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A 40 anni dallo scandalo del metanolo nel vino nessuno è stato risarcito

Giustizia civile negata, famiglie senza indennizzo e una tragedia ormai dimenticata che cambiò la sicurezza alimentare in Italia.

Se parliamo di qualità, di terroir, di export e di denominazioni, non possiamo evitare una domanda scomoda: cosa resta, quarant’anni dopo, dello scandalo del metanolo nel vino italiano? Nel 1986 ben 23 persone morirono, oltre 150 rimasero intossicate e almeno 15 persero la vista o riportarono danni neurologici permanenti. Una pagina nera della cronaca italiana e una frattura strutturale nella storia economica e morale del vino del Bel Paese. Eppure, a distanza di quattro decenni, nessuna delle famiglie colpite ha ricevuto un risarcimento effettivo.

Cosa successe con lo scandalo del metanolo

Lo scandalo esplose tra febbraio e marzo del 1986. Il 3 marzo Armando Bisogni fu trovato morto nel suo appartamento di Milano. Pochi giorni dopo morì Renzo Cappelletti. Iniziò di una sequenza che avrebbe assunto i contorni di un’emergenza nazionale. Nei pronto soccorso milanesi arrivavano pazienti con nausea violenta, dolori addominali, vertigini, vista annebbiata, perdita di coscienza. Tra loro c’era Valeria Zardini, ricoverata il 17 marzo all’ospedale Sacco di Milano dopo aver bevuto vino adulterato. Sopravvisse, ma perse la vista.

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Le analisi individuarono il responsabile: metanolo, alcol industriale altamente tossico, usato per aumentare artificialmente la gradazione alcolica del vino a basso costo. Un sistema fraudolento che sfruttava differenze fiscali e controlli deboli. A differenza dell’etanolo, il metanolo anche in piccole quantità può provocare cecità, danni irreversibili al sistema nervoso e morte.

Le indagini dei Nas e della procura di Milano ricostruirono in poche settimane la filiera. Una parte consistente del vino contaminato proveniva dalla cascina di Narzole, in provincia di Cuneo, riconducibile a Giovanni Ciravegna. Da lì partivano migliaia di ettolitri di vino da tavola destinati alla grande distribuzione. Furono sequestrati circa novemila ettolitri. L’inchiesta si allargò a una cinquantina di aziende tra Piemonte, Lombardia, Veneto e Puglia.

Il processo e le condanne

Il processo penale portò a condanne importanti. Ma la giustizia penale non si tradusse in giustizia civile. Quando si arrivò alle sentenze definitive, molti imputati risultavano privi di beni aggredibili. Le famiglie delle vittime, pur riconosciute come parti lese, non ottennero un risarcimento.

È questo il punto che oggi, a quarant’anni di distanza, riapre la ferita. Roberto Ferlicca, figlio di Valeria Zardini, ha ricordato a La Stampa che sua madre «non ha preso un soldo per il danno patito, nessun riconoscimento morale». La sua storia non è un’eccezione. È la regola di una vicenda che si è chiusa nelle aule penali ma non sul piano economico.

Nel 1986 il vino italiano visse il suo annus horribilis. Le vendite crollarono, l’export subì contraccolpi pesanti, il marchio Italia divenne sinonimo di sospetto. Da quella crisi nacque una stagione di riforme: controlli più stringenti, tracciabilità rafforzata, un sistema normativo che nel tempo si è allineato alle direttive europee sulla sicurezza alimentare. In altre parole, il settore seppe trasformare la tragedia in un punto di svolta industriale.

Eppure, mentre il settore capitalizzava quella rinascita, le famiglie delle vittime restavano senza indennizzo. Nessun fondo dedicato, nessun intervento strutturale di ristoro, nessuna misura pubblica straordinaria che colmasse l’incapienza patrimoniale dei condannati. La responsabilità penale è stata accertata; quella civile, di fatto, è rimasta lettera morta.

È importante sottolineare che il caso del metanolo non fu un incidente, ma un sistema fraudolento orientato al profitto capitalista. L’aumento artificiale della gradazione alcolica permetteva di abbattere i costi e aumentare i margini. È un capitolo di storia del vino italiano che parla di concorrenza al ribasso, di pressione sui prezzi, di un segmento di mercato in cui la qualità era subordinata al volume.

La sicurezza alimentare italiana, che oggi è forse la più stringente al mondo, è anche figlia di quella tragedia. Ma finché il capitolo dei risarcimenti resterà incompiuto (e resterà incompiuto) lo scandalo del metanolo non sarà solo un evento storico tragico, sarà per sempre un debito aperto.

Maggiori informazioni

Foto da Wikipedia.

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