L’Alto Adige è un territorio del vino unico nel panorama italiano: un mosaico di altitudini, suoli e microclimi che ha reso i suoi vini bianchi tra i più riconoscibili d’Europa. All’interno della galassia delle cooperative vitivinicole — modello produttivo fondamentale per la regione —, Nals Margreid è una delle realtà che negli ultimi decenni ha saputo consolidare un’identità stilistica precisa, fondata su vini nitidi, verticali, spesso orientati all’eleganza più che alla potenza.
La storia

Fondata nel 1932 e rinnovata nel 1985 attraverso la fusione delle due cantine di Nalles e Magrè-Niclara, oggi la cooperativa riunisce 138 viticoltori, gestisce circa 160 ettari distribuiti su 14 aree vocate e produce 1,1 milioni di bottiglie. Alla guida dell’azienda c’è il direttore Gottfried Pollinger, la conduzione enologica invece è affidata a Harald Schraffl: entrambi condividono l’obiettivo principale di far emergere il carattere del territorio. Accanto alle etichette storiche come le Doc Alto Adige Sirmian (Pinot Bianco in purezza) o Baron Salvadori (Chardonnay 100%), negli ultimi anni Nama è diventato il vino simbolo della cantina.
Nama, eleganza e identità nel calice
Il vino più rappresentativo di Nals Margreid nasce inizialmente come cuvée di Chardonnay, Pinot Bianco e Sauvignon, ma negli ultimi anni si è trasformato in uno Chardonnay in purezza proveniente da un singolo vigneto, con affinamento in barrique. Si tratta di un progetto enologico realizzato in meno di 2mila bottiglie per anno, che mira dichiaratamente a una fascia qualitativa alta.

La verticale di annate a cui abbiamo partecipato in cantina permette di capire meglio i pregi, ma anche le ulteriori potenzialità di crescita, del percorso: «La nostra ambizione con Nama era quella di dare voce alla montagna e alla profondità dei suoli dell’Alto Adige – spiega Harald Schraffl –. È un vino che parla di eleganza e identità, ma anche di aspirazione e desiderio di distinguersi».
Cristina Mercuri, figura di spicco nel panorama della comunicazione enologica, ha accompagnato il pubblico in un dialogo dinamico con l’enologo, per esplorare la luminosità dei vini altoatesini e il significato dell’evoluzione nel tempo attraverso il racconto del terroir.
La verticale

Gli assaggi di Nama nelle annate 2016, 2018, 2019, 2020, 2021 e 2022 hanno confermato l’ambizione del progetto ma anche la sua natura ancora in evoluzione (la 2017 non è stata prodotta perché le condizioni climatiche e l’andamento dell’annata non hanno restituito la qualità desiderata). Le annate più fresche (2016, 2019) sono quelle in cui emergono con maggiore nitidezza tensione, precisione e profondità. Quelle più calde, o più recenti, tendono invece a evidenziare il ruolo dell’affinamento in legno, talvolta con minor integrazione.
Il dialogo fra Mercuri e Schraffl ha permesso di mettere a fuoco un punto importante: Nama è un vino che vuole parlare della montagna altoatesina, ma è ancora alla ricerca della misura più efficace tra ricchezza, struttura e riconoscibilità territoriale. Ogni annata racconta una sfumatura diversa, riflettendo l’idea di creare un grande Chardonnay italiano capace di competere con le migliori espressioni internazionali.
Nama 2016 (Chardonnay 85%, Pinot Bianco 9%, Sauvignon 6%)
La prima produzione di Nama è figlia di una delle migliori annate degli ultimi decenni, e nel calice è la più evoluta e probabilmente la più completa della batteria. Gli effetti dell’affinamento in legno sono ormai perfettamente integrati e la parte fruttata vira su toni maturi senza perdere freschezza. L’allungo finale è convincente e lascia intravedere la capacità di invecchiamento.
Nama 2018 (Chardonnay 90%, Pinot Bianco 7%, Sauvignon 3%)
L’annata calda conferisce al vino un profilo più maturo e voluminoso. La freschezza sostiene il sorso ma non lo trascina: punta sulla materia più che sulla verticalità, con un finale leggermente meno teso.
2019
È il millesimo di svolta, dove lo Chardonnay viene utilizzato in purezza, e il vino – stilisticamente il più “altoatesino” della serie – evolve nel calice con verticalità e ritmo. È l’annata che più promette in prospettiva, grazie a una tensione acida ben distribuita.
2020
Vino equilibrato e lineare. Forse il più “facile”, si lascia bere con piacevolezza ma non lascia un segno forte in termini di personalità.
2021
Annata fredda e tardiva. L’affinamento in barrique nuove per 18 mesi incide molto, e probabilmente il vino necessita ancora di integrazione. È un Nama giovane che dovrà riposare in bottiglia per trovare un migliore equilibrio: sarà buonissimo tra qualche anno.
2022
Un vino più ricco, dato dall’annata calda e siccitosa, che si presenta con un profilo aromatico già evidente. Sontuoso e raffinato, il sorso si distingue per una meravigliosa intensità minerale che guarda lontano ma si fa apprezzare sin d’ora.