I numeri non mentono: se il 50 (che nella cabala dei pizzaioli napoletani indica il pane, o l’impasto) è ormai il marchio di fabbrica del sodalizio imprenditoriale tra Ciro Salvo e Alessandro Guglielmini, le cifre iniziano a essere importanti anche per quel che riguarda gli indirizzi, oltre che naturalmente i clienti e gli affari: quattro pizzerie – con l’insegna 50 Kalò, sinonimo della buonissima pizza napoletana di Salvo – tra Napoli, Roma e Londra, ma anche una hamburgeria di qualità, un Bed&Breakfast a due passi dal lungomare partenopeo (50 Suite) e, ultimo arrivato nel settembre 2025, Casa 50: un ristorante di cucina mediterranea sempre nella zona di Mergellina, a Napoli, quasi di fronte alla prima pizzeria aperta nel 2014 e rinnovata nel suo decimo anniversario.

È ormai una piccola galassia gastronomica quella del Gruppo 50 Kalò, che dalla pizza si è estesa alla ristorazione a tutto tondo, oltre che all’ospitalità, proprio grazie all’insegna più recente: un format agile e indovinato, molto in linea con le esigenze attuali sempre più incentrate su una cucina immediata e ben fatta, su una proposta flessibile e sull’atmosfera conviviale.
E soprattutto più facilmente replicabile della pizzeria tout court, dove la figura di Ciro Salvo – che pure può far conto su team collaudati che tengono alto il livello della proposta in ogni sede, da piazza Sannazaro a Trafalgar Square – è un asset tanto quanto l’impasto leggerissimo che interpreta in maniera impeccabile la tradizione partenopea quanto i condimenti curati, intelligenti e mai fuori dalle righe. Così, a meno di un anno dal lancio della nuova insegna, Casa 50 arriva anche a Roma, in via Velletri 16/22, in una zona ad alta densità di uffici, musei, sedi istituzionali e negozi ma che mantiene anche una dimensione vivacemente residenziale.
La nuova apertura, dunque, segna quello che potrebbe essere l’inizio di un nuovo progetto di espansione ben ragionato in cui un ruolo importante è giocato anche dal giovane Stefano Guglielmini, general manager di Casa 50, molto attento a interpretare il settore della ristorazione senza per forza cadere nelle forzature dei trend gastronomici.
Casa 50 Roma: classici partenopei e cucina mediterranea

Sono molte le somiglianze tra la nuova apertura romana e il locale partenopeo – partito con la guida culinaria dello chef campano Giovanni Sorrentino, che ha da poco passato il testimone a Marco Fiore – ma non si tratta di una replica tout court: simile è l’impatto estetico del locale, se pur decisamente più piccolo, che punta su un’atmosfera intima e domestica, sottolineata dalla libreria con vinili, libri e oggetti vintage, dai divanetti a bordo sala e da linee pulite e morbide accompagnate dalla palette incentrata sul rosso mattone, ormai cifra identitaria cromatica del brand 50 Kalò. E, curiosamente, anche a Roma come a Napoli i due locali del gruppo si concentrano in un’unica zona della città – lì Mergellina, qui piazza Fiume e dintorni – senza però farsi concorrenza grazie alla proposta fortemente identitaria e diversificata.
Il menu romano è invece abbastanza diverso: se a Napoli, nella bella sede circondata da un grazioso giardino, predomina la brace con il forno Josper e si celebra la tradizione partenopea meno scontata, a Roma la cucina – affidata allo chef resident Vincenzo Cammarota – è più ampiamente mediterranea e oltre a portare alcuni capisaldi della cucina campana, di cui in città mancano esempi eccelsi, si apre anche al repertorio della Capitale. E pure la carta dei vini si amplia dalla Campania al resto d’Italia.

Così, tra gli antipasti si possono assaggiare alcuni pezzi più emblematici della friggitoria napoletana e di 50 Kalò – dalla Frittatina di bucatini con besciamella, provola e prosciutto cotto al Crocchè di patate – ma anche i Fiori di zucca ripieni di ricotta di bufala e provola e il Carciofo croccante con hummus di ceci e salsa verde, omaggio alla romanità nonostante la stagione agli sgoccioli. E se c’è spazio anche per i poderosi must partenopei come la Parmigiana di melanzane classica e il Peperone “’mbuttunato”, chi cerca qualcosa di più fresco e leggero può scegliere anche tra proposte come la Tartare di manzo con stracciata di bufala e puntarelle, o l’ombrina marinata agli agrumi con fiori di zucca crudi, fuori carta del giorno.
I primi sono protagonisti, spaziando dallo Spaghetto alla Nerano con zucchine, fiori fritti e provolone del monaco Dop al Risotto mantecato al pesto di limoni biologici con tartare di gambero rosso e basilico e oltre. Ma il consiglio è, nonostante le temperature esterne sempre più elevate e quella di servizio quasi magmatica, di non perdere l’assaggio della pasta e patate gratinata con Parmigiano Reggiano. I secondi mettono in evidenza la qualità della materia prima, dalle selezioni di carni pregiate alle Costine di agnello scottate con funghi cardoncelli e patate forno o al pesce azzurro (proposto con sugo di pomodorini alla mediterranea). E se tra i dolci spicca una buona caprese in versione al cioccolato o al limone con gelato alla vaniglia, un capitolo a sé merita la pizza.
La pizza “italiana” che accompagna la cucina

Se da 50 Kalò la pizza di Ciro Salvo è naturalmente la star, e da Casa 50 Napoli non compare per nulla, a Roma la storia cambia: una pagina del menu è infatti dedicata alle pizze, dalla Cosacca al Ripieno al forno passando per Capricciosa e Marinara. Non si tratta, però, della proposta per cui Salvo è giustamente considerato un maestro: plasmata sulle possibilità offerte dal locale, forse anche sulle abitudini dei romani e pure sul gusto personale di Alessandro Guglielmini, qui assume una sua identità autonoma dal nome e dalla fama del maestro pizzaiolo, che è affidata ad Antonio Sigillo e Salvatore Murolo, amico di lunga data di Ciro Salvo con cui le strade professionali si sono finalmente incrociate qui a Roma.
Facendo incontrare la scioglievolezza di un impasto altamente idratato con il tocco croccante della stesura sottile e della cottura (appena più prolungata) nel forno elettrico, il risultato è più vicino a una pizza “all’italiana” di quanto non lo sia a Napoli o a Roma, e si rivela ideale tanto per accompagnare la proposta gastronomica aggiungendo al centro del tavolo qualche spicchio da condividere quanto per mettere d’accordo chi – anche a pranzo, tutti i giorni – preferisce la pizza invece della cucina, anche se fosse l’unico dei commensali a fare questa scelta.