli; una sfera nera (grazie al carbone vegetale) che racchiude un gustoso polpo alla luciana con pomodoro, olive e capperi, versione partenopea del takoyaki giapponese, e la finta oliva che ricorda l’insalata di rinforzo. Divertente e gustosa ouverture di una cena eccellente, è l’omaggio alla città dello chef Domenico Candela che, alla guida del George Restaurant dal 2018, nel 2024 ha portato per la prima volta a Napoli le due stelle Michelin.

Siamo in cima al Grand Hotel Parker’s, l’albergo più antico della città, di cui oggi Giovanni Torre Avallone è maître de maison: a fine Ottocento, il biologo inglese George Parker Bidder III decise di rilevare la proprietà dell’Hotel Tramontano Beau Rivale in fallimento, dove soggiornava in città, rendendolo una destinazione prediletta dei viaggiatori europei (tra cui molti ospiti illustri), che iniziavano a scoprire la bellezza di Napoli.
Dal Dopoguerra a oggi, a far rivivere lo splendore dei raffinati ambienti – aggiornandoli, a cominciare dalle camere e suite arredate con mobili e oggetti di famiglia, oltre alle opere dell’artista napoletano Antonio Nocera e a curati dettagli di stile – sono gli Avallone, proprietari anche dell’azienda vinicola Villa Matilde Avallone, il cui vigneto diffuso va dall’Alto Casertano all’Irpinia.

Il sesto piano (e con la bella stagione, pure il rooftop al settimo), in cima al palazzo che dal corso Vittorio Emanuele guarda gran parte della città e del golfo, è dedicato all’offerta gastronomica. La Bidder Terrace – dove ci si accomoda anche per la prima colazione, che rinuncia al buffet per un’etagère di assaggi dolci e salati e una proposta alla carta di preparazioni espresse – offre un menu all day dining che annovera le ricette di Mamma Matilde, i must della ristorazione d’albergo internazionale, la pizza e lo “street fine dining” che accompagna l’ampia scelta di cocktail: dai grandi classici alle varianti di spritz dedicati alle Muse, le cui statue sulla terrazza incorniciano il panorama che spazia dal Vesuvio fino alla sagoma di Capri.
Nella sala accanto, si ammira la stessa vista dal tavolo del George dove, dopo la sequenza di benvenuto ispirata alla tradizione, Candela propone accanto alla raccolta dei signature del ristorante dal 2018 a oggi, il suo Viaggio Goloso: un percorso in costante evoluzione, ricco di sorprese e scoperte, che conduce dal mare e dagli orti campani – sempre più protagonisti di piatti che lavorano sui sapori vegetali – a spezie lontane, cotture orientali, salse e fondi d’alta scuola francese mixati con inventiva mediterranea.

Un compendio delle esperienze e ispirazioni dello chef, in cui spiccano piatti come Il mercato del martedì (un’ostrica appena tiepida accompagnata da crema di fagioli Dente di Morto, glassa vegetale di scarole, gin ed estratto al pepe bianco), Tra tempo e generazioni (candele ripiene di genovese di cinghiale, glassa di cipolla nera, clorofilla di alloro e Parmigiano stagionato 48 mesi) e la notevole rilettura “mare e monti” della Lepre à la royale, farcita con fegato d’anguilla e laccata con un fondo al nero di seppia.
E se le eleganti nuance vegetali e agrumate di levistico, bergamotto e semi di sedano caratterizzano il dessert Delizia, il cerchio si chiude e torna nel ventre della città con la scenografica piccola pasticceria che ne riprende sapori classici e figure iconiche: dall’asso di coppe con il mini babà allo “scartellato” (il gobbo) con i corni di cioccolato ai tre pepi, fino al delizioso elisir Miracolo di San Gennaro – officiato, e sempre compiuto a questi tavoli, dal maître sommelier Enrico Moschella – a base di Vermouth Rubino, lime e sciroppo di fiori di sambuco. Tra sacro, profano e gourmet, a Napoli anche la scaramanzia prende un altro sapore.