Biblioteca olio Turchia

In Turchia l’olio si consulta: apre la prima biblioteca mondiale dell’extravergine

A Orhanlı nasce uno spazio dove 90 oli dai cinque continenti sono catalogati come libri. Niente classifiche o voti, ma un archivio aperto a chef e appassionati per studiare la biodiversità del pianeta attraverso il palato.

Mentre il mondo dell’olio d’oliva si interroga su come comunicare la qualità oltre i tecnicismi dei panel test o la rigidità dei concorsi a premi, dalle colline di Orhanlı, nella provincia di Smirne, arriva una risposta che sposta l’asse del discorso dal giudizio all’interpretazione. All’interno del Sevilma Garden – la prima Slow Food Farm della Türkiye – ha aperto i battenti la Yücel Sönmez Olive Oil Library.

Un atlante liquido in 90 volumi

L’idea che l’olio possa essere “letto” non è una licenza poetica, ma un modello didattico strutturato. Entrando in questa biblioteca non si trovano dorsi di carta, ma una selezione di novanta referenze provenienti da cinque continenti. La vera notizia non è però il numero di bottiglie, quanto il metodo con cui sono state messe in fila. Ogni olio è trattato come un’opera letteraria: un compendio che mette insieme la geologia del suolo, il capriccio del clima e la mano dell’uomo che ha saputo interpretare entrambi.

Se le guide tradizionali tendono a dare voti, gerarchizzando il prodotto attraverso punteggi centesimali, a Orhanlı si pratica la degustazione comparata. Qui non si va per scoprire qual è l’olio “migliore” del mondo, ma per capire come una stessa varietà di oliva cambi pelle e carattere tra l’Anatolia, l’Italia, l’Africa o le Americhe. È un esercizio di confronto che sostituisce il cronometro dei concorsi con la curiosità dell’archivista.

L’eredità di Yücel Sönmez: il viaggio come assaggio

Dedicare questo spazio a Yücel Sönmez, storico giornalista di viaggio scomparso nel 2025, chiarisce immediatamente la visione del progetto: l’extravergine smette di essere un semplice condimento per diventare un veicolo di conoscenza. La biblioteca non è uno showroom commerciale dove riempirsi le borse, ma un dispositivo narrativo dove ogni assaggio diventa una tappa di un viaggio globale.

Per chi lavora nel settore – che si tratti di uno chef in cerca dell’abbinamento perfetto o di un sommelier che vuole affinare il palato – questo spazio offre una risorsa rara. È possibile consultare quelle che i curatori chiamano “schede bio-bibliografiche”: documenti che incrociano i dati del terreno con il contesto culturale di provenienza. Si tratta, a tutti gli effetti, di un centro di ricerca permanente sulla biodiversità, un baluardo necessario in un’epoca in cui la produzione intensiva rischia di rendere il gusto dell’olio un’esperienza piatta e omologata.

Oltre l’olioturismo: l’attivismo nel bicchiere

L’integrazione della biblioteca nel cuore del villaggio di Orhanlı, dove l’ulivo è il protagonista della vita sociale da oltre due secoli e mezzo, trasforma la visita in qualcosa di più profondo di un semplice tour gastronomico: è un atto di partecipazione. Attraverso “letture sensoriali” guidate e laboratori dedicati alla cucina, la Library dimostra che l’olioturismo può finalmente evolvere.

Non è più solo la classica passeggiata tra i rami seguita da una bruschetta, ma un esercizio critico per comprendere le diversità del pianeta. In un momento in cui l’Egeo sta emergendo come una nuova frontiera della qualità d’avanguardia, Orhanlı si candida a essere la sua sala lettura più prestigiosa, un luogo dove il sapere non si sfoglia, ma si versa nel bicchiere.

Se le miniere minacciano gli olivi

Se l’inaugurazione della Yücel Sönmez Olive Oil Library è senz’altro una bella notizia per la Turchia e non solo, l’olivicoltura locale è però purtroppo messa in pericolo dai progetti di espansione del settore minerario. Dopo anni di “lotta” tra minatori e olivicoltori, lo scorso anno il governo turco ha approvato una legge che consente l’affitto di terreni coltivati (oliveti inclusi), fino ad allora tutelati, per le attività di estrazione di lignite, sancendo così la competizione tra agricoltura e risorse energetiche. Tra le aree più interessate dalle estrazioni ci sono anche quelle nella provincia di Muğla, tre le più note e vocate per la produzione di olio e dove crescono numerosi olivi centenari.

La comunità locale di olivicoltori e attivisti ha implementato le attività di protesta, ma le conseguenze non sono quelle sperate: «Stanno svuotando i villaggi e distruggendo oliveti e foreste per ricavarne materiale minerario, e stanno imprigionando chi si oppone a loro», racconta Dilşen Oktay Ertem, produttrice di olio extravergine e portavoce della comunità Slow Food Ölmez Ağacı (“albero eterno”). «Una giovane attivista che protestava è stata arrestata. Proteggere gli oliveti è diventato un crimine».

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