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Come cambia il mercato del cioccolato per affrontare El Niño

Barry Callebaut è il principale trasformatore di cacao al mondo. La nuova stagione di incertezza la sta affrontando con approvvigionamenti diversificati di semi e riduzione dei costi.

Il ritorno di El Niño potrebbe influenzare ancora una volta il mercato globale del cacao. Per questo Barry Callebaut, tra i principali trasformatori di cacao e produttori di cioccolato al mondo, sta mettendo in campo una strategia che punta su scorte, diversificazione delle forniture e maggiore flessibilità produttiva per limitare gli effetti di un nuovo possibile shock climatico.

Secondo le stime dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), esiste circa l’80% di probabilità che il fenomeno climatico si sviluppi pienamente entro agosto e che prosegua almeno fino a novembre. Per la filiera del cacao significa soprattutto il rischio di temperature elevate e siccità nell’Africa occidentale, da cui proviene oltre il 60% della produzione mondiale, mentre in Ecuador potrebbero verificarsi precipitazioni particolarmente intense.

Il timore è che queste condizioni possano incidere nuovamente sulla disponibilità delle fave di cacao e sui prezzi internazionali, già messi sotto pressione negli ultimi anni.

Cos’è El Niño in breve

El Niño è un fenomeno climatico naturale ciclico che provoca il riscaldamento anomalo delle acque superficiali dell’Oceano Pacifico equatoriale. Si manifesta in media ogni 2-7 anni e altera le correnti oceaniche e i venti, stravolgendo i modelli meteorologici globali. Il fenomeno fa parte di un ciclo più ampio chiamato ENSO (El Niño-Southern Oscillation). In condizioni normali, i venti (chiamati alisei) soffiano da est verso ovest, spingendo le acque calde superficiali verso l’Asia e l’Australia, mentre lungo le coste del Sud America (Perù ed Ecuador) risalgono in superficie acque profonde più fredde. Durante El Niño, questi venti si indeboliscono o invertono la loro direzione: l’acqua calda si accumula nel Pacifico centrale e orientale, bloccando la risalita delle acque fredde e, quindi, provocando il surriscaldamento.

Perché la situazione è diversa rispetto agli ultimi anni

L’amministratore delegato di Barry Callebaut, Hein Schumacher, ha spiegato che El Niño potrebbe determinare un nuovo aumento delle quotazioni del cacao, stimato in alcune migliaia di sterline per tonnellata. Allo stesso tempo, però, ha escluso che il mercato debba necessariamente rivivere i picchi registrati tra il 2023 e il 2024.

Secondo Schumacher, sarà soprattutto tra la fine di giugno e il mese di luglio che emergeranno indicazioni più precise sull’intensità del fenomeno e sulle sue conseguenze per il raccolto. A distinguere l’attuale scenario da quello recente è soprattutto la disponibilità di materia prima. Il direttore finanziario Peter Vanneste ha evidenziato all’Efa che il settore arriva a questa stagione con un livello di scorte decisamente superiore rispetto al passato.

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Negli anni precedenti El Niño aveva aggravato una situazione già compromessa da tre raccolti consecutivi in deficit. Oggi, invece, Barry Callebaut ritiene di poter contare su un’eccedenza di cacao accumulata nei magazzini, che potrebbe attenuare gli effetti di eventuali tensioni sull’offerta.

Su questa base l’azienda ha costruito una strategia che prevede una maggiore diversificazione delle aree di approvvigionamento, una gestione più flessibile delle forniture e un rafforzamento della capacità di miscelare fave provenienti da origini diverse, così da ridurre l’impatto di eventuali problemi produttivi localizzati.

Le preoccupazioni dell’azienda non riguardano esclusivamente il cacao. Le tensioni geopolitiche, in particolare in Medio Oriente, rappresentano un ulteriore elemento di incertezza per il costo dell’energia, voce che incide direttamente sulla trasformazione industriale del cacao.

Schumacher ha spiegato che l’andamento dei prezzi energetici influisce sia sui costi operativi sia sulla domanda finale e che sarà uno dei principali fattori da monitorare nei prossimi mesi per definire le strategie industriali.

I consumi mostrano qualche segnale di ripresa

Nonostante le incognite, alcuni indicatori della filiera mostrano una dinamica più favorevole. In Costa d’Avorio, principale produttore mondiale di cacao, le attività di macinazione — considerate un parametro utile per misurare la domanda dell’industria del cioccolato — sono aumentate del 39,7% su base annua nel mese di maggio.

Per Barry Callebaut il recupero dei consumi resta comunque graduale. Secondo Vanneste, la domanda dovrebbe continuare a crescere, ma servirà tempo prima di tornare ai livelli precedenti alla forte volatilità che ha caratterizzato il mercato negli ultimi anni.

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