Napoli è l’unica città italiana presente nella classifica 2026 di Time Out dedicata alle migliori destinazioni gastronomiche del mondo. Il capoluogo campano conquista il quattordicesimo posto, migliorando il risultato ottenuto un anno fa, quando si era fermato alla diciannovesima posizione. Sul podio si collocano invece Lima, Bangkok e Città del Messico.
Come si arriva alla selezione di Time Out
La graduatoria viene elaborata ogni anno dalla rivista britannica attraverso un’indagine che coinvolge residenti, chef, giornalisti, critici gastronomici ed esperti del settore. I parametri presi in considerazione sono diciotto e comprendono la qualità dell’offerta, il rapporto qualità-prezzo, la varietà delle proposte e l’accessibilità dei ristoranti.
Il primo posto è stato assegnato a Lima, capitale del Perù, che continua a consolidare il proprio ruolo nel panorama gastronomico internazionale. A incidere sul risultato è stata soprattutto la percezione di convenienza: il 90% degli intervistati ritiene che mangiare fuori sia economicamente accessibile. La città viene premiata anche per la diversità della sua cucina, che spazia dalle preparazioni tradizionali andine alle influenze amazzoniche. Il piatto simbolo resta il ceviche, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale.
Al secondo posto si trova Bangkok, considerata uno dei principali punti di riferimento asiatici grazie alla sua consolidata tradizione di street food e alla capacità di mescolare influenze culturali differenti. Sul terzo gradino del podio sale Città del Messico, dove la cultura gastronomica continua a ruotare attorno a ingredienti identitari come mais, avocado e peperoncino, con il taco al pastor che si conferma una delle specialità più rappresentative.

Per l’Italia la città di Napoli è l’unica rappresentante in una graduatoria che comprende venti destinazioni internazionali e precede città come New York, Marsiglia e Medellín. Secondo Time Out, la forza della proposta gastronomica partenopea risiede nella sua capacità di raccontare secoli di contaminazioni culturali. Le dominazioni greche, romane, spagnole e francesi hanno contribuito a costruire un patrimonio culinario che ancora oggi caratterizza il tessuto urbano e sociale della città.
La rivista individua nella pizza fritta il piatto simbolo da provare. Nata nel secondo dopoguerra, questa preparazione rappresenta una delle espressioni più riconoscibili della cucina popolare napoletana: un impasto fritto che tradizionalmente racchiude ricotta, pomodoro e salame.
Tra le novità della classifica 2026 emerge anche il caso di Medellín. La città colombiana, che nel 2025 aveva conquistato il terzo posto, quest’anno scivola all’ultima posizione. Restano invece numerose le presenze europee e asiatiche, a testimonianza di una geografia del gusto sempre più globale e competitiva, nella quale le città non vengono valutate soltanto per l’eccellenza dei singoli ristoranti, ma per la capacità complessiva di costruire un’identità gastronomica riconoscibile e accessibile.
La classifica completa
- Lima, Perù
- Bangkok, Thailandia
- Città del Messico, Messico
- Londra, Inghilterra
- Barcellona, Spagna
- Ho Chi Minh City, Vietnam
- Melbourne, Australia
- Pechino, Cina
- Atene, Grecia
- Lisbona, Portogallo
- Città del Capo, Sudafrica
- Osaka, Giappone
- Bengaluru, India
- Napoli, Italia
- New York City, New York
- Hong Kong
- Buenos Aires, Argentina
- Marsiglia, Francia
- Copenaghen, Danimarca
- Medellín, Colombia