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Le birre analcoliche crescono dell’85% e cambiano il mercato: così si sta trasformando il settore

Assobirra: «Serve una visione industriale chiara per sostenere la competitività della filiera»

Le birre analcoliche stanno ridisegnando il mercato italiano. Nel 2025 il segmento low e no alcol è cresciuto di oltre l’85% in un solo anno, passando dal 2,1% al 3,9% della quota di mercato. È il dato che emerge con maggiore evidenza dall’Annual Report 2025 di Assobirra che fotografa un settore alle prese con consumi più prudenti, un rallentamento del fuori casa e nuove abitudini di acquisto.

Il comparto brassicolo genera oltre 10 miliardi di euro di valore condiviso e sostenendo più di 112mila posti di lavoro lungo tutta la filiera. Tuttavia, il 2025 conferma una fase di transizione che coinvolge sia la produzione sia i modelli di consumo: c’è stata una flessione del 2,5% delle vendite rispetto all’anno prima con il consumo pro capite che scende a 35,9 litri annui contro i 36,8 litri dell’anno precedente.

Il settore brassicolo è un po’ claudicante

Anche il commercio internazionale mostra segnali di rallentamento. Le importazioni si fermano a 7,5 milioni di ettolitri, in diminuzione del 3,8%, mentre le esportazioni calano del 6%, attestandosi a 3,1 milioni di ettolitri. Una dinamica che, secondo Assobirra, continua a pesare sulla competitività della produzione nazionale. Tra i segnali più evidenti del cambiamento c’è la frenata del canale Horeca. Dopo la ripresa registrata tra il 2022 e il 2023, il consumo fuori casa arretra del 5,2% rispetto al 2024. A incidere sono diversi fattori: la pressione sul potere d’acquisto delle famiglie, l’invecchiamento della popolazione e una maggiore attenzione alla gestione della spesa quotidiana.

Cresce una nuova cultura del consumo che privilegia moderazione, benessere e flessibilità.

«Senza alcun dubbio, in questa svolta l’evoluzione tecnologica ha avuto un ruolo determinante», spiega Carmen Zeolla, exhibition manager di Beer&Food Attraction. «Le aziende hanno investito in ricerca, impianti e processi capaci di garantire birre low e no alcol sempre più evolute sotto il profilo organolettico, giungendo a livelli qualitativi che oggi riescono a soddisfare anche il consumatore più esperto. Ancora di più, tuttavia, a incidere profondamente è stato il cambiamento culturale guidato dalle nuove generazioni e, più in generale, un approccio al consumo sempre più orientato all’equilibrio, alla qualità dell’esperienza, al benessere personale». Il fenomeno riguarda soprattutto la Generazione Z, ma non si traduce in una sostituzione della birra tradizionale. Piuttosto, amplia le occasioni di consumo.

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«Una quota crescente della Generazione Z sceglie di preferenza prodotti analcolici o ne valuta il consumo in base al contesto, all’orario e all’esperienza desiderata. Ed è proprio questo il punto centrale: il low-no alcol non sostituisce necessariamente il consumo tradizionale, né lo penalizza. Se mai, amplia le occasioni di consumo e introduce nuovi momenti di convivialità», aggiunge Zeolla.

Per Assobirra, il comparto sta attraversando una fase di adattamento che richiede una strategia condivisa tra imprese, filiera e istituzioni: «I dati confermano che il comparto birrario italiano sta attraversando una fase di resilienza, seppur non priva di ostacoli e dentro uno scenario economico complesso, segnato da stagnazione dei consumi, pressione sul potere d’acquisto e cambiamenti profondi nei comportamenti delle famiglie», afferma il presidente Federico Sannella. Il settore guarda con favore alla riduzione delle accise prevista per il biennio 2026-2027, ma la misura, secondo Assobirra, non sarà sufficiente da sola a sostenere la crescita.

«La riduzione delle accise rappresenta un segnale importante e un riconoscimento del valore economico e sociale del settore. È una misura che può sostenere investimenti e crescita, ma da sola non basta. Per continuare a crescere oggi serve un salto di qualità collettivo: fare sistema, rafforzare la filiera, sostenere il rilancio dell’Horeca, accompagnare gli investimenti in innovazione e sostenibilità e creare un quadro più favorevole alla competitività delle imprese. La birra può continuare a dare molto al Paese, ma ha bisogno di una visione industriale chiara e di un’alleanza stabile tra imprese, filiera e istituzioni».

La trasformazione del mercato brassicolo italiano sembra quindi seguire una traiettoria già osservata in altri comparti agroalimentari, a partire dal vino. Meno quantità, maggiore attenzione alla qualità dell’esperienza e una crescente domanda di prodotti che consentano un consumo più flessibile e compatibile con i nuovi stili di vita. Le birre analcoliche non rappresentano più una nicchia, ma uno dei segmenti destinati a incidere maggiormente sul futuro del settore.

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