Mural ad Aruba a Saint Nicolas

Ad Aruba l’identità passa per la tavola

Alla scoperta dell'isola caraibica tra fermento gastronomico e ricchezza multiculturale.

“Le persone fanno i luoghi”. Con queste parole, e con una velata malinconia, ho salutato Jonathan Boekhoudt, l’empatica guida dell’Aruba Tourism Authority che mi ha accompagnato alla scoperta dell’isola per cinque giorni di cibo no-stop. Ma partiamo dall’inizio. Dopo aver puntato la sveglia in Italia alle 3:30 del mattino per prendere il primo volo utile da Roma Fiumicino verso Amsterdam, e da lì la coincidenza per sorvolare l’Atlantico per circa dieci ore, mi sono ritrovata in questo paradiso caraibico, iniziando a liberarmi degli strati di vestiti con cui ero partita a metà ottobre.

panoramica della spiaggia di Mangel Halto, nel Sud-Est della costa

Ad Aruba è praticamente estate tutto l’anno. L’unico periodo meteorologicamente meno favorevole coincide con il nostro autunno, quando può capitare qualche breve pioggia. Ma in questo soggiorno ho avuto la conferma che le previsioni, spesso, sbagliano. Anche se così non fosse, le perturbazioni non guasterebbero lo spirito dell’isola: “One Happy Island”. Non è solo il soprannome di Aruba, che riflette l’indole solare dei suoi abitanti, l’atmosfera rilassata e le spiagge bianchissime che contornano la più occidentale del sottogruppo insulare delle Antille olandesi detto ABC (Aruba, Bonaire e Curaçao), ma anche il motto impresso sulle targhe azzurre delle auto in circolazione.

Il blu è una costante qui: dalla bandiera – dove si aggiungono simboli gialli e rossi, due righe in basso e una stella contornata di bianco – alle brillanti sculture equine sparse per la capitale, Oranjestad. Sono opere dell’artista locale Osaira Muyale, create per ricordare quando, in passato, le barche si ancoravano al largo per far approdare i cavalli a nuoto sulla terraferma. Il progetto, chiamato Paarden Baai (“Horses Bay”), rende omaggio alla baia dove attraccano le navi da crociera. Poco distante dal porto sorge la distilleria di rum Bodegas Papiamento, all’interno di un’ex fabbrica di ghiaccio, bene prezioso un tempo per i pescatori. La produzione, finora basata a Panama e ancora attiva lì in parte, avrà ad Aruba la sua distilleria ufficiale a partire dal 2026. Intanto, nel 2024 ha celebrato il suo bicentenario con un mural sulla facciata e una nuova etichetta che unisce diversi rum caraibici invecchiati fino a vent’anni in botti di sherry di rovere americano. Qui si possono degustare abbinamenti di rum, cioccolato e frutta secca, o sorseggiare cocktail come l’Aruba Rum Old Fashioned, a base del loro Aruba Style Rum.

In una galleria di negozi semi-abbandonata si nasconde invece Farm a Cure Fungi, il laboratorio di Rachel Peterson, tatuatrice che ha trasformato la passione per i funghi in un’attività di coltivazione idroponica. Le sue varietà, come quella rosa del Pleurotus o i pioppini, sono oggi molto richieste dagli chef dell’isola. È impossibile non riconoscerla: tatuata fin sopra al collo, un ciondolo dorato a forma di fungo che caratterizza al suo carisma. Altro esempio di artigianalità locale è quello delle salse piccanti di Aruba Heat Hot Sauces, tutte confezionate a mano. Il brand ha ampliato nel tempo la sua offerta, passando dalla Bbq all’Assplosive, una miscela di habanero e peperoncino dolce, seguendo una scala crescente di piccantezza. Le più amate restano però mango e papaya. Queste salse sono un accompagnamento imprescindibile della cucina arubiana, in particolare per il pesce fritto.

uno dei cestini di pesce fresco e fritto al momento mangiati sulla palafitta di Zeerovers

Una tappa immancabile è Zeerovers, forse il locale più autentico dell’isola, simile alla nostra idea di ristopescheria. Qui si sceglie all’ingresso il pescato del giorno, lo si paga a peso e poi si cerca un tavolo affacciato sull’oceano – difficile non avere una bella vista. Il pesce si mangia rigorosamente con le mani, motivo per cui i lavandini disseminati ovunque tornano utili a fine pasto. Il barracuda è la specialità da non perdere. Più impegnativo è l’assaggio dell’iguana. Non è comune nei menu arubiani, ma quando leggete “zuppa del giorno”, chiedete informazioni. Io l’ho trovata da The Old Cunucu House, una trattoria verace dove la signora Jasmin prepara questa zuppa, considerata afrodisiaca e ricca di collagene, con proprietà benefiche simili a quelle della medicina naturale. Jasmin non gestisce un vero e proprio cocktail bar, ma i suoi drink meritano: provate il Cactus Fruit Margarita al fico d’india o l’iconico Aruba Ariba, con vodka, rum bianco e liquore alla banana.

