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Per il New York Times è iniziata la nuova età dell’oro della pizza romana

Dal quotidiano statunitense un lungo reportage dedicato ai forni della Capitale, tra pizza al taglio contemporanea, impasti d'autore e indirizzi che stanno ridefinendo la tradizione

Per anni, all’estero, parlare di pizza italiana ha significato quasi esclusivamente parlare di Napoli. Ora qualcosa sembra cambiare. In un lungo reportage il New York Times sostiene che Roma stia vivendo una nuova stagione della pizza, soprattutto di quella al taglio, diventata negli ultimi anni uno dei laboratori più interessanti della panificazione italiana. Più che una semplice raccolta di indirizzi, è il riconoscimento di un fenomeno gastronomico che il quotidiano statunitense racconta ai propri lettori come una delle evoluzioni più significative della cucina romana contemporanea.

Da Seu a Ruver, passando per tutti i grandi della pizza a Roma

L’articolo, firmato da Anya von Bremzen e illustrato dalle fotografie di Gianni Cipriano, parte da un’osservazione precisa: la pizza al taglio, tradizionalmente venduta a peso e consumata come spuntino veloce, non è più soltanto un prodotto popolare. Secondo il New York Times, una nuova generazione di pizzaioli ha trasformato questa specialità in uno spazio di ricerca, lavorando su impasti, farine, lievitazioni e condimenti che guardano sempre più alla cucina contemporanea, pur mantenendo prezzi accessibili e un’identità profondamente romana.

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Il reportage individua in Frumentario uno dei simboli di questa evoluzione. Nel piccolo locale di San Giovanni, Alessandro Santilli propone ogni giorno decine di varianti, completate al momento con ingredienti come confettura di cipolle, guanciale, demi-glace, carciofi fritti e ricotta di pecora. La filosofia, racconta al quotidiano americano, è quella di offrire una pizza creativa senza rinunciare alla dimensione quotidiana che da sempre caratterizza la pizza al taglio.

A confermare il cambiamento è anche Sara Bonamini, cofondatrice del panificio Tulipane ed ex curatrice della guida Pizzerie d’Italia del Gambero Rosso. Nell’articolo spiega che oggi una grande pizza al taglio non si misura soltanto dalla qualità della vetrina, ma dalla capacità di raccontare una storia attraverso ingredienti, lavorazioni e memoria gastronomica.

Il viaggio prosegue all’EUR, da Lievito, dove Francesco Arnesano costruisce il proprio impasto combinando diverse farine e valorizzando pochi ingredienti selezionati. Tra le pizze citate figurano quelle con polpette brasate al vino bianco e piselli, roast beef di Fassona con giardiniera e maionese agli agrumi, a testimonianza di una cucina che supera gli abbinamenti più tradizionali senza perdere il legame con il territorio.

Vicino al Circo Massimo, il New York Times segnala anche Ruver Teglia Frazionata, dove Alessandro Ruver rilegge ricette italiane e suggestioni internazionali. Nel reportage trovano spazio una pizza ispirata al kebab di Adana con agnello, vitello e kefir di pecora e una reinterpretazione del croque madame, esempi di una contaminazione che, secondo il giornale americano, caratterizza la nuova scena romana.

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Foto di Andrea Di Lorenzo

La panoramica comprende anche Fratelli Trecca, che trasferisce sulla pizza piatti tipici della trattoria romana come la trippa al sugo o il ragù di ventrigli, mentre per la pizza tonda vengono indicati due indirizzi ormai centrali nel dibattito gastronomico della Capitale: 180 Grammi, a Centocelle, con la sua interpretazione della tradizionale pizza “scrocchiarella”, e Seu Pizza Illuminati, dove la ricerca tecnica convive con l’identità di una pizzeria di quartiere.

Il reportage non contrappone Roma a Napoli. Al contrario, riconosce il ruolo avuto dalla rivoluzione della pizza napoletana negli ultimi vent’anni, ma osserva come la Capitale abbia ormai sviluppato un percorso autonomo. La pizza romana raccontata dal New York Times non cerca di imitare altri modelli: punta sulla qualità degli impasti, sulla ricerca delle materie prime e sulla capacità di reinterpretare la tradizione cittadina. È proprio questo, più dei singoli indirizzi citati, l’aspetto che rende significativa la scelta del quotidiano americano di dedicare un ampio spazio a uno dei fenomeni gastronomici più interessanti dell’Italia contemporanea.

Maggiori informazioni

In cover: Zucchine alla scapece, stracciatella, fiori di zucca e olio al basilico.

 

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