Tramezzini NYC

Da Venezia a New York: l’architetto della Laguna che ha portato il tramezzino Oltreoceano

Un’idea nata dalla nostalgia diventa un progetto imprenditoriale: Filippo Paccagnella ha introdotto il famoso panino nella Grande Mela, trasformandolo in un’esperienza contemporanea tra catering, design e cultura del cibo.

A New York puoi mangiare qualunque cosa. Quasi qualunque. Il tramezzino, però, fino a poco tempo fa, non rientrava nell’immaginario food della città. Da questa mancanza nasce l’intuizione di Filippo Paccagnella, architetto veneziano con cittadinanza italo-americana, che nel 2017, insieme al fratello Massimiliano, decide di colmare il vuoto.

Arrivato a New York nel 2010 per lavorare come architetto e interior designer, Paccagnella porta con sé una nostalgia precisa: quella per il tramezzino. «Era quasi un’ossessione», racconta. «A New York esisteva solo il concetto di sandwich. Mancava completamente quella morbidezza, quella delicatezza». Dopo anni passati a desiderarlo senza trovarlo, decide di fare una verifica: il marchio Tramezzino negli Stati Uniti è ancora disponibile. Lo registra, intuendo il potenziale di qualcosa che, altrove, è quotidiano ma lì inesistente.

Come il tramezzino italiano ha trovato casa a New York

Filippo Paccagnella, co-founder di Tramezzini NYC

L’inizio è artigianale: un mercatino di street food a Brooklyn, ogni fine settimana, con pane importato da Venezia. «All’inizio li chiamavo Venetian sandwiches. Ho perso tre anni a spiegare cosa fossero». La lezione è immediata: le cose semplici devono restare semplici. E così il nome torna quello originale, anche se per molti americani resta una parola esotica.

Il pane, del resto, è il cuore del progetto. «È una questione sentimentale», spiega. «A New York l’acqua è diversa, le strutture produttive anche. E soprattutto manca un lievito madre con quarant’anni di storia». Il risultato è un prodotto che punta sull’autenticità, pur con una rilettura contemporanea: ricette classiche accanto a varianti più creative, come crudo, pera, brie e riduzione di balsamico, oppure proposte stagionali – dalla zucca alle verdure locali.

Dopo una prima fase con un punto vendita – chiuso ormai da sette anni – Tramezzini NY evolve in una realtà più agile, focalizzata su catering e private chef. Una scelta strategica che oggi permette di lavorare soprattutto con eventi aziendali e party, in collaborazione con Cremini’s, realtà marchigiana con cui condividono una visione della cucina regionale italiana. I clienti spaziano dalla moda al tech: Armani, Valentino, Golden Goose, ma anche Facebook, Instagram e Apple.

L’offerta si muove tra dieci e dodici gusti, con il più richiesto che resta un grande classico: Parma, mozzarella e rucola. Nel tempo, il progetto ha ottenuto riconoscimenti importanti – tra i 14 migliori sandwich di New York e tra gli 80 migliori al mondo, oltre a due citazioni sul New York Times – ma per Paccagnella il vero traguardo è altrove.

«Il tramezzino per me è uno stile di vita», dice. Non solo un prodotto, ma un’esperienza sensoriale che intreccia design, branding e cultura del cibo. Un approccio coerente con il suo percorso professionale, che continua a muoversi tra interior design, business development e marketing, creando connessioni tra mondi diversi. Oggi lo sguardo è rivolto alla West Coast, con nuovi sviluppi previsti entro giugno. «Non ci fermiamo mai», conclude.

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