L’uva non protegge dal sole e non può sostituire la crema solare. È questo il punto da cui partire per leggere correttamente un nuovo studio statunitense che ha attirato l’attenzione sul possibile ruolo di questo frutto nel ridurre alcuni effetti dello stress ossidativo provocato dai raggi ultravioletti.
La ricerca, pubblicata sulla rivista ACS Nutrition Science e realizzata da un gruppo di scienziati di diverse università americane, suggerisce che il consumo regolare di uva potrebbe influenzare alcuni meccanismi biologici associati alla risposta della pelle all’esposizione solare. I risultati, però, vanno interpretati con prudenza e non autorizzano a parlare di uno “scudo naturale” contro i raggi UV. Nessun alimento è in grado di proteggere dai raggi ultravioletti e pensare di sostituire la protezione solare con l’alimentazione espone a rischi concreti, tra cui scottature, danni cellulari e un aumento della probabilità di sviluppare tumori cutanei, compreso il melanoma.
Che cosa sostiene il nuovo studio sull’uva
La ricerca è stata sospettosamente promossa dai produttori di uva della California e ha coinvolto un gruppo di volontari ai quali è stato chiesto di consumare tre porzioni di uva al giorno per due settimane. I ricercatori hanno poi analizzato l’espressione genica della pelle prima e dopo il periodo di consumo, sia in condizioni normali sia dopo una breve esposizione ai raggi ultravioletti.
Secondo gli autori, il consumo di uva avrebbe favorito alcuni processi naturali della pelle, tra cui la cheratinizzazione e la cornificazione, meccanismi che contribuiscono a rafforzare la barriera cutanea contro le aggressioni esterne.

Nei partecipanti sono stati inoltre osservati livelli inferiori di malondialdeide dopo l’esposizione ai raggi UV. Questa sostanza viene utilizzata come indicatore dello stress ossidativo e la sua riduzione potrebbe suggerire una minore presenza di danni cellulari associati all’esposizione solare. Il coordinatore dello studio, il professor John Pezzuto della Western New England University, ha ipotizzato che questi effetti possano interessare anche altri organi, tra cui fegato, muscoli, reni e cervello.
Il problema, oltre all’ipotetico conflitto di interessi alla base della ricerca, è che il numero di partecipanti alla ricerca è irrilevante: solo 29 volontari, di cui soltanto quattro donne. Un numero troppo basso per poter rappresentare la popolazione generale o formulare conclusioni applicabili a tutti. Un altro limite riguarda la forte variabilità individuale. I partecipanti hanno mostrato risposte differenti, rendendo difficile individuare un effetto uniforme e riproducibile. Gli stessi autori dello studio riconoscono inoltre la necessità di utilizzare metodologie più specifiche e campioni più ampi per ottenere risultati più solidi. Per questo motivo, al momento si può parlare soltanto di un’indagine preliminare e non di una prova scientifica definitiva.
Il rischio principale è che notizie di questo tipo alimentino una forma di disinformazione già molto diffusa, facendo credere che esista una “protezione solare nel piatto”. Non è così. Nessun alimento, da solo, è in grado di schermare la pelle dall’azione dei raggi UV.
Perché continuare a mangiare l’uva in estate
Questo non significa che l’uva non abbia un ruolo importante all’interno di un’alimentazione equilibrata. Consumata durante la stagione estiva, resta un alimento interessante dal punto di vista nutrizionale. È composta in gran parte da acqua e contiene zuccheri semplici, potassio, vitamina A, vitamina C e diversi composti antiossidanti, tra cui i polifenoli. Queste sostanze contribuiscono a contrastare lo stress ossidativo e a sostenere il normale funzionamento delle cellule, ma non sostituiscono le misure di protezione contro il sole.
L’uva viene spesso considerata erroneamente troppo calorica, ma può rappresentare una fonte di energia immediatamente disponibile, soprattutto nei periodi di maggiore attività fisica o di affaticamento. Anche la buccia merita attenzione. Contiene infatti resveratrolo, un polifenolo studiato per il suo potenziale ruolo nel supporto della salute cardiovascolare. Per questo motivo, quando possibile, può essere consumata interamente, dopo un accurato lavaggio e privilegiando prodotti provenienti da filiere affidabili.