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Cos’è il chawanmushi, il budino salato giapponese sconosciuto ai più

Si tratta di una crema all'uovo cotta al vapore dalla consistenza quasi impalpabile.

Se vi chiedessimo di pensare alla cucina giapponese, probabilmente vi verrebbero in mente il sushi, il ramen, forse tempura. Difficilmente pensereste al chawanmushi. Una crema d’uovo salata, cotta a vapore in una tazza da tè, che nasconde una delle chiavi migliori per comprendere la storia della cucina del Giappone, la sua economia dell’essenziale e il suo rapporto quasi pedagogico con la stagionalità. Praticamente sconosciuto fuori dai confini continentali, impossibile da scrivere (vi confessiamo che ogni volta abbiamo copiato e incollato il nome da Wikipedia così da non sbagliare), dal gusto quasi impalpabile e dalla consistenza ancor più austera, vediamo insieme di che si tratta nello specifico.

Alla scoperta del chawanmushi, che nel nome ha anche la sua tecnica di preparazione

Il chawanmushi – letteralmente “cotto a vapore nella ciotola da tè” – non è un dessert, benché la parola “budino” possa trarvi in inganno. È un piatto salato, servito all’inizio del pasto, talvolta come intermezzo in un percorso kaiseki, altre volte come piatto leggero da fare a casa. La sua base è semplice: uova sbattute diluite con dashi, condite con salsa di soia e mirin.

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Foto da Wikipedia

Funghi shiitake, gamberi lessati, kamaboko, semi di ginkgo, radice di giglio: ogni elemento non è solo un sapore ma un elemento atto a costruire la struttura tremolante. Il dashi, brodo di alga kombu e katsuobushi, è il sostegno invisibile che tiene insieme l’umami; il mirin arrotonda, la soia definisce il perimetro salino.

La cottura a vapore, tecnica antica e diffusa in Asia orientale, presuppone un’idea di cucina domestica, una gestione del calore che non spreca energia, una relazione con il tempo che non è frenetica. Il chawanmushi si colloca in quella zona della gastronomia giapponese che, tra periodo Edo e modernizzazione Meiji, ha accompagnato l’emergere di una borghesia urbana attenta alla forma e alla ritualità del pasto.

L’accento è sulla consistenza setosa, priva di bolle, ottenuta con una proporzione rigorosa tra uova e brodo. Una variante, l’odamaki mushi, prevede l’aggiunta di udon sul fondo: un piatto che avvicina la crema alla dimensione più sostanziosa del pasto completo.

Dal punto di vista nutrizionale il chawanmushi è un modello di efficienza. Le uova sono una proteina relativamente accessibile; il brodo diluisce senza impoverire; gli ingredienti aggiuntivi possono variare in base alla disponibilità stagionale. È un piatto che assorbe le oscillazioni del mercato, adattandosi alla reperibilità di funghi, crostacei o ortaggi.

Maggiori informazioni

In copertina il chawanmushi di Io Osteria Personale a Firenze.

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