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I Crémant de Bourgogne potranno indicare la parcella in etichetta come gli Champagne

Dopo quindici anni di confronto con l’INAO, i produttori recuperano un riferimento geografico cancellato dagli anni Trenta.

I produttori di Crémant de Bourgogne potranno indicare in etichetta il nome del lieu-dit da cui provengono le uve. La modifica è contenuta nel nuovo disciplinare della denominazione e arriva dopo quasi quindici anni di confronto tra l’Union des Producteurs et Élaborateurs de Crémant de Bourgogne (UPECB) e l’INAO, l’ente francese che tutela le denominazioni d’origine.

È una modifica apparentemente piccola, ma rilevante in una regione che ha costruito buona parte della propria identità sulla precisione geografica dei vini.

Non significa che i Crémant potranno utilizzare automaticamente classificazioni come Premier Cru o Grand Cru. La novità riguarda invece la possibilità di riportare il nome di un lieu-dit catastale, quindi di un’unità geografica più piccola rispetto all’intera AOC Crémant de Bourgogne, l’equivalente delle nostre parcelle.

Cosa cambia sulle bottiglie

Per utilizzare il nome, il lieu-dit deve essere registrato al catasto e comparire già nella dichiarazione di vendemmia. L’origine delle uve deve quindi essere tracciabile lungo il processo produttivo. Finora un produttore poteva realizzare un Crémant utilizzando le uve di una parcella precisa, ma non rivendicarne ufficialmente il nome in etichetta secondo le regole della denominazione.

È proprio questo il passaggio che cambia. «D’ora in poi anche le bollicine borgognone potranno raccontare il proprio luogo di nascita», ha spiegato Pierre du Couëdic, direttore generale dell’UPECB. L’obiettivo dichiarato dalla filiera non è aumentare i volumi, ma favorire la nascita di cuvée capaci di valorizzare differenze di suolo, esposizione e provenienza.

Lieu-dit e climat non sono la stessa cosa

La distinzione è importante. In Borgogna climat e lieu-dit vengono spesso utilizzati quasi come sinonimi, ma indicano concetti differenti.

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Il lieu-dit è un luogo identificato geograficamente e catastalmente, il cui nome può derivare dalla topografia, dalla storia o dall’uso locale. Il climat, invece, è una parcella viticola storicamente delimitata e legata in modo specifico alla produzione del vino. Un climat può contenere più lieux-dits oppure coincidere soltanto con una parte di uno di essi.

Il nuovo disciplinare del Crémant parla espressamente di lieux-dits cadastrali. Non estende quindi agli spumanti l’intero sistema gerarchico dei vini fermi della regione.

Un ritorno a una pratica antica

La possibilità di identificare con precisione l’origine degli spumanti non è del tutto nuova in Borgogna. Tra Ottocento e primi decenni del Novecento esistevano vini spumanti commercializzati con riferimenti molto precisi alla loro provenienza. Questa pratica scomparve con la costruzione del moderno sistema francese delle denominazioni.

L’AOC Crémant de Bourgogne sarebbe nata soltanto nel 1975. Oggi comprende diverse zone della regione, dal Châtillonnais al Mâconnais e al Beaujolais, e riunisce circa 1.700 viticoltori e 138 aziende elaboratrici.

Il cambiamento approvato in questi giorni prova quindi a riavvicinare le bollicine alla logica che ha reso famosa la Borgogna: non soltanto quale vino state bevendo, ma da quale pezzo di territorio arriva.

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