Lo chef Marco Ambrosino di Sustànza a Napoli

Chiude Sustànza a Napoli: il progetto radicale di Marco Ambrosino si ferma il 28 febbraio

A distanza di un giorno dall’annuncio della chiusura di Lido 84, un’altra notizia scuote la ristorazione d’autore: termina il percorso del ristorante nato negli spazi di ScottoJonno, laboratorio gastronomico che ha raccontato il Mediterraneo come geografia culturale viva.

Il 2026 si apre con una serie di segnali preoccupanti per l’alta ristorazione italiana. Dopo l’annuncio della chiusura di Lido 84 sul lago di Garda, arriva oggi un’altra notizia destinata a far discutere: Sustànza, il ristorante guidato dallo chef Marco Ambrosino negli spazi di ScottoJonno, a Napoli, concluderà il suo percorso a fine mese.

Una decisione definita “consapevole”, che segna la fine di uno dei progetti più radicali e culturalmente stratificati della scena gastronomica contemporanea aperto solo tre anni fa nel capoluogo campano.

La sala di Sustànza con le pareti rivestite dei pregiati tessuti di San Leucio

La chiusura di Sustànza riguarda anche il più ampio progetto ScottoJonno, esempio virtuoso di recupero filologico e innesto contemporaneo nel cuore di Napoli. Il ristorante rappresentava l’anima più sperimentale di un contenitore che ambiva a coniugare memoria storica e visione futura attraverso architettura, design e proposta gastronomica – un approccio che abbiamo riconosciuto anche ai Food&Wine Italia Awards nel 2023 con il premio Best Interior Design, assegnato proprio per la capacità di trasformare lo spazio in elemento identitario del progetto.

Un ristorante come luogo di pensiero

Nato nelle stanze superiori di ScottoJonno, nella Galleria Principe di Napoli, Sustànza non è mai stato un ristorante nel senso tradizionale del termine. È stato piuttosto un laboratorio di linguaggio gastronomico, in cui il Mediterraneo veniva raccontato come geografia viva fatta di migrazioni, fermentazioni, spezie e stratificazioni culturali, che abbiamo elogiato fin dagli esordi, come racconta questo articolo.

Nel comunicato che accompagna l’annuncio si legge:

Sustànza è stata una casa di pensiero prima ancora che un ristorante: un posto in cui la cucina poteva prendersi la libertà di essere cultura, identità, gesto politico e umano. Chiudere non significa cancellare, significa proteggere ciò che è stato e preparare il terreno a un nuovo capitolo.

Un congedo misurato, lontano dai toni sensazionalistici, che restituisce la natura profondamente progettuale dell’iniziativa.

Ultimo servizio: 28 febbraio

Per chi desidera vivere l’esperienza di Sustànza prima della chiusura, il tempo è limitato: l’ultimo servizio è previsto per il prossimo 28 febbraio.

Non un addio, ma – come suggeriscono le parole dello chef – la sospensione di un discorso destinato a trovare nuove forme.

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