I solfiti presenti nel vino potrebbero influenzare alcuni aspetti del comportamento alla guida, almeno in particolari condizioni e quando il carico di attenzione richiesto aumenta. È quanto suggerisce uno studio realizzato dal Politecnico di Torino e dall’Università degli Studi di Torino, pubblicato sulla rivista scientifica PLOS One, che ha osservato il comportamento di 32 conducenti al simulatore dopo il consumo di due vini Barbera con concentrazioni differenti di anidride solforosa.
La ricerca non mette in discussione gli attuali limiti di legge sull’alcolemia né sostiene che i solfiti rappresentino un nuovo fattore di rischio generalizzato. Gli stessi autori invitano a interpretare i risultati con prudenza, sottolineando che gli effetti osservati sono limitati, dipendono dal contesto e richiedono ulteriori approfondimenti.
Cosa dice lo studio piemontese sui solfiti
Lo studio rientra nel progetto Vinalia, sostenuto dalla Fondazione CRC, e nasce con l’obiettivo di verificare se, a parità di contenuto alcolico, la composizione della bevanda possa incidere sulle prestazioni di guida. Per questo il Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino ha prodotto due Barbera convenzionali: uno con 86 mg/l di anidride solforosa totale e uno con 126 mg/l, entrambi ben al di sotto del limite europeo di 150 mg/l previsto per i vini rossi.

Alla sperimentazione hanno partecipato 32 volontari, equamente divisi tra uomini e donne, coinvolti in un protocollo randomizzato in triplo cieco. Ogni partecipante ha affrontato tre prove in giorni differenti: una senza consumo di alcol, una dopo aver bevuto 190 ml del vino con minore contenuto di solfiti e una dopo aver assunto la stessa quantità del vino con concentrazione più elevata. La dose è stata scelta per mantenere il tasso alcolemico intorno allo 0,5 g/l, il limite consentito in Italia per gran parte degli automobilisti.
Negli scenari di guida più semplici i ricercatori non hanno riscontrato differenze attribuibili ai diversi livelli di solfiti. In queste situazioni l’unico effetto rilevante è risultato quello legato all’alcol, con un lieve peggioramento del controllo laterale del veicolo durante le curve.
Le differenze sono emerse invece nelle simulazioni urbane, dove la guida richiede una gestione continua di velocità, distanze e interazioni con altri utenti della strada. In presenza del vino con il contenuto più elevato di solfiti, i conducenti hanno mostrato comportamenti differenti a seconda dello scenario: negli attraversamenti pedonali sono risultati mediamente più prudenti, mentre nelle interazioni con altri veicoli hanno mantenuto velocità leggermente superiori e distanze inferiori rispetto al mezzo che precedeva.
Secondo Marco Bassani, docente del Dipartimento di Ingegneria dell’Ambiente, del Territorio e delle Infrastrutture del Politecnico di Torino e autore corrispondente dello studio, «l’obiettivo era isolare, per quanto possibile, il ruolo del contenuto di solfiti mantenendo l’alcolemia entro il limite legale italiano». I risultati, spiega, suggeriscono che negli scenari più complessi «il comportamento dei conducenti può variare non solo in funzione dell’alcol, ma anche di alcune caratteristiche della bevanda consumata», pur trattandosi di effetti «limitati e dipendenti dal contesto».
Anche Luca Rolle, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie, Forestali e Alimentari dell’Università di Torino, ricorda che l’anidride solforosa rimane uno strumento fondamentale in enologia per preservare stabilità e qualità del vino. Studiare gli effetti di concentrazioni diverse, purché entro i limiti di legge, significa ampliare le conoscenze sul rapporto tra tecnologia alimentare, comportamento umano e sicurezza stradale.
I ricercatori precisano inoltre che lo studio non dimostra un rapporto diretto tra solfiti e guida pericolosa. Il campione analizzato è ridotto e gli effetti statisticamente significativi sono pochi, tanto che gli attuali limiti normativi risultano adeguati nelle condizioni sperimentate. La ricerca apre però una nuova linea di indagine, suggerendo che in futuro potrebbe essere utile valutare non solo il tasso alcolemico, ma anche altri elementi legati alla composizione delle bevande alcoliche. Le prossime sperimentazioni dovranno coinvolgere un numero maggiore di partecipanti, analizzare ulteriori concentrazioni di solfiti e prendere in esame parametri fisiologici e scenari di guida ancora più complessi.