Lo stop dell’Unione Europea alle importazioni di carne dal Brasile rischia di avere conseguenze anche sulla bresaola. Dal 3 settembre il Brasile non può più esportare nell’Ue alcune categorie di prodotti di origine animale perché non ha fornito le garanzie richieste sull’utilizzo e il controllo degli antimicrobici negli allevamenti. Tra i prodotti interessati ci sono le carni bovine e avicole, oltre a carne equina, uova e miele.
Il problema per la bresaola è nella materia prima. Sebbene sia un prodotto italiano e la Bresaola della Valtellina sia tutelata come IGP, il disciplinare stabilisce che la lavorazione avvenga in provincia di Sondrio, ma non impone che la carne utilizzata provenga da allevamenti italiani.
La produzione dipende quindi in larga misura dalla carne sudamericana. Secondo Mario Moro, presidente del Consorzio di tutela della Bresaola della Valtellina, l’82% della carne utilizzata arriva dal Sudamerica e il 60% di questa proviene dal Brasile. «Questo stop farà venir meno nell’immediato almeno il 25% della materia prima a noi necessaria», ha detto al Sole 24 Ore.
Perché il Brasile è importante per la bresaola
La bresaola si ottiene dalla carne bovina, che viene salata, aromatizzata e stagionata. La disponibilità di tagli adatti alla produzione è quindi determinante per mantenere i volumi delle aziende valtellinesi. Il Consorzio di tutela riunisce 13 aziende, che impiegano circa 1.500 persone. Nel 2025 hanno prodotto complessivamente 11.900 tonnellate di bresaola, per un valore al consumo di circa 502 milioni di euro.

La dipendenza dalle importazioni non riguarda soltanto questo comparto. Nel 2025 i paesi dell’Unione Europea hanno acquistato dal Brasile circa 83.300 tonnellate di carne bovina fresca o congelata. Considerando anche il pollame, il volume supera le 300.000 tonnellate.
A rendere più complicata la situazione è l’aumento dei prezzi. Da giugno, quando l’Unione Europea aveva annunciato il provvedimento, la carne destinata alla produzione di bresaola è aumentata di circa il 15%. Le aziende hanno cercato di aumentare le scorte, ma secondo Moro queste potrebbero essere sufficienti per due o, al massimo, tre mesi.
Ricordiamo che importare carne dal Brasile per la bresaola non è una deminutio per il prodotto. Si usa generalmente la carne di zebù, molto diffusa in Brasile, perché più magra e meno marezzata rispetto a quella di molte razze bovine europee e può presentare una minore tenerezza. Queste caratteristiche, tuttavia, non la rendono una materia prima di scarsa qualità: per la Bresaola della Valtellina IGP vengono selezionati specifici tagli della coscia, sottoposti a controlli e destinati a una lavorazione nella quale la magrezza della carne è un requisito importante. Questo bovino appartiene al gruppo Bos indicus, mentre molte delle razze bovine europee più note per la qualità della carne appartengono al gruppo Bos taurus. Di solito la carne degli zebù presenta caratteristiche genetiche ideali per questo prodotto a differenza dei nostri bovini che producono carne “da bistecca”,dove tenerezza, succosità e marezzatura hanno un peso enorme nella valutazione gastronomica. Nella bresaola il discorso cambia, perché si utilizzano specifici muscoli della coscia, molto magri, che vengono rifilati, salati e stagionati. Anzi, la magrezza dello zebù Nellore può essere una caratteristica funzionale alla bresaola.
Dove trovare altra carne bovina
Una possibile alternativa è rappresentata dagli altri paesi sudamericani, ma anche in questo caso l’offerta non è illimitata. Argentina, Paraguay e Uruguay, secondo quanto riferito dal presidente del Consorzio, rispettano le condizioni richieste dall’Unione Europea, ma non hanno una quantità di carne sufficiente per compensare rapidamente la quota che arrivava dal Brasile.
Perché l’Unione Europea ha bloccato la carne brasiliana
Alla base del provvedimento ci sono i controlli sull’utilizzo degli antimicrobici negli allevamenti. In Europa è vietato impiegare gli antibiotici come promotori della crescita, anche per il rischio che il loro uso favorisca lo sviluppo di resistenze antimicrobiche. Da qualche giorno è in vigore una lista dei paesi autorizzati a esportare nell’Unione Europea sulla base delle garanzie fornite sui sistemi di controllo. Il Brasile, al momento, non ne fa parte.
Secondo Moro, uno degli ostacoli principali riguarda la tracciabilità dei bovini. Il sistema europeo permette di identificare e seguire ogni animale lungo la sua vita, mentre il Brasile dovrebbe ancora dimostrare di poter garantire controlli adeguati sull’intero ciclo di allevamento.
Per bovini che vivono più a lungo rispetto, per esempio, ai polli, ottenere una tracciabilità completa è un processo più complesso. Il blocco delle importazioni potrà essere revocato quando e se il Brasile dimostrerà di avere sistemi di controllo considerati adeguati dall’Unione Europea.