Tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025 vi sarà capitato sicuramente di leggere anche solo qualche titolo che parlava della crisi delle uova negli Stati Uniti d’America con gli americani che facevano scorte e andavano nel panico. I prezzi schizzarono alle stelle fino ad arrivare a 8 o 9 dollari per una confezione da dodici uova di bassa lega, un prezzo assolutamente smisurato. Ai tempi le notizie che ci giungevano dall’altro lato dell’oceano ci parlavano di una crisi dovuta all’influenza aviaria, che stava decimando gli allevamenti e riducendo l’offerta. Le indagini federali hanno però raccontato una storia diversa.
Esiste un vero e proprio “cartello” delle uova come con la droga
Secondo il dipartimento della Giustizia americano, tre tra i maggiori produttori del Paese si sarebbero accordati per gonfiare i prezzi delle uova, approfittando di un momento storico già segnato dall’inflazione post-pandemia e dalla crisi sanitaria negli allevamenti. Le aziende coinvolte sono Cal-Maine Foods, colosso del Mississippi e primo produttore nazionale, Versova, tra le prime cinque del settore, e la più piccola Hickman’s Egg Ranch, con sede in Arizona. Secondo gli inquirenti, bastava un’intesa tra le prime due per condizionare l’intero mercato.

Il meccanismo individuato dall’Antitrust ruota attorno a un passaggio poco noto ai consumatori: il mercato all’ingrosso delle uova, soprannominato la “Wall Street delle uova”. Le grandi aziende non producono tutte le uova che vendono, ma ne acquistano una parte attraverso la Egg Clearinghouse, una piattaforma le cui transazioni determinano i prezzi di riferimento per l’intero settore. Quei dati vengono poi elaborati da Urner Barry, un portale specializzato, e diventano la base per i contratti tra fornitori e catene di supermercati.
L’accusa sostiene che i dirigenti delle tre aziende piazzassero ordini a prezzi elevati sulla piattaforma, per poi revocarli poco prima della scadenza. In questo modo riuscivano a influenzare le quotazioni senza sostenere realmente quei costi. La manovra sarebbe iniziata alla fine del 2022, in un momento in cui i rincari dovuti alla crisi energetica rendevano meno sospetti ulteriori aumenti. L’arrivo dell’aviaria nel 2024 avrebbe poi fornito una copertura perfetta per giustificare nuovi rialzi.
Le conseguenze furono tangibili: scaffali vuoti, acquisti contingentati nei supermercati, consumatori nel panico. In Italia se ne parlò quando alcune aziende americane cercarono di acquistare uova dagli allevatori veneti per tamponare la carenza interna. Il tema entrò persino nella campagna elettorale delle presidenziali del 2024, con Donald Trump che accusava i Democratici di essere responsabili dell’aumento del costo della vita.
L’accordo tra le aziende sarebbe proseguito fino ai primi mesi del 2025, quando l’indagine divenne pubblica e i casi di aviaria iniziarono a diminuire. A quel punto i prezzi tornarono gradualmente alla normalità e mantenere quotazioni gonfiate sarebbe stato difficile da giustificare.
Le tre società hanno negato ogni accusa, ma hanno accettato di patteggiare 3,3 milioni di dollari e di donare oltre 50 milioni di uova alle banche alimentari americane. Un tribunale dovrà ora approvare l’accordo. Resta il dato politico ed economico: per quasi tre anni, uno degli alimenti base della dieta statunitense è stato al centro di una manipolazione sistematica che ha colpito milioni di consumatori.