Roberto Conterno va oltre le Langhe

Le ragioni e le strategie dietro l'acquisizione di Nervi

Roberto Conterno alto Piemonte

Gli appassionati di vino conoscono benissimo il nome della casa vinicola Giacomo Conterno: oltre a proporre da decenni dei raffinati Barolo, firma uno dei due o tre rossi più iconici – e costosi – d’Italia, il Barolo Riserva Monfortino. L’attuale titolare, Roberto, conduce da qualche tempo una mirata politica di espansione della gamma produttiva. Ha dapprima aggiunto un paio di etichette (dalla vigna Cerretta, acquisita nel 2008) alla linea della casa madre; ora, con una mossa che ha fatto parlare l’intera Langa, ha rilevato una delle aziende più illustri del Nord Piemonte, Nervi. Ho scambiato con lui alcune considerazioni sull’operazione.

Comprare un’azienda in un territorio così distante dalle Langhe (quasi duecento chilometri) è stata una decisione strategica meditata da tempo, o ti si è presentata un’occasione inaspettata, da prendere al volo?
Direi entrambe le cose. Come tempistica dell’operazione, è più aderente a come si sono svolti i fatti il secondo scenario: quando Erling (Erling Astrup, l’imprenditore che guidava un gruppo di investitori norvegesi proprietari di Nervi in precedenza, nda) mi ha proposto di rilevare il nucleo produttivo, mi ha colto di sorpresa. Non immaginavo che lui e i suoi soci volessero vendere. Ma in realtà stavo meditando da tempo di comprare nell’area dell’Alto Piemonte.

Ora che sei il nuovo titolare, come pensi di procedere? Confermerai la linea stilistica della Nervi, o imprimerai un nuovo corso?
Non capisco bene cosa intendi per linea stilistica… Io ho un modo di fare vino che rispetta il carattere di provenienza delle uve.

Quello che intendevo è che molti rossi di Nervi hanno avuto – anche en vin jeune, come direbbero i francesi – un profilo “austero”: note autunnali di sottobosco, tannini finemente lisi, un frutto più candito che sui primari. Mi chiedevo e ti chiedevo se tu intendessi proseguire questo stilema.
Nervi ha fatto per decenni vini giustamente famosi, che secondo me in varie annate mancavano un po’ di freschezza, di tono. Cercherò di mantenere i caratteri che rispecchiano un vero Gattinara. Di fare cioè non un Barolo più a nord, ma un nebbiolo che nasce su terreni completamente diversi, vulcanici.

Secondo te il plurinominato cambiamento climatico ha dato un sostanziale aiuto ai vini della zona, o i progressi oggettivi che si percepiscono nel bicchiere si devono alla bravura dei produttori?
Non c’è dubbio che oggi le uve nel Nord Piemonte arrivino a maturazione più frequentemente rispetto a vent’anni fa. Conta molto anche la bravura dei produttori, sia di quelli storici che dei nuovi nomi.

Cosa ci aspetta con le nuove bottiglie Nervi/Conterno?
Sul piano pratico, appena arrivato ho termocondizionato la cantina. Il che non è fatto frequente in zona, anzi forse sono stato tra i primi a farlo. Ho deciso di non imbottigliare separatamente i due storici cru del marchio – Molsino e Valferana – della vendemmia 2015, per fare un super Gattinara di annata.
E a proposito di nuove bottiglie, ho trovato bellissime le etichette dei Gattinara Nervi di molti decenni fa: una fascia rosso bordeaux di sfondo, con le scritte bianche. Semplici, lineari. Userò quindi quella grafica, lasciando ovviamente il nome Nervi e aggiungendo Conterno sulla parte bassa.

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