Le forti oscillazioni dei prezzi di caffè, cacao e tè non sono un fenomeno episodico, ma il risultato di un insieme di fattori strutturali che rendono queste filiere particolarmente vulnerabili. È quanto emerge dal nuovo rapporto della Fao Price Dynamics in Global Beverage Markets: Trends, Drivers, and Consequences, che analizza le dinamiche dei principali mercati mondiali delle bevande agricole e individua le cause della volatilità registrata negli ultimi anni.
Secondo lo studio, oltre il 90% delle variazioni dei prezzi nel breve periodo è determinato dagli squilibri tra domanda e offerta. A incidere sono soprattutto gli eventi climatici estremi, la concentrazione della produzione in pochi Paesi e le aspettative degli operatori, che possono amplificare le oscillazioni ancora prima che gli effetti si manifestino concretamente sul mercato.
Domanda e offerta guidano il mercato
Il rapporto evidenzia come le dinamiche di mercato siano influenzate principalmente dalla disponibilità delle materie prime e dalla domanda globale, mentre il contesto macroeconomico ha un peso decisamente più limitato rispetto a quanto si potrebbe immaginare.
A spiegare il fenomeno è anche Boubaker Ben-Belhassen, direttore della Divisione Mercati e Commercio della Fao, secondo cui i prezzi di caffè, cacao e tè sono aumentati negli ultimi anni più rapidamente rispetto alla maggior parte delle altre materie prime agricole. La combinazione tra una produzione concentrata in poche aree del pianeta e una domanda in costante crescita crea infatti le condizioni per forti variazioni delle quotazioni.

Tra i fattori che più frequentemente innescano gli aumenti figurano siccità, gelate, precipitazioni eccezionali, malattie delle colture, incremento dei costi di produzione, tensioni geopolitiche e ritardi nella logistica internazionale.
Una produzione concentrata rende il sistema più fragile
Uno degli aspetti messi in evidenza dal report riguarda la forte concentrazione geografica della produzione. Brasile e Vietnam rappresentano quasi la metà del raccolto mondiale di caffè, mentre cinque Paesi coprono circa il 65% delle esportazioni globali.
Nel caso del cacao la dipendenza è ancora più marcata: Costa d’Avorio e Ghana producono oltre i due terzi dell’offerta mondiale. Per il tè, invece, la Cina supera da sola la metà della produzione globale.
Questa concentrazione fa sì che eventi climatici o problemi produttivi in pochi territori possano avere conseguenze immediate sui mercati internazionali, mentre la domanda è distribuita in un numero molto più ampio di Paesi e continua a crescere, soprattutto nelle economie emergenti.
Gli esempi degli ultimi anni
La Fao ricostruisce anche alcune delle principali crisi recenti. Nel biennio 2021-2022 il mercato del caffè è stato colpito da siccità e gelate in Brasile e da condizioni meteorologiche sfavorevoli in Colombia. Successivamente, le difficoltà produttive registrate in Vietnam e Indonesia hanno contribuito a spingere le quotazioni verso nuovi massimi all’inizio del 2025.
Per il cacao, invece, l’impennata dei prezzi tra il 2023 e il 2024 è stata determinata soprattutto dal calo della produzione in Costa d’Avorio e Ghana, dove raccolti ridotti e malattie delle piante hanno limitato la disponibilità di materia prima.
Il mercato del tè ha seguito una dinamica diversa. Durante la pandemia di COVID-19 i prezzi sono aumentati principalmente per effetto della crescita della domanda, favorita dal maggiore consumo domestico e dall’interesse dei consumatori verso le proprietà salutistiche attribuite alla bevanda.
Gli aumenti non si distribuiscono in modo uniforme
Il rapporto sottolinea inoltre che le variazioni dei prezzi internazionali non vengono trasferite allo stesso modo lungo la filiera. I produttori agricoli sono generalmente i soggetti più esposti alla volatilità, mentre l’impatto sui prezzi pagati dai consumatori tende a essere più contenuto.
Nel caso del cioccolato, ad esempio, gli aumenti delle quotazioni del cacao non si riflettono automaticamente sul prezzo finale nella stessa misura. Questo perché il costo della materia prima rappresenta soltanto una parte del valore complessivo del prodotto, che comprende trasformazione, logistica, distribuzione e commercializzazione.
Le conseguenze economiche, però, possono essere rilevanti soprattutto nei Paesi produttori, dove queste colture costituiscono una quota importante delle esportazioni e del reddito agricolo, con effetti diretti sulla sicurezza alimentare e sulla stabilità economica.
Le proposte della Fao
Per ridurre la vulnerabilità delle filiere, la Fao propone un insieme di interventi che riguardano sia la produzione sia il funzionamento dei mercati. Tra le priorità indicate figurano investimenti in sistemi agricoli più resilienti ai cambiamenti climatici, strumenti più efficaci per il controllo di parassiti e malattie e migliori meccanismi di gestione del rischio per gli agricoltori.
Il rapporto invita inoltre a rafforzare la trasparenza dei mercati attraverso dati più tempestivi sulle produzioni, sulle scorte e sui flussi commerciali, così da ridurre l’incertezza che alimenta la volatilità dei prezzi.
Infine, la Fao sottolinea la necessità di favorire una distribuzione più equilibrata del valore lungo la filiera. L’obiettivo è consentire ai Paesi produttori di sviluppare maggiori attività di trasformazione, certificazione e valorizzazione commerciale, aumentando la quota di valore che rimane nei territori d’origine. Secondo l’organizzazione, senza interventi di questo tipo i mercati globali di caffè, cacao e tè continueranno a essere esposti a shock ricorrenti, con effetti sull’intera filiera agroalimentare mondiale.