Donatella Cinelli Colombini: l’ottimismo della volontà

Con la sua tenuta di sole donne ha insegnato che il cambiamento è difficile, ma possibile.

le donne del vino Cinelli Colombini

«“Di studentesse ce ne sono quante ne vuoi, non le vuole nessuno. Invece i ragazzi bisogna prenotarli per tempo”. Mi risposero così quando chiamai la scuola enologica per cercare un enologo per la nuova cantina». Lo racconta Donatella Cinelli Colombini, una donna con tanti primati. Ha lanciato il Movimento Turismo del Vino e Cantine Aperte, due iniziative che hanno fatto scoprire la forza dell’enoturismo, argomento che insegna in master post-laurea. Oggi è anche presidentessa dell’associazione Donne del Vino.

Ha due aziende vinicole, la Fattoria del Colle in Val d’Orcia, e Casato Prime Donne, che nasce nel 1998. «Mia madre decise di lasciare la cantina storica di famiglia a mio fratello. Come mi sentivo? Una decisione del genere da parte di un genitore non si discute. Ripartii con la costruzione della nuova cantina». Una cantina tutta al femminile a Montalcino, la prima in Italia. Mica facile. Per questo racconta di aver sentito il bisogno di essere concreta. «Era inutile scrivere articoli o partecipare a convegni. Ho voluto far capire che fare vino non era più una questione di genere e che in cantina ci possono essere donne in ogni ruolo». Non è stato difficile trovare donne capaci per ogni fase della produzione, anzi. Dall’enologa Valérie Lavigne, dell’Università di Bordeaux, al magazziniere. «L’unica difficoltà è quando si rompe il trattore: per il momento non abbiamo scelta che chiamare un meccanico».

Dalla collaborazione di 24 esperte è nato un Brunello di Montalcino. «Vent’anni fa tutte le guide e i giornalisti del settore erano maschi, con l’eccezione di Jancis Robinson. Abbiamo dimostrato che il gusto femminile vale quanto quello di uomo. All’epoca non era così». Dice con forza che c’è ancora tanto da fare. «Oggi le donne rappresentano il 28 percento della dirigenza di aziende del vino, ma solo il 10 percento ricopre un ruolo importante all’interno dei consorzi. Le donne ancora oggi non contano niente e ancora peggio non vogliono contare niente». Fa il paragone tra il mondo del vino e la politica. «La politica raramente parla di cose che ci riguardano. Cosi lasciamo perdere. L’astensione al voto è molto più estesa tra le donne, per esempio».

Negli anni si è resa conto di tante cose. Cose belle come la collaborazione tra donne diverse e con visioni ampie, ma anche l’importanza della discrezione. Specialmente quando si parla di retribuzione. «Una donna in gamba che lavora con noi ha avuto problemi quando il marito e le persone intorno a lei hanno scoperto che guadagnava di più di lui». Alle giovani donne che intraprendano un percorso nel mondo del vino raccomanda di andare all’estero e di non avere paura delle sconfitte. «In giro per il mondo i nostri ragazzi imparano l’importanza della parità e della meritocrazia». Positiva verso il futuro? Risponde con una frase di Antonio Gramsci: «Ho il pessimismo della ragione ma l’ottimismo della volontà. Bisogna lottare. Per l’ambiente, per una società migliore e per la parità. Non c’è altra strada».

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