World Cheese Awards

La Svizzera nell’olimpo dei formaggi

È stato Le Gruyère Aop del caseificio Vorderfultigen a vincere il titolo assoluto dei World Cheese Awards 2025, che si sono svolti a Berna dal 13 al 15 novembre. E se a ruota segue il Regno Unito, anche l’Italia porta a casa buoni risultati.

Che la Svizzera sia tra le nazioni europee (e probabilmente del mondo intero) più rinomate per la produzione di formaggi non c’è dubbio, eppure è innegabile che quella che è andata in scena dal 13 al 15 novembre a Berna – che ha ospitato l’edizione 2025 dei World Cheese Awards, l’evento tematico annuale organizzato dalla britannica Guild of Fine Food alla sua 37esima edizione, affermandosi così per tre giorni come Capital of Cheese – sia stata una vera consacrazione a livello globale.

Non solo perché, per la prima volta – dopo l’edizione 2024 in Portogallo e quella 2026 in programma a Cordoba, Spagna, mentre nel 2019 era stata Bergamo a ospitare la gara – la confederazione elvetica è riuscita ad affermarsi come sede dell’atteso appuntamento, grazie a un lungo e complesso lavoro di collaborazione con gli organizzatori inglesi, come ci ha raccontato David Escher, CEO di Switzerland Cheese Marketing (organizzazione no-profit neutrale e trasversale che si impegna a favore del settore caseario svizzero e promuove la conoscenza dei prodotti nazionali nel Paese e all’estero).

World Cheese Awards
Il vincitore Pius Hitz con i presentatori della finale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ma anche perché è stato proprio un formaggio svizzero, lo strepitoso Le Gruyère Aop stagionato oltre 18 mesi del caseificio di montagna Vorderfultigen, guidato dal mastro casaro Piuz Hitz e che ha conquistato anche il 4° posto con il suo Gantrisch Bergkäse, ad aggiudicarsi il titolo più ambito: quello di “Best of the Best”, vale a dire il campione del mondo di bontà e abilità casearia. «È un immenso onore per me e, un riconoscimento per tutto il lavoro quotidiano che svolgiamo, sette giorni su sette, 365 giorni all’anno. È anche un riconoscimento del lungo periodo di affinatura che il formaggio trascorre da noi, circa 20 mesi. Tutto il team ne sarà molto orgoglioso e sono davvero impaziente di scoprire quali effetti questo premio avrà sulla nostra attività – ma prima dobbiamo pensare a come celebrare questo risultato», ha dichiarato l’emozionato Hitz stringendo la coppa assegnata al suo Gruyère.

Un’edizione record

A sancirne la vittoria, in una sessione live di assaggio sul palco condivisa con il pubblico, sono stati i 14 “super giudici” del concorso – tra cui anche l’italiana Eleonora Borgonovi, Export Sales Manager di BU Ambrosi Spa, parte del Gruppo Lactalis Italia – chiamati a degustare nuovamente i prodotti decretati come Super Gold winner dai tavoli di assaggio composti da loro stessi e gli altri membri della giuria internazionale: 265 specialisti (tra tecnici del latte, venditori di formaggi, affinatori e giornalisti gastronomici) che hanno valutato i formaggi in piccoli gruppi, assaggiandoli alla cieca, senza marchi visibili né informazioni sulla provenienza o sul produttore, e assegnando le medaglie Bronzo, Argento, Oro e Super Oro – e anche altri premi speciali,  dal Best Artisan Cheese alla  Best Female Cheesemaker – basandosi su quattro criteri di valutazione: l’aspetto di crosta e pasta, la consistenza, l’aroma e il gusto.

Già affermati come il più grande evento caseario al mondo, quest’anno i World Cheese Awards hanno raggiunto la cifra record di 5.244 campioni provenienti da 46 Paesi – dall’Afghanistan al Giappone, e oltre – rompendo per la prima volta il tetto dei 5mila formaggi in gara: una distesa di forme, dalle piccole tome alle grandi ruote, dai freschi ai super stagionati, dai caprini e pecorini ai vaccini e bufalini fino ai prodotti a base di latte di cammella o cavalla, esposta alla vista (ma non a portata di assaggio, gelosamente custodita da transenne di legno) del pubblico che nei tre giorni ha affollato la moderna struttura della Neue Festhalle di Berna che ospitava anche lo Swiss Fine Food Market con prelibatezze svizzere e il mercato del formaggio, mentre all’esterno erano allestiti chalet, palchi per concerti e momenti di intrattenimento e perfino tram dedicati a vino e formaggio made in Switzerland.

I magnifici 14

Oltre a Le Gruyère Aop del caseificio Vorderfultigen – un elegante e avvolgente concentrato di umami e sapidità che incarna alla perfezione la tradizione alpina, stagionato per circa 20 mesi nelle grotte naturali ricavate dai bunker della Seconda guerra mondiale dall’affinatore Gourmino –, ad arrivare alla “finalissima” sono stati altri 13 prodotti piuttosto differenti tra loro, che raccontano l’affascinante diversità del mondo caseario narrata dai giudici: dalla piccola e candida “robiolina” di capra della Yozawa Goat Farm, dal Giappone, dalla consistenza che ricorda quasi la clotted cream britannica, all’ insolito e “multidimensionale” Hechizo, altro caprino spagnolo della Quesería La Zarcillera, dal saporito Montana Intenso dalle note di butterscotch di Maaz, dai Paesi Bassi al sapore “nostalgico” del Malý Princ di Eniquem, formaggio vaccino stagionato 4 mesi in arrivo dalla Slovacchia, fino alla “perfezione” dello Stockinghall, gustoso e bilanciato formaggi vaccino stagionato nella stoffa (secondo la tradizione del Cheddar inglese) realizzato da Murray’s Cheese, negli Stati Uniti.

