Il Chianti apre per la prima volta della sua storia alla versione rosé. La modifica del disciplinare, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, introduce una novità destinata a incidere sul futuro di una delle denominazioni più riconoscibili del vino italiano, che ogni anno supera i 70 milioni di bottiglie prodotte e rappresenta uno dei principali ambasciatori dell’enologia toscana sui mercati internazionali. Il nuovo assetto non riguarda soltanto l’arrivo del Chianti Rosé Docg. Il disciplinare, frutto di un percorso avviato nel 2020, introduce anche la nuova sottozona Terre di Vinci e rafforza le procedure di controllo e tracciabilità lungo tutta la filiera produttiva. Si tratta di un aggiornamento che punta a rispondere ai cambiamenti del mercato e alle nuove esigenze dei consumatori, senza modificare l’identità storica della denominazione.
Il rosato è un volano molto forte per il mercato
L’introduzione del rosato arriva in un momento di forte trasformazione del comparto vitivinicolo mondiale. Da alcuni anni il consumo dei vini rossi registra un rallentamento in diversi Paesi, mentre i rosé continuano a mantenere una domanda stabile, soprattutto tra il pubblico più giovane e nei mercati esteri. La loro versatilità, la facilità di abbinamento e una diversa percezione del consumo li hanno resi una delle categorie più dinamiche del settore.
Per il Chianti, storicamente associato quasi esclusivamente al vino rosso a base Sangiovese, questa scelta rappresenta un ampliamento dell’offerta e non una sostituzione della tipologia tradizionale. Il nuovo Chianti Rosé sarà infatti prodotto prevalentemente con uve Sangiovese, mantenendo un forte legame con il territorio e con il profilo identitario della denominazione. Le aziende potranno utilizzare già le uve della vendemmia 2025, mentre il 2026 sarà il primo anno utile per valutare la risposta del mercato.
Secondo le stime del Consorzio Vino Chianti, la nuova tipologia potrebbe arrivare a una produzione di circa 10 milioni di bottiglie a regime. Una quota significativa, che consentirebbe alla denominazione di presidiare nuove occasioni di consumo, in particolare durante la stagione estiva e nei contesti internazionali dove i rosati continuano a crescere.

L’altra novità riguarda il riconoscimento ufficiale della sottozona Terre di Vinci, che entra a far parte della geografia del Chianti Docg accanto a Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colli Senesi, Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli e Rufina. L’area, che coincide con il territorio legato alla nascita di Leonardo da Vinci, ottiene così un riconoscimento atteso da anni dai produttori locali.
La scelta segue una tendenza sempre più diffusa nel panorama vitivinicolo italiano: valorizzare identità territoriali precise e leggibili, capaci di raccontare in maniera più dettagliata l’origine dei vini e le caratteristiche dei singoli luoghi di produzione. Un approccio che risponde alla crescente attenzione dei consumatori verso il concetto di provenienza e autenticità.
Il nuovo disciplinare introduce anche strumenti più rigidi per la gestione della filiera. Tra le misure previste figurano l’obbligo di ottenere un certificato di idoneità prima della commercializzazione di alcune partite di Chianti e Chianti Superiore e la comunicazione preventiva per specifici trasferimenti di vino ancora in fase di fermentazione.