Oltre 19mila ettari di vigneti eliminati in un anno, aziende storiche finite in tribunale, milioni di litri di vino che faticano a trovare compratori. La crisi del vino californiano, iniziata da tempo, sta entrando nella sua fase più difficile.
Non riguarda più soltanto le aree specializzate nei vini economici. Le difficoltà sono arrivate anche a Napa e Sonoma, due dei territori più conosciuti e costosi della viticoltura statunitense.
Secondo il California Winegrape Mapping Project, al primo agosto 2026 nello Stato restavano 439.115 acri di vigneto, circa 178mila ettari. Nei dodici mesi precedenti ne erano stati rimossi 47.229, poco più di 19mila ettari.
È il risultato di un mercato nel quale, da alcuni anni, si produce più vino di quanto se ne riesca a vendere.
Gli americani stanno comprando meno vino
Il problema non è nato nel quest’anno. Già prima della pandemia gli analisti segnalavano un rallentamento dei consumi e un eccesso di offerta. Il Covid mascherò temporaneamente la tendenza: nel 2020 le vendite aumentarono e molte aziende reagirono producendo di più.
Quando quella crescita si è fermata, una parte del vino è rimasta nelle cantine e nei magazzini dei distributori.
Secondo Impact Databank, nel 2025 negli Stati Uniti sono state vendute meno di 300 milioni di casse di vino, contro le 344 milioni del picco raggiunto nel 2021.
C’è anche una questione generazionale. I baby boomer, che hanno sostenuto a lungo il mercato americano, stanno progressivamente riducendo i consumi, mentre millennial e Gen Z non stanno acquistando vino negli stessi volumi. Pesano il maggiore interesse per salute e moderazione, ma anche prezzi elevati e una concorrenza molto più ampia tra birra, spirits, cocktail, cannabis che in California è legale e bevande analcoliche.
In California c’è ancora troppo vino
Il rallentamento della domanda ha prodotto un effetto abbastanza prevedibile: uva e vino sono diventati più abbondanti rispetto alle necessità del mercato. Già dal 2023 molte aziende avevano iniziato a ridurre la produzione e a interrompere i contratti con i viticoltori. I vigneti vengono quindi estirpati perché, in alcuni casi, raccogliere l’uva non è più economicamente conveniente.

Il problema continua anche dopo la vendemmia. Sul mercato californiano sono ancora presenti partite di vino sfuso delle annate 2022 e 2023 che faticano a essere vendute, esercitando ulteriore pressione sui prezzi.
Le difficoltà sono arrivate anche a Napa e Sonoma
Negli ultimi mesi alcuni nomi importanti sono diventati il simbolo di questa situazione. Gundlach Bundschu, azienda di Sonoma fondata nel 1858 e ancora controllata dalla famiglia, ha presentato a settembre domanda di protezione secondo il Chapter 11, la procedura statunitense che permette a un’impresa in difficoltà di continuare a operare mentre ristruttura i propri debiti.
La società ha indicato passività superiori ai 37 milioni di dollari. Negli ultimi mesi aveva già ridotto sensibilmente il personale e rinunciato ad alcuni contratti sui vigneti.
Ancora diversa la storia di Signorello Estate, nella Napa Valley. La cantina era stata distrutta dall’Atlas Fire del 2017 e aveva riaperto soltanto nel 2024 dopo una ricostruzione costata oltre 30 milioni di dollari. Ad agosto ha presentato un’istanza di Chapter 11 nel tentativo di fermare una procedura di pignoramento, poi archiviata. Sul patrimonio pesano decine di milioni di dollari di debiti. Anche McManis Family Vineyards, grande produttore della Central Valley, ha messo in vendita la propria struttura principale e circa 3.500 acri di proprietà.
Anche lo scontro commerciale con il Canada pesa
A una situazione già complicata si è aggiunto il conflitto commerciale tra Stati Uniti e Canada. Dopo l’introduzione dei dazi statunitensi, diverse province canadesi hanno rimosso dagli scaffali vini e altre bevande alcoliche americane. Per la California è stato un colpo durissimo perché il Canada rappresentava uno dei principali mercati esteri. Nel 2025 le esportazioni statunitensi di vino verso il Paese sono diminuite del 78%, con circa 357 milioni di dollari di valore perso.
I dazi hanno inoltre aumentato il costo di diversi materiali utilizzati dalle cantine americane, dalle botti ad altri prodotti necessari alla produzione.
La crisi potrebbe servire a riequilibrare il mercato
La parte paradossale è che proprio estirpazioni, chiusure e riduzioni della produzione potrebbero rappresentare l’inizio della soluzione. Per diversi analisti il settore deve ridimensionarsi dopo decenni di espansione. Meno vigneti e meno vino dovrebbero gradualmente riavvicinare l’offerta alla domanda.
Il rischio è persino quello di esagerare. Se venissero eliminati troppi vigneti e il mercato tornasse a crescere, tra qualche anno la California potrebbe ritrovarsi con meno uva del necessario. Per il momento, però, il problema è opposto.