Ci sono festival gastronomici che nascono per celebrare un prodotto, altri per riunire grandi nomi della ristorazione e altri ancora che diventano un’occasione per attirare visitatori. Bob Fest, invece, sembra essersi dato un obiettivo diverso: utilizzare la gastronomia come pretesto per costruire una nuova narrazione della Calabria. Un cambio di prospettiva dato da Anna Rotella e Bob D’Avanzo, gli organizzatori della manifestazione, che fanno emergere proprio questa idea: la volontà di far conoscere un territorio intero e non di promuovere una singola attività.
È probabilmente questa la ragione che ha permesso a Bob Fest di trasformarsi negli anni. Da appuntamento nato attorno a una pizzeria è diventato una manifestazione itinerante che coinvolge città, amministrazioni locali, professionisti della ristorazione e ospiti provenienti dall’Italia e dall’estero. Ma soprattutto è diventato uno strumento per creare relazioni durature.
Il Bob Fest si è evoluto e continuerà a farlo
«Roberto è il frontman ma ci siamo io, Alessandra e Silvia che lavoriamo insieme sempre con gli stessi obiettivi. Io mi occupo della parte gestionale» dice Anna Rotella, compagna di avventure e di vita di Roberto D’Avanzo. Il Bob Fest nasce in maniera diversa: delle serate a quattro mani in pizzeria «un luogo che noi usavamo come centro di un piccolo villaggio. Aprivamo il festival nel nostro giardino, Silvia e Alessandra si occupavano dei talk e degli ospiti, erano incontri interessantissimi, servivamo un aperitivo in giardino e poi proseguivamo con la cena vera e propria. Mi ricordo le serate con Confine, Berberè, 180g, con il karaoke tra gli staff. Quei rapporti sono sempre più solidi e infatti per loro è un appuntamento imprescindibile ogni anno e in questo modo si consolida questa amicizia».
È un ricordo che racconta bene la natura del progetto perché continua a dare valore alla dimensione umana. Il rapporto tra i professionisti non si esaurisce nelle giornate della manifestazione ma si consolida nel tempo, creando una rete che si rinnova ogni anno.

Naturalmente la crescita ha comportato nuove difficoltà organizzative perché da quelle serate in amicizia il Bob Fest è cambiato e ogni anno sceglie una sede diversa. Portare un festival in giro per la Calabria significa affrontare sfide logistiche importanti, soprattutto per un gruppo di lavoro che continua a mantenere una dimensione familiare.
«La sfida è che all’interno della tua pizzeria sei nella comfort zone, fare un festival così grande e itinerante è una sfida immensa: pensa alla dislocazione anche solo dello staff. Quest’anno la sede è a tre ore di auto da noi, quindi è davvero difficile e tante volte ci chiediamo chi ce lo fa fare ma lo facciamo con l’obiettivo comune: non portare sempre acqua al nostro mulino ma far conoscere realtà del luogo anche lontane da noi, purché siano della Calabria. Posti che i calabresi nemmeno conoscono: io stessa, mi vergogno a dirlo, la spiaggia dell’Arcomagno a San Nicola Arcella l’ho vista per la prima volta quest’anno. Il Bob Fest è una scusa per visitare la Calabria in più punti». È forse questa la frase che meglio sintetizza la missione del festival: utilizzare il cibo come strumento per attraversare una regione che, nonostante il suo enorme patrimonio naturalistico, rimane ancora poco conosciuta persino ai suoi abitanti.
Il festival come strumento turistico
Negli ultimi anni il turismo italiano sta riscoprendo destinazioni meno battute, complice una crescente attenzione verso i luoghi che non sono ancora stati investiti dai fenomeni di sovraffollamento. La Calabria si inserisce perfettamente in questo scenario e Bob Fest sembra aver intercettato questa esigenza prima di molti altri. La manifestazione diventa così un acceleratore di nuove connessioni professionali. Non soltanto tra cuochi, ma anche tra imprenditori e realtà locali. «Parecchi chef non avevano mai visitato la Calabria e ora non se ne vogliono più andare». Anna Rotella ci racconta di vere e proprie attività imprenditoriali che nascono grazie a queste connessioni, una sorta di effetto collaterale virtuoso che raramente viene associato a una manifestazione gastronomica.
Questo avviene anche grazie alla capacità di accogliere persone provenienti da contesti molto diversi: «Questo modo di accogliere le persone è stimolante, è un motivo di confronto con altre realtà perché abbiamo ospiti italiani e internazionali: questa è la spinta che ci fa lavorare meglio».
La parola accoglienza torna più volte nel corso della conversazione e non è casuale. Per Bob Fest il territorio è una componente essenziale dell’esperienza e chi arriva per la prima volta in Calabria, spesso, decide di fermarsi più a lungo del previsto soprattutto se sei una persona che ama il buon cibo: «La biodiversità della Calabria fa innamorare gli chef. Solitamente restano più giorni, si innamorano dei posti e della breve distanza tra mare e montagna, di questi paesaggi diversi a distanza di pochissimi chilometri perché qui sei a mare e dietro l’angolo sei circondato dagli alberi di una pineta. Poi è una terra, non dico incontaminata ma ancora non è satura di turismo, c’è molto rispetto del turista, e questo colpisce le persone, è sfruttata poco. Si ha il rispetto dei luoghi».
Quest’anno il Bob Fest è a Praia a Mare e San Nicola Arcella
La scelta delle località che ospitano il festival segue questa stessa logica. Non si tratta di una decisione calata dall’alto, ma di un processo costruito insieme alle comunità locali. «La scelta è di visitare tutta la Calabria quindi generalmente ci si propongono delle città. — prosegue Rotella — Flirtiamo con Praia e San Nicola da un paio d’anni grazie a dei colleghi del posto che ci hanno chiesto di farlo lì e sono stati fondamentali perché ci stanno dando una mano incredibile su tutto. Anche il sindaco di Praia ci ha tenuto tantissimo e ci sarà l’evento di apertura stagionale dell’Isola di Dino, e sono veramente orgogliosa che il sindaco abbia scelto il Bob Fest per il lancio». Anche questo dettaglio contribuisce a definire l’identità della manifestazione. Il festival non arriva nei territori come un contenitore esterno, ma prova a diventare parte integrante della loro progettualità culturale.

Ma cosa aspettarsi dal Bob Fest per il 2026? Anna Rotella ha scelto una parola diversa per descrivere lo spirito dell’evento: «Quest’anno la parola d’ordine è spensieratezza. Vorrei vivere l’evento con leggerezza, con quello che siamo diventati, un posto in cui tutti si incontrano, un posto di amici. Non so dove ci porterà l’evoluzione del festival, all’esaurimento?», dice sorridendo. «Spero che ci porti alla consapevolezza di dover organizzare più eventi di questo tipo per non sentirci soli. Essendo dislocati ci sentiamo spesso soli in Calabria. Avere quelle giornate di colleghi che lavorano con lo stesso obiettivo ci fa rendere conto del potenziale che abbiamo in Calabria se ci mettiamo insieme e lavoriamo».
È probabilmente qui che il racconto di Bob Fest supera definitivamente la dimensione gastronomica: la parola che emerge più di tutte, in fondo, non è cibo e non è nemmeno turismo ma è comunità. Perché il festival sembra rispondere a un’esigenza molto forte oggigiorno: costruire reti in territori che troppo spesso si percepiscono isolati.