Franciacorta

Festival Franciacorta, il vino si racconta prima del calice

Dal 18 al 20 settembre torna l’appuntamento diffuso tra cantine e vigneti. La novità di quest’anno è una decisa svolta educational: una mostra racconta tutto ciò che accade prima del calice, debuttano i Focus Franciacorta e il programma si apre a neuroscienze, paesaggio, biodiversità e nuovi linguaggi.

Per un weekend si può entrare nelle cantine, scendere nei luoghi dove riposano le bottiglie, incontrare chi il vino lo produce e, naturalmente, assaggiarlo. Ma quest’anno il Festival Franciacorta in Cantina sembra voler chiedere qualcosa in più ai suoi visitatori: non fermarsi al calice.

Dal 18 al 20 settembre l’appuntamento diffuso in Franciacorta torna con degustazioni, visite, incontri ed esperienze disseminate sul territorio, ma sposta con decisione il proprio baricentro verso la conoscenza. Terra, vendemmia, metodo, tempo, paesaggio e competenze entrano nel racconto accanto al vino, mentre il programma ufficiale introduce anche una nuova categoria, Focus Franciacorta, che permette di riconoscere a colpo d’occhio gli appuntamenti pensati per approfondire ciò che c’è dietro una bottiglia: dalle masterclass alle degustazioni verticali, fino alle visite nei vigneti e agli incontri con enologi e produttori.

Una scelta che prova anche a rispondere a una questione con cui il mondo del vino si confronta da tempo: come raccontarsi a pubblici diversi senza banalizzare il prodotto e senza trasformare ogni esperienza enoturistica nell’ennesima degustazione guidata?

Cosa succede prima del calice

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La risposta più esplicita arriva già dal titolo di uno dei nuovi progetti del Festival: Franciacorta prima del calice. Durante i tre giorni la sede del Consorzio Franciacorta a Erbusco ospiterà un percorso espositivo dedicato precisamente a ciò che, di solito, rimane fuori dall’inquadratura quando si stappa una bottiglia.

Il racconto è diviso in quattro capitoli – Terra, Sapere, Vendemmia e Territorio – e mette insieme mappe geologiche, campioni di terreno, strumenti, fotografie e materiali audiovisivi. Ci sono i suoli da cui tutto parte, le competenze tecniche e il patrimonio di conoscenze dei produttori, i gesti della vendemmia 2026 e quel fattore invisibile ma decisivo che nel Metodo Franciacorta è il tempo.

Più che celebrare il prodotto finito, dunque, il percorso cerca di smontarlo idealmente pezzo per pezzo. È anche un modo per ricordare che una denominazione non coincide soltanto con le bottiglie che porta sul mercato, ma con un sistema fatto di agricoltura, persone, paesaggio e scelte produttive.

Ed è proprio il paesaggio l’altro grande tema dell’edizione. Sabato 19 all’Accademia Symposium di Rodengo Saiano lo psicologo e neuroscienziato Andrea Bariselli parlerà del rapporto tra mente, natura e percezione nell’incontro Il paesaggio è un progetto culturale. Il giorno successivo lo sguardo si allargherà invece al suo futuro, mettendo allo stesso tavolo competenze differenti: lo storico dell’arte e scrittore Armando Castagno, l’agronomo Pierluigi Donna, Flavio Serina del Consorzio Franciacorta, Marco Pilotti della Riserva Naturale Torbiere del Sebino e Fiona Colucci della Soprintendenza. Viticoltura, biodiversità, tutela e ricerca finiscono così dentro lo stesso discorso.

Dal Satèn agli assaggi bendati

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Il vino, però, non diventa una materia da studiare a distanza. Resta il centro dell’esperienza e viene affrontato da prospettive diverse.

Le masterclass organizzate tra il Consorzio e l’Accademia Symposium lavorano proprio su questo confine fra tecnica e percezione. Sara Missaglia si concentra sul Satèn e sulla sua identità stilistica; Nicola Bonera mette a confronto differenti tipologie di Franciacorta; Simone Bevilacqua esplora l’abbinamento con i formaggi, mentre Luca Boccoli propone degustazioni alla cieca con Oltre i sensi, togliendo per una volta etichetta e aspettative dall’equazione.

Domenica si entra invece in una delle questioni più interessanti per capire il Metodo Franciacorta: il rapporto con il tempo. Nella masterclass dedicata a evoluzione sui lieviti, affinamento e sboccatura, Bevilacqua affronta ciò che succede alla bottiglia quando, apparentemente, non sta succedendo nulla.

Tra gli esperimenti più significativi dell’edizione c’è poi il Think Tank Franciacorta, sabato pomeriggio all’Accademia Symposium. È riservato agli under 35 e, guidato da Marco Muggiano e Chiara Giovoni, nasce per raccogliere percezioni, aspettative e soprattutto linguaggi delle nuove generazioni, con l’obiettivo di contribuire alla costruzione di un nuovo manifesto.

Non è un dettaglio marginale. In un settore che continua a interrogarsi su come parlare ai consumatori più giovani, il Festival sceglie di non limitarsi a immaginare cosa vogliano: prova a farli entrare direttamente nella discussione.

Le cantine, naturalmente

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Fuori dalle due sedi del programma culturale, il Festival conserva la sua natura più riconoscibile: quella di un evento sparso tra aziende, vigneti e indirizzi della Strada del Franciacorta. Non esiste quindi un unico percorso da seguire, ma decine di possibilità da costruire combinando visite, degustazioni, gastronomia e momenti più informali.

Da Guido Berlucchi, per esempio, Le origini del Franciacorta porta nel luogo dove è conservata la prima storica bottiglia realizzata nel 1961 da Guido Berlucchi e Franco Ziliani. Dopo la visita, la degustazione mette insieme Satèn, Rosé e Nature Millesimato della linea Berlucchi ’61, serviti in magnum e accompagnati da macaron salati creati per l’occasione.

Bellavista, invece, propone la visita La potenza del sogno che attraversa la collina e le gallerie della cantina prima di arrivare alla trilogia Alma Assemblage – Alma Assemblage, Alma Non Dosato Assemblage e Alma Rosé Assemblage – accompagnata da piccoli assaggi di cucina. Non a caso l’esperienza compare proprio tra quelle contrassegnate come Focus Franciacorta.

E per ricordare che approfondimento non significa necessariamente seriosità, domenica pomeriggio Montina cambia registro con il Franciacorta Tour & Sunset Party: prima la visita guidata e un calice di Extra Brut, poi isole gastronomiche curate dagli chef di Villa Baiana e musica al tramonto con il Soleil Party.

Sono sono alcuni dei modi, molto diversi tra loro, di interpretare lo stesso weekend: partire dalla memoria della denominazione, entrare nella filosofia produttiva di una cantina oppure lasciare che la visita confluisca in una festa.

Ed è probabilmente questa pluralità uno dei motivi per cui il Festival continua a funzionare come porta d’ingresso al territorio. Intorno alle aziende vinicole si muovono infatti anche ristoranti, strutture ricettive e operatori dell’accoglienza, con la Strada del Franciacorta a fare da raccordo tra vino, gastronomia e luoghi da scoprire. Il programma completo, con le modalità di partecipazione e le prenotazioni per i singoli appuntamenti, è disponibile sul sito ufficiale del Festival Franciacorta in Cantina.

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