Il caldo estremo sta cambiando anche il modo in cui i produttori devono ragionare sulla gestione dei vigneti. Non esiste una soluzione valida in ogni situazione: quando le temperature aumentano, può diventare più conveniente installare teli ombreggianti, cambiare vitigno o, in teoria, spostare la produzione in una zona più fresca.
A stabilirlo è uno studio pubblicato sull’American Journal of Enology and Viticulture, la rivista dell’American Society for Enology and Viticulture, che ha analizzato dal punto di vista economico tre diverse strategie di adattamento al caldo. Il caso preso in esame è quello del Cabernet Sauvignon nella Napa Valley, in California.
Intervenire su un vigneto significa assumere decisioni che possono avere conseguenze economiche per molti anni: modificare un impianto, introdurre sistemi di protezione o sostituire un vitigno comporta infatti investimenti che devono essere valutati insieme ai possibili ricavi futuri.
Cosa conviene fare quando aumenta il caldo
I ricercatori hanno costruito un modello di valore attuale netto prendendo in considerazione i costi di impianto, quelli di produzione e i ricavi nell’arco di 30 anni. Sono stati messi a confronto quattro diversi scenari climatici, dall’assenza di eventi di calore fino a condizioni caratterizzate da danni gravi e ricorrenti.
- Con temperature moderate, la soluzione più conveniente rimane quella più semplice: continuare a coltivare Cabernet Sauvignon nella Napa Valley senza modificare il sistema produttivo.
- Quando il caldo aumenta, invece, entrano in gioco i teli ombreggianti, che nello scenario analizzato rappresentano l’opzione economicamente più vantaggiosa. La protezione delle uve consente quindi di intervenire sul vigneto senza sostituire il materiale vegetale o modificare la zona di produzione.
- In presenza di condizioni ancora più estreme, lo studio indica invece il cambio di varietà come strategia più redditizia. I ricercatori hanno utilizzato il Carignan come esempio di vitigno più resistente alle alte temperature.
- L’ipotesi di trasferire la produzione in una zona più fresca è risultata la meno conveniente tra quelle considerate. Nel modello, il confronto è stato fatto tra la Napa Valley e la vicina Lake County.
Anche i consumatori possono contribuire a sostenere i costi
Lo studio ha preso in considerazione anche un altro elemento: la disponibilità dei consumatori a pagare un prezzo maggiore per un vino prodotto attraverso strategie di adattamento al caldo.

I ricercatori hanno intervistato 308 statunitensi. Nel caso dei teli ombreggianti, gli intervistati hanno dichiarato di essere disposti a pagare fino al 17% in più per il vino. Per il cambio di vitigno il sovrapprezzo arriva al 12%, mentre per il trasferimento della produzione in una nuova regione si ferma all’11%.
La ricerca precisa però che questa disponibilità a pagare tende a diminuire nel tempo. Allo stesso modo, i costi aggiuntivi legati alle nuove pratiche potrebbero ridursi man mano che queste diventano più comuni. Secondo lo studio, gli eventuali sovrapprezzi potrebbero mantenersi soltanto fino al quinto-nono anno di piena produzione.
Il dato economico diventa quindi parte integrante della discussione sull’adattamento della viticoltura. Per i produttori non si tratta soltanto di capire quale soluzione funzioni meglio dal punto di vista agronomico, ma anche di valutare quanto costi adottarla e se il mercato sia disposto a sostenerne una parte.
«Il caldo estremo non è più un problema che si verifica una volta ogni 10 anni per i viticoltori», ha detto Kristen Barnhisel, enologa e presidente dell’American Journal of Enology and Viticulture. Secondo Markus Keller, redattore scientifico della rivista e professore di Viticoltura alla Washington State University, il valore della ricerca sta proprio nella possibilità di valutare tecnologia, materiale vegetale e localizzazione anche dal punto di vista economico.