Gruyere
Forme di Le Gruyère Aop nelle grotte di stagionatura di Gourmino

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E se la Francia si è piazzata in finale con due formaggi – la forma da 2,5 kg di Ossau-Iraty Aop da latte di pecora pastorizzato di Agour, definito un “formaggio da conversazione” ideale per lunghe serate conviviali, e il delicato e bellissimo Crémeux des Aldudes aux fleurs di Etxaldia, dalla crosta fiorita punteggiata da variopinti fiori eduli –, un bell’exploit è stato quello del Regno Unito, con un’entusiasmante tripletta: la piccola forma piramidale da latte di pecora e caglio vegetale del Pave Cobble di White Lake Cheese, l’insolita texture a scaglie dell’Aged Rutland Red della Long Clawson Dairy (tradizionale formaggio vaccino dalla crosta tinta di arancione con l’annatto e la copertura di stoffa) e la “complessità profonda” dello Sparkenhoe Red Leicester della Leicestershire Handmade Cheese Company, dall’apparenza simile ma con un carattere tutto suo.

Il successo svizzero

La parte del leone è però andata alla Svizzera che, oltre al campione del mondo, è arrivata in finale anche con il Königs-Chäs Rezent di Rüttiberg Käse AG – che a una giudice ricordato “la passeggiata in montagna” fatta il giorno prima sulle Alpi Svizzere –, l’Appenzeller® Edel-Würzig segreta della Käserei Ifang di Christian Tschumper affinato 9 mesi con una concia per un risultato “absolutely decadent”, e il già citato Gantrisch Bergkäse di Vorderfultigen. Un successo, quello elvetico, motivato anche da fattori numerici: i produttori locali, anche in vista della scelta di Berna come sede dell’edizione di quest’anno – fenomenale vetrina per l’intera produzione nazionale – hanno aderito in massa mandando in gara ben 948 prodotti.

A sottolinearlo con fairplay è lo stesso David Escher che puntualizza però anche come la produzione svizzera sia anche perfettamente rispondente alle esigenze della domanda globale: «I nostri valori chiave sono quelli di una produzione al 100% naturale, che per una sorta di gentlemen agreement tra produttori è basata esclusivamente su ingredienti locali e naturali ed esclude ogni tipo di aggiunta artificiale, buccia inclusa, e su lavorazioni artigianali di piccoli caseifici orgogliosamente focalizzati più sulla qualità che sulla quantità, il che si riflette anche sul gusto dei prodotti e incontra le tendenze del mercato». Un risultato entusiasmante, suggellato nella stessa giornata da un’altra importante “vittoria” internazionale per le produzioni svizzere: la riduzione dei dazi dal 39% al 15% per l’export verso gli Stati Uniti, equiparati a quelli degli stati dell’Unione Europea. Un’ottima notizia, in particolare per Le Gruyère, amatissimo negli States.

Il palmares italiano

Anche se l’Italia non è arrivata in finale, e nessun prodotto nostrano è stato selezionato tra i Super Gold winner, portiamo a casa dei risultati piuttosto lusinghieri: sono in totale 376 le medaglie conquistate dai produttori italiani, dai formaggi stagionati e semi-stagionati di latte bufalino del caseificio campano Barlotti – tra cui l’Oro per la Robiola, al grande successo per Parmigiano Reggiano, che porta a casa ben 3 Super Gold per una sola tipologia di prodotto, in diversi range di stagionatura: quelli assegnati al Caseificio 4 Madonne di Modena per un Parmigiano Reggiano di oltre 40 mesi, alla Latteria sociale San Bartolomeo (Reggio Emilia) per un Parmigiano Reggiano 30-39 mesi e alla Latteria sociale San Girolamo (Guastalla, Reggio Emilia) per un Parmigiano Reggiano 24-29 mesi.

World Cheese Awards
Cheeseitaly, il Parmigiano Reggiano ai World Cheese Awards 2025

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E se 11 Super Gold su 107 assegnati sono italiani – tra cui Cacio alla Presura del Caseificio dei Barbi dalla Toscana, il Formaggio d’alpeggio-Alpkäse di Genuss Bunker dall’Alto Adige e la Burrata dell’Azienda Agricola e Zootecnica Posticchia Sabelli di Lavello, Basilicata – sono 103 in totale (oltre ai 3 Super Gold, 27 Medaglie d’Oro, 34 Medaglie d’Argento e 40 Medaglie di Bronzo) i premi per la Nazionale Parmigiano Reggiano, che si conferma il formaggio più premiato al mondo. Sommando poi anche quelli conquistati dalla Nazionale Italiana Formaggi (28 medaglie, tra cui 2 d’Oro, 11 d’Argento e 15 Medaglie di Bronzo, con prodotti in arrivo da Lombardia, Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Campania, Sardegna, Puglia e Sicilia) il risultato 2025 di Cheeseitaly, che riunisce appunto le due nazionali, è decisamente lusinghiero toccando la quota complessiva di 131 riconoscimenti.

«Un merito e un plauso a tutti i produttori che, con noi, hanno fatto uno straordinario processo di selezione di prodotti. Questo è un riconoscimento all’Italia delle grandi Dop e Igp e anche per la tradizione casearia che sa innovare. Medaglie che ora diventano elemento di mercato per la valorizzazione del prodotto di imprese e agricoltori in un contesto difficile, minacciato da dazi e, anche, crisi internazionali e spopolamento di aree interne», commenta il presidente di CheeseItaly Gabriele Arlotti.

 

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