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Una birra rimasta quasi 50 anni in un ghiacciaio era ancora bevibile

In Valle Aurina un fusto degli anni Settanta caduto durante un trasporto in elicottero è tornato a valle dopo decenni.

Un fusto di birra prodotto nel 1978 è riemerso dopo decenni da un crepaccio in Valle Aurina, in Alto Adige. E, una volta aperto, il suo contenuto era ancora bevibile. A recuperarlo è stato Daniel Oberlechner, 42 anni, appassionato di corsa in montagna e autista dell’azienda altoatesina di bevande Harpf.

Il fusto, del peso di circa 40 chili, era caduto dalla rete di un elicottero durante un trasporto di rifornimenti verso il rifugio Sasso Nero, nelle Alpi della Zillertal. Secondo la ricostruzione di Harpf, l’incidente avvenne tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli Ottanta.

Oberlechner conosceva la storia da un ex gestore del rifugio e durante le sue frequenti salite aveva continuato a cercarne le tracce. Questa estate, dopo un forte temporale, il contenitore è tornato visibile tra ghiaccio e rocce.

Il recupero del fusto del 1978

Portarlo a valle è stato meno semplice che trovarlo. Oberlechner ha utilizzato un carrello per trasportare il fusto attraverso ghiacciaio e pietraie, affrontando quasi duemila metri di dislivello.

L’incisione sul contenitore riporta l’anno 1978. Questo permette di datarne la produzione, ma non di stabilire con certezza quando sia precipitato dall’elicottero.

Secondo Harpf, è molto probabile che il fusto provenisse proprio dai magazzini dell’azienda di Brunico, dove è tornato dopo il recupero.

Com’era la birra dopo quasi mezzo secolo

Una volta riportato a valle, il fusto è stato aperto e il contenuto assaggiato da un piccolo gruppo di dipendenti e appassionati. Lukas Harpf, titolare dell’azienda e Master of Beer, ha raccontato che la birra era ancora in condizioni sorprendentemente buone: il sapore era giudicato corretto, il colore ancora ambrato e l’anidride carbonica presente.

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Il dettaglio interessante è che, secondo Harpf, il fusto potrebbe non essere mai congelato completamente. Se il liquido fosse diventato ghiaccio, l’espansione avrebbe probabilmente deformato in maniera molto più evidente il contenitore. La permanenza in un ambiente costantemente freddo avrebbe quindi contribuito alla conservazione.

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