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Prezzi dinamici nei supermercati: come funzionano e perché potrebbero ridurre lo spreco alimentare

Uno studio mostra meno sprechi e più margini. Come funzionano e quali effetti per consumatori e distribuzione.

I prezzi dinamici potrebbero entrare nei supermercati e cambiare il modo in cui acquistate prodotti freschi e deperibili. L’ipotesi, già analizzata negli Stati Uniti, prevede che il costo di alcuni alimenti cambiare in base alla loro prossimità alla scadenza, con effetti misurabili su sprechi e margini. In Italia ci sono delle app (come To Good To Go) che prevedono sconti per questo tipo di alimenti ma lo studio descrive una pratica più precisa e sistematica, messa in atto dai singoli punti vendita che prevede sì uno sforzo da parte dei lavoratori degli store ma che porta a innegabili e comprovati vantaggi per tutti: i supermercati guadagnano di più, i consumatori risparmiano, gli sprechi sono enormemente ridotti.

Come funzionerebbero i prezzi dinamici nei supermercati

Il principio è semplice: un prodotto costa meno man mano che si avvicina alla data di consumo consigliata. È un modello già diffuso in altri settori, come trasporti e ospitalità, dove le tariffe cambiano nel tempo: a volte aumentano e a volte diminuiscono a seconda della prossimità della prenotazione. Applicato alla distribuzione alimentare, potrebbe incidere su uno dei nodi più rilevanti del sistema: lo smaltimento degli invenduti.

Secondo una ricerca condotta dalla Rady School of Management dell’Università della California a San Diego, l’introduzione di prezzi dinamici sui prodotti deperibili porterebbe a una riduzione dello spreco alimentare intorno al 21%. Parallelamente, i margini lordi dei supermercati crescerebbero di circa il 3%, senza interventi strutturali sulle filiere.

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Lo studio è stato fatto per un motivo ben preciso, una richiesta degli esercenti: in California, infatti, esistono limitazioni allo smaltimento dei rifiuti organici che spingono le aziende a individuare soluzioni alternative. In questo quadro, la modulazione dei prezzi diventa uno strumento operativo: un algoritmo stabilisce quando e quanto ridurre il costo di un alimento, anche più volte nell’arco della giornata, in funzione dell’inventario e della deperibilità. L’intelligenza artificiale potrebbe aiutare molto in tal senso.

«Questa ricerca mostra che la maggiore flessibilità dei prezzi derivante dagli sconti sugli alimenti che stanno per scadere riduce significativamente gli sprechi alimentari e aumenta i margini di profitto tra i rivenditori», ha spiegato Robert Sanders, docente di marketing e analisi presso la Rady School.

L’impatto non riguarda soltanto la distribuzione. Per i consumatori, il sistema introduce una leva economica che orienta le scelte verso prodotti più convenienti e prossimi alla scadenza, contribuendo indirettamente a ridurre i rifiuti domestici. Allo stesso tempo, i retailer possono contenere i costi legati allo smaltimento e migliorare la rotazione delle merci.

Il tema si inserisce in una discussione più ampia sul rapporto tra consumo e sostenibilità. Secondo i dati Fao, una quota rilevante delle emissioni legate al settore alimentare deriva proprio dallo spreco. Ridurre la quantità di cibo non consumato significa intervenire anche su questo aspetto, con effetti che vanno oltre il singolo punto vendita.

L’adozione su larga scala resta, per ora, una prospettiva di difficile attuazione ma se questi effetti così positivi sono stati ottenuti negli Stati Uniti, un Paese in cui la spesa “quotidiana” è un’usanza praticamente inesistente, pensate a che giovamento potremmo ottenere in Italia dove ancora oggi la stragrande maggioranza della popolazione acquista i beni alimentari più volte alla settimana, se non ogni giorno.

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