Rinascimento levantino

Una nuova generazione di vinificatori libanesi sta producendo bottiglie audaci e di grande qualità.

vino libano

Anche se non siete appassionati di vini mediorientali, è probabile che abbiate sentito parlare di Château Musar. Rinomata per i suoi voluttuosi assemblaggi di uve rosse in stile bordolese, questa cantina e il suo carismatico proprietario, Serge Hochar, hanno fatto conoscere al mondo il vino libanese sin dagli anni 70. Per lungo tempo, quello di Musar è stato un successo isolato. Le cose sono cambiate a partire dai primi anni del nuovo millennio, quando alcuni produttori locali hanno cominciato a creare uno stile che sentivano più “libanese”, meno influenzato dalla sensibilità europea. Attraverso la scelta di diversi vitigni, tecniche e, in parte, di un tocco stilistico più leggero, stanno dando ai loro vini una precisa identità territoriale.

Molti di questi vignaioli emergenti si trovano nella valle di Bekaa, in Libano. Ampio e selvaggio, dall’orizzonte sconfinato che sfuma in un’indistinta foschia blu, questo grande altopiano ha visto piantare le prime vigne più di 5mila anni fa. Un astro nascente della zona è Faouzi Issa, il trentacinquenne direttore di Domaine des Tourelles. Schietto, smaliziato e brillante, questo vignaiolo formatosi da Château Margaux è convinto che il futuro del vino libanese non sia il cabernet, ma la più ordinaria uva cinsaut. «I francesi la chiamano piss en vin!», racconta lui con una risata. «Ma qui da noi è la conferma che quello della valle di Bekaa è un terroir strepitoso». Le sue vigne ad alberello piantate ormai 60 anni fa sono sparpagliate disordinatamente tra le rocce, ma i vini che se ne ricavano sono invece molto affidabili e precisi: i loro cinsaut floreali e leggermente speziati fanno pensare a una versione mediorientale del pinot nero.

Altri produttori si stanno dedicando a varietà di uva locali, come merwah e obaideh. Château Ksara ha lanciato il suo primo Merwah in purezza nel 2017, un bianco monovitigno dai delicati sentori di agrumi e melone. Château Kefraya si è spinto ancora oltre, sperimentando con una dozzina di vitigni locali tra cui assali el arous, inab el mir e assouad karech, e invecchiando questi vini in anfora, in omaggio al retaggio fenicio di queste uve. Nel nord del paese, anche l’orgogliosamente libanese IXSIR (dalla parola “elisir” in lingua araba) si sta distinguendo. Ospitata in un edificio di pietra calcarea di 400 anni fa meravigliosamente ristrutturato, quest’azienda vinicola modello si cimenta con terroir di tutto il Libano (e ospita anche un eccellente ristorante).

È difficile parlare di vino in Libano senza affrontare l’argomento della guerra — tutti quelli che incontri hanno storie drammatiche da raccontare al riguardo e il conflitto in Siria, che confina con il paese a nord e a est, è una minaccia latente. Per ogni appezzamento di terra coltivato, a vite o con altre colture, nella valle di Bekaa, ce n’è un altro occupato da un campo profughi. I fratelli Sandro e Karim Saadé sono proprietari dello Château Marsyas, sempre nella valle, e posseggono anche l’unica azienda vinicola attiva in Siria, Domaine Bargylus, che hanno continuato a dirigere anche dopo l’inizio della guerra, da lontano.

Nonostante la sua instabilità, le persone continuano a scegliere di tornare in Libano. Vent’anni fa, Naji e Jill Boutros hanno lasciato la loro comoda vita a Londra, dove Naji lavorava in una banca d’affari, per trasferirsi nel piccolo paese di montagna dove lui è nato, Bhamdoun, a produrre vino. Oggi, Chateau Belle-Vue fornisce i suoi sontuosi rossi a ristoranti stellati di Londra e Chicago. E ha rivitalizzato una comunità decimata dalla guerra. «È una grande responsabilità», racconta Jill. «Siamo perfettamente coscienti che l’economia della zona dipende dal nostro successo; però, a essere onesti, se anche i nostri vini fossero meno pregiati li produrremmo con la stessa passione». Fortunatamente per tutti, le loro bottiglie sono ben lontane dall’ordinario.

Il nuovo Libano

2017 IXSIR ALTITUDES ROSÉ
Uno dei punti di forza dei vini libanesi è il rosé e questo assemblaggio di cinsaut, syrah e caladoc è particolarmente elegante: fresco e agrumato, con un tocco di sapidità nel finale.

2017 CHÂTEAU KSARA MERWAH
Ottenuto dalle uve di una singola vigna di merwah piantata 66 anni fa, questo bianco di facile beva è fresco, fruttato e delicato. È il genere di bottiglia da mettere nel secchiello del ghiaccio in un caldo giorno d’estate.

2016 DOMAINE DES TOURELLES VIEILLES VIGNES CINSAULT
Acqua di rose, fichi e prugne selvatiche sono i tratti distintivi di questo vino esotico. Ogni annata è migliore della precedente.

2015 CHÂTEAU MARSYAS
Questo voluttuoso assemblaggio di cabernet è concepito per un lungo invecchiamento. Il secondo vino di Marsyas, B-Qa, è la versione più accessibile del precedente.

2010 CHATEAU BELLE-VUE LE CHATEAU
Notti fredde e giorni caldi esaltano meravigliosamente i tannini di questo aromatico e intenso assemblaggio di cabernet-franc e syrah della denominazione Mount Lebanon.

Nella foto: in edificio storico di 400 anni fa ospita l’azienda vinicola IXSIR.

Alice Lascelles è una giornalista specializzata in beverage e collabora con il Financial Times a Londra.

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