Per sentirvi davvero local, ordinate una Balashi, birra in stile pilsner prodotta dal 1998 con l’acqua purissima dell’isola. Più leggera e fruttata è la sua versione Magic Mango. Questo simbolo brassicolo è diventato anche oggetto d’arte nella galleria sociale di Tito Bolivar, curatore e guida di San Nicolas, il villaggio che accoglie opere di street artist da tutto il mondo (tra cui l’italiano Jorit).

i pastechi di Huchada, tipico street food che può essere ripieno di carne o formaggio

Infine, non potete lasciare Aruba senza assaggiare il pastechi: un fagottino fritto ripieno di formaggio (la mia versione preferita) o carne. Ricorda un calzone o un panzerotto italiano, o, per i latinoamericani, un’empanada. Dopo averne provati diversi, posso decretare che il migliore si trova da Huchada, una deliziosa panetteria dell’entroterra. Se decidete di gustarlo ai tavoli del parcheggio, potrete ammirare l’Hooiberg, la collina alta circa 165 metri che offre uno dei punti panoramici più suggestivi dell’isola, da scalare se voleste smaltire tutte le calorie di questo food tour. Non uscite mai dal vostro alloggio senza indossare un costume da bagno sotto i vestiti: qui ogni momento può trasformarsi in un tuffo.

A scandire le soste culinarie saranno le spiagge – da Eagle Beach a Baby Beach –, tutte pubbliche, dove le mangrovie offrono un riparo naturale dal sole cocente. Meglio cospargersi generosamente di protezione 50 e, in caso di scottature, affidarsi all’aloe vera, altra eccellenza dell’isola. Ad Aruba esistono vere e proprie piantagioni e laboratori che trasformano le foglie gelatinose in trattamenti lenitivi.

Restano ancora molti indirizzi gastronomici da scoprire, e la prossima volta non mancherà una sosta da The Dutch Pancakehouse – dove le frittelle sono più sottili e larghe del solito. Jonathan racconta che al mattino si forma sempre la fila fuori, per gustarle nella corte del Food Market al porto. Peccato solo averlo scoperto l’ultimo giorno: mi sembra un altro valido motivo per tornare.

Il festival culinario più importante dei Caraibi

Alla sua seconda edizione, Autentico Aruba Culinary Festival ha confermato che Aruba è molto più di una destinazione da cartolina: è un’isola in pieno fermento gastronomico. Dall’11 al 19 ottobre, il festival ha trasformato la destinazione caraibica in una mappa di sapori, con cene d’autore, degustazioni e collaborazioni tra chef locali e nomi internazionali come l’italo-americano Christian Petroni, il peruviano Jaime Pesaque e l’olandese Tim Golsteijn. Promosso dall’Aruba Tourism Authority, Autentico nasce per raccontare, attraverso la cucina, la ricchezza culturale di un’isola dove convivono più di cento nazionalità. Dalla Restaurant Week alle “Bucket List Experiences”, fino al grande Pavilion di Wilhelminastraat con oltre quaranta ristoranti e bar che per un weekend hanno trasformato un intero quartiere in una sorta di villaggio dello street food, ogni evento ha celebrato la creatività arubana e il suo dialogo sempre più aperto con il mondo.

Dove mangiare

Zeerovers

Nessuna formalità a tavola: si mangia pesce freschissimo con le mani e si beve una Balashi ghiacciata contemplando il mare. facebook.com/zeerovers

Papiamento Distillery

Per assaggiare il distillato più famoso dell’isola, ovvero il rum, venite in questa distilleria che è anche un pub. All’ingresso c’è pure lo shop dedicato. bodegaspapiamento.com

West Deck

Quando il cielo è terso, dai tavolini di questo ristorantino sulla spiaggia si vede persino il Venezuela. Provate le loro alette di pollo o le ribs. thewestdeck.com

The Old Canuck Restaurant 

Accoglienza calorosa e cibo casalingo rendono questa esperienza una delle più veraci. I piatti che vanno per la maggiore sono il baccalà e la pecora stufata. oldcunucu.com

Que Pasa

Situato nel cuore di Oranjestad dal 1992, Que Pasa offre una cucina internazionale che spazia dal sushi all’astice, abbinata a vini selezionati e servizio caloroso. quepasaaruba.com

The Grand Fish Restaurant

Prima di ordinare qualunque piatto, fatevi portare il funchi (una specialità simile alla nostra polenta ma fritta e con formaggio filante sopra) e il loro pane: entrambi saranno cosparsi di un formaggio molto saporito. facebook.com/thegrandfish

Santos

Una delle migliori caffetterie in città dove si trovano ottime torte. Date un’occhiata agli scaffali: vendono il loro caffè specialty, torrefatto in Colombia. santos-aruba.com

Dove dormire

Secret Baby Beach Aruba

Adagiato lungo le acque turchesi di Baby Beach, questa destinazione adults only celebra il lusso all-inclusive tra natura incontaminata e comfort su misura. Al bar sulla sabbia si sorseggiano cocktail all’aloe vera locale, mentre le tartarughe nuotano a pochi metri dalla riva. babybeacharubaresort.com

Boardwalk Boutique Hotel Aruba

Con due chiavi Michelin, questo retreat intimo, ideale per coppie, sorge in un’ex piantagione di cocco a pochi passi da Palm Beach. Casitas colorate immerse nei giardini tropicali, amache e barbecue privati incarnano l’autentico spirito “barefoot luxury” di Aruba. boardwalkaruba.com

Renaissance Aruba Resort & Casino

Sul lungomare di Oranjestad, il Renaissance alterna energia e romanticismo: il Marina Hotel, adults only, e le Ocean Suites per famiglie. Un taxi d’acqua conduce all’isola privata dei fenicotteri, tra spa, ristoranti e un casinò che non dorme mai. marriott.com

Maggiori informazioni

In apertura: tributo alla campionessa di windsurf Sarah Quita, ritratta in un celebre mural a Saint Nicolas dall’artista portoghese MrDheo (ph. Andrea Martina Di Lena)

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