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La nuova moda negli Stati Uniti in fatto di cibo è davvero inusuale

Si tratta della dieta biblica: si mangiano solo gli alimenti citati nelle Sacre Scritture.

Negli Stati Uniti sta tornando a circolare una dieta stranissima grazie ai social e grazie ai personaggi famosi come sempre accade negli USA: la dieta biblica, un’abitudine alimentare che propone di mangiare esclusivamente gli alimenti presenti nelle Sacre Scritture. È stata rilanciata sui social da Kayla Bundy, influencer americana che si definisce una “nutrizionista biblica” e che, attraverso i suoi contenuti, sostiene di promuovere un’alimentazione capace di favorire la perdita di peso e, allo stesso tempo, il benessere spirituale.

Il principio è semplice: eliminare tutti i cibi ultra-processati e consumare soltanto ingredienti espressamente menzionati nella Bibbia. Il fenomeno sta attirando milioni di visualizzazioni e si inserisce in una tendenza più ampia che unisce alimentazione, spiritualità e benessere personale.

È però necessario distinguere tra una pratica ispirata a convinzioni religiose e un modello nutrizionale supportato da evidenze scientifiche. Al momento non esistono studi che dimostrino che una dieta basata sui soli alimenti citati nelle Sacre Scritture produca benefici specifici sul dimagrimento rispetto a un’alimentazione equilibrata e varia.

Cosa prevede la dieta biblica diventata virale

Nei video pubblicati sui propri canali social, Bundy mostra una routine alimentare molto rigida. La giornata inizia con una tazza di brodo d’ossa consumata a stomaco vuoto, seguita da uova, cereali integrali, sardine, carne bovina e yogurt greco. Sono ammessi il pane a lievitazione naturale, il cioccolato con il 100% di cacao (anche se non era citato nella Bibbia), acqua con limone e bevande preparate in casa con latte crudo biologico. Vengono invece esclusi hamburger, patatine fritte, dessert industriali e tutti i prodotti considerati ultra-processati.

L’influencer ha inoltre dichiarato di non credere ai cosiddetti “sgarri” alimentari. In un’intervista al New York Post ha paragonato la fedeltà alla dieta a quella all’interno di una relazione, sostenendo che interrompere queste abitudini non porti benefici al proprio percorso spirituale.

Quali alimenti sono consentiti secondo l’interpretazione

I riferimenti biblici utilizzati dai sostenitori di questo modello alimentare riguardano soprattutto alcune categorie di alimenti. Tra le carni considerate ammesse vengono citati bovini, pecore, capre, cervi, gazzelle e antilopi. Alcuni divulgatori statunitensi, come Josh Axe, sostengono invece che il maiale, il cammello e la lepre dovrebbero essere evitati.

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Per quanto riguarda il pesce, vengono generalmente privilegiate le specie dotate di pinne e squame, mentre molluschi e crostacei vengono esclusi. Anche alcuni uccelli, come aquile, avvoltoi, corvi, struzzi, gabbiani e gufi, rientrano tra gli animali tradizionalmente proibiti in alcune interpretazioni dei testi sacri.

Un fenomeno che non è nuovo

La dieta biblica non nasce sui social network. Il fenomeno ha radici più lontane e aveva già conosciuto una prima diffusione nei primi anni Duemila. Nel 2004 il naturopata statunitense Jordan Rubin pubblicò The Maker’s Diet, un volume che proponeva un’alimentazione ispirata alle Sacre Scritture. Lo stesso autore ha recentemente ripreso il tema con un nuovo libro dedicato alla reinterpretazione dei principi biblici alla luce delle conoscenze contemporanee.

Lo stesso Chris Pratt avrebbe fatto una dieta perfettamente in linea con l’Antico Testamento come preparazione ai ruoli per Jurassic World e Guardiani della Galassia arrivando a perdere 27 chili, assecondando un regime alimentare corretto e una grande preparazione fisica.

Perché il successo di questi trend richiede cautela

La popolarità della dieta biblica non deriva tanto dalla novità del suo contenuto quanto dalla promessa implicita che accompagna molti trend alimentari contemporanei: l’idea che esista una soluzione semplice, definitiva e valida per tutti. Alcuni principi promossi dal modello, come la riduzione dei prodotti ultra-processati e il maggiore consumo di alimenti freschi, sono anche giusti e scientificamente incontrovertibili. Questo, però, non significa che eliminare tutti i cibi non citati nella Bibbia produca automaticamente benefici sulla salute o favorisca il dimagrimento.

L’alimentazione resta una questione complessa che deve tenere conto delle esigenze individuali, dello stile di vita, delle condizioni cliniche e delle indicazioni di professionisti qualificati. Il rischio, come spesso accade con le diete diventate virali, è trasformare un insieme di pratiche culturali e religiose in un metodo universale, attribuendogli proprietà che non sono state dimostrate scientificamente.

Più che una nuova frontiera della nutrizione, la dieta biblica appare quindi come l’ennesima espressione di una tendenza già nota: quella di cercare nel passato risposte semplici a esigenze alimentari molto contemporanee.

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