Erano ormai diversi anni che l’azienda fiorentina della famiglia Carrai – che dal 1961 importa tè pregiati da tutto il mondo e crea miscele eleganti, contribuendo a diffondere la cultura della bevanda nel nostro Paese – cercava una sede romana, per portare i prodotti de La Via del Tè anche nella Capitale. Dal 28 febbraio, le preziose foglie selezionate con cura, i mix dagli aromi suadenti, le confezioni evocative e gli accessori per il servizio e il consumo hanno trovato una “casa” al civico 276 di via Cola di Rienzo, rinomata strada dello shopping cittadino dove si alternano negozi alla moda ed empori vintage, grandi magazzini e botteghe artigiane, cinema e indirizzi gastronomici interessanti.
La nuova boutique di Roma

Toccano così quota otto i negozi monomarca La Via del Tè, gestiti direttamente dalla famiglia – alla terza generazione, tra i sei figli dei fondatori Alfredo e Amelia Carrai e i nipoti già coinvolti in azienda – e da stretti collaboratori. Ai tre indirizzi nel centro storico di Firenze (tra cui quello nel Palazzo Frescobaldi in via di S. Spirito, che ospita anche una bella sala da tè), agli altrettanti a Milano e a quello nella Galleria Subalpina Torino si aggiunge dunque la graziosa boutique romana.
Il locale ospita un piccolo bancone e gli scaffali nei toni del verde celadon – colore distintivo della maison, ripreso anche nella carta da parati decorata con la Camellia sinensis, la pianta da cui nasce il tè – colmi di variopinti barattolini in latta pieni di tè in foglia in arrivo da Cina e Giappone, India e Sri Lanka, ma anche Mozambico e Thailandia e da altri luoghi ancora, Italia inclusa: a Premosello, in Val d’Ossola, crescono infatti le 26mila piantine coltivate presso La Compagnia del Lago Maggiore della famiglia Zacchera, da cui nascono un tè verde e uno nero. Mentre è in via di sviluppo anche un campo toscano, accanto alla sede dell’azienda a Impruneta.
E poi miscele e infusi (sfusi o in alcuni casi anche nei filtri di cotone biodegradabile), tazze, tisaniere, bottiglie termiche e pochette che ne riprendono le grafiche raffinate, ma pure teiere in ceramica, porcellana o ghisa, filtri e accessori per la preparazione del tè matcha, per un totale (in costante crescita) di ben 212 referenze.
Lo storytelling del tè
Di pari passo con la qualità del contenuto, da sempre tra i pilastri de La Via del Tè c’è infatti la cura per l’aspetto visuale delle confezioni che, insieme al contenuto, raccontano spesso storie affascinanti, paesi lontani o luoghi più vicini a noi, in un efficace opera di storytelling.
Non si tratta, però, di inventare nulla, ma di ricercare e trasmettere tutto ciò che accompagna la cultura del tè, tra storia e rimandi geografici, personaggi e avvenimenti: dalla collezione dedicata alle “Signore delle camelie” – sei donne che hanno avuto ruoli storici importanti, le cui vicende s’intrecciano con la specie botanica cui appartiene anche il tè – fino ai luoghi più iconici di Firenze, da Boboli a Ponte Vecchio, con una collezione dedicata.
Una miscela per Roma, che profuma di maritozzo

Ma, com’è ormai consuetudine, anche ogni città in cui è presente il brand ha la “sua” miscela, ispirata al repertorio dolciario locale. E se Milano ha quella che profuma di panettone, e per Torino è nata la Liberty, ispirata al bunet al cioccolato, non poteva mancare quella intitolata a Roma, per in vendita in esclusiva solo nella boutique romana (ma per l’estate dovrebbe arrivare una collezione dedicata alle città che ospitano i negozi La Via del Tè, Firenze a parte).
«Abbiamo costretto Anna Carrai a creare qualcosa per la città che ci ospita, cercando qualcosa che potesse essere profondamente legato alla sua tradizione pasticcera», racconta Regina Carrai parlando della sorella, esperta tea blender dell’azienda. «Avevamo inizialmente pensato al pangiallo, ormai poco diffuso, o alla crostata ricotta e visciole. Ma poi ci siamo resi conto che non c’è nulla di più emblematico del maritozzo, che negli ultimi anni ha riscosso un successo anche internazionale. E ci siamo messi a studiare la sua storia, scoprendo tante cose che non conoscevamo», prosegue Regina Carrai ricordando l’origine di questo dolce oggi diventato virale, realizzato in una pezzatura più grande e con frutta candita (qualche pasticceria romana continua a sfornare anche i cosiddetti “quaresimali”, arricchiti da canditi e senza panna), decorata da motivi diversi in zucchero e tradizionalmente donati alle promesse spose dal fidanzato nel primo venerdì di Quaresima.
Nasce così la miscela Roma: alla base c’è un Oolong, tè cinese semi-ossidato (in questo caso al 20%, in generale a metà strada tra un tè verde e un nero) dalle caratteristiche note insieme tostate e dolci, che richiamano il latte anche nel corpo quasi cremoso che si riscontra in tazza. Ad arricchirlo, un mix inebriante di aromi che vanno dai fiori di cartamo dai toni arancioni ai petali di calendula e di fiordaliso bianco che ricordano anche la tonalità cromatica della panna, dalla scorza di agrumi a un pizzico di vaniglia, ricreando la dolcezza non stucchevole del maritozzo, per un sorso avvolgente ma con una sua piacevole freschezza.