Maiolica VignaMadre

La rinascita della Maiolica

L’azienda ortonese VignaMadre ha riportato in vita un vitigno autoctono abruzzese quasi scomparso, partendo dal vigneto per ritrovare nel calice un sorso gastronomico.

C’è un vitigno che l’Abruzzo aveva quasi dimenticato. La Maiolica è un’uva a bacca nera documentata nella regione fin dalla fine dell’Ottocento, citata nel Bollettino Ampelografico del 1875 e negli studi di Sannino del 1892. Era arrivata sull’orlo dell’erosione genetica, soppiantata dall’avanzata di varietà più produttive, ma torna a essere vinificata grazie al lavoro “eroico” della famiglia Di Carlo, alla guida dell’azienda VignaMadre di Ortona.

Iscritta al Catalogo Nazionale delle varietà di vite nel 1970 e conosciuta anche con il nome di “Ortonese”, era storicamente diffusa tra Ortona, la Valle Peligna e il territorio aquilano. E oggi, dopo un percorso di ricerca pluriennale, torna nel calice.

Un recupero costruito in vivaio e in cantina

Maiolica VignaMadre
Giannicola e Federico Di Carlo

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il progetto non nasce come operazione di immagine, ma attraverso un difficile percorso tecnico. Il recupero ampelografico ha preso le mosse dalla raccolta di marze da ceppi vetusti nelle aree storiche del vitigno, con la collaborazione dell’agronomo Cesare Tiberio dei Vivai Rauscedo, incaricato della selezione e del recupero del materiale storico della Maiolica Nera. Da qui sono seguite la valutazione sanitaria delle piante, la caratterizzazione ampelografica e (a partire dal 2015) le prime microvinificazioni sperimentali.

Il 2019 segna una tappa significativa, con i primi campioni sottoposti all’assaggio di un gruppo di enologi provenienti da realtà vitivinicole abruzzesi. «Già in quelle valutazioni la Maiolica mostrava un profilo distintivo, con equilibrio acido-fenolico, finezza aromatica e una buona attitudine alla vinificazione in purezza», riferiscono da VignaMadre.

Il riconoscimento istituzionale del vino è arrivato nel 2024 e la presentazione pubblica dell’etichetta è avvenuta al Vinitaly 2026, nell’ambito della linea che l’azienda riconduce alla propria visione improntata a una viticoltura a basso impatto e a lavorazioni in cantina poco invasive.

Performante in vigneto, gastronomico nel calice

Sul piano agronomico, la caratterizzazione del vitigno descrive una maturazione precoce e una vigoria contenuta, con una buona resistenza agli stress climatici: tutte caratteristiche che lo rendono interessante anche in chiave di resilienza al cambiamento in corso. Il risultato è un profilo fenolico equilibrato, con tannini fini.

VignaMadre ne ha tratto l’etichetta Iconic, che nasce nei vigneti di Caldari, a Ortona, a 280 metri di altitudine. La vinificazione avviene in acciaio. Nel calice il vino si presenta di un rosso luminoso, mentre il naso porta note fragranti di frutti rossi e delicati sentori speziati. Il sorso risulta leggero e scorrevole, con tannini delicati, una bella freschezza che lascia emergere il frutto. Un profilo che ne fa emergere la vocazione gastronomica.

 

 

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