L’isola delle delizie

Selvaggia e remota, la Corsica produce alcuni tra i vini più straordinari di Francia - e una cucina di pari livello.

corsica

Dopo aver spinto la Jeep su per la ripida salita rocciosa sovrastante una vallata coltivata a vite, dove risuonava alto il canto degli uccelli, Antoine Arena ha tirato il freno a mano e spento il motore. «Queste vigne sono una sorta di albero genealogico. Alcune sono state piantate da mio nonno, altre da mio padre, altre ancora da me e adesso è il turno dei miei figli». Siamo rimasti in silenzio per alcuni istanti, godendoci la vista e la brezza profumata di “maquis”, la macchia selvatica che ricopre gran parte della Corsica. Un profumo variegato e mutevole, folate di vento alla menta selvatica, al timo, al rosmarino, ai fiori gialli che coloravano il versante della montagna in quel pomeriggio di primavera inoltrata.

La Corsica, distante da Nizza circa 300 km e grande più o meno metà della Sardegna, è uno dei luoghi più suggestivi del Mediterraneo (in Francia viene definita, a buon diritto, l’Île de Beauté, ovvero “l’isola della bellezza”). Il suo lussureggiante e selvatico splendore è dovuto in gran parte al feroce amore dei suoi abitanti per la loro terra: la maggior parte di essi si sente prima di tutto corsa, poi francese, e hanno il merito collettivo di aver difeso ardentemente il loro territorio dal turismo di massa. Come ho appreso nel corso di un recente viaggio — che è cominciato nelle vigne di Arena a Patrimonio, al nord, per finire a quasi 200 chilometri di distanza, vicino a Figari — oggi l’isola produce alcuni dei migliori vini di tutta la Francia. «Sai, ho quasi spezzato il cuore di mio padre», mi ha confidato Arena, un uomo grande, grosso e affabile sulla sessantina, che ha abbandonato gli studi di giurisprudenza a Parigi nel 1975 per tornare a Patrimonio, la città della Corsica settentrionale dove è nato, a raccogliere il testimone del Domaine Antoine Arena, la tenuta vinicola della sua famiglia. «Non voleva che diventassi contadino. Ma non potevo immaginare una felicità più grande del produrre vino con le uve che crescono in questi vigneti».

Oggi i figli di Antoine, Jean-Baptiste e Antoine-Marie lavorano al suo fianco. «E i nostri vini, in Corsica, sono ritenuti molto buoni», ha aggiunto timidamente. La sua osservazione mi ha riportato a una notte di pioggia del 1986, quando mi ero appena trasferito a Parigi. Sulla via di casa, mi sono fermato nel negozio di alimentari del quartiere per acquistare una bottiglia di vino. Era un negozio semplice, con una selezione piuttosto limitata, e le bottiglie che mi interessavano erano quelle più economiche, sullo scaffale in basso. Notai una bottiglia di vino corso e decisi di provarla. Al momento di pagare il conto, il proprietario, vedendo ciò che avevo scelto, borbottò: «Ouf! I vini corsi non sono molto buoni». In seguito ho appreso che non era il solo, a pensarla così. Ernest Hemingway, celebre bevitore, una volta scrisse: «Abbiamo bevuto un vino di grande corpo e prezzo basso. Era un vino molto corso, si poteva diluire a metà con acqua senza cambiarne la sostanza».

In seguito, ho scoperto che il vino che avevo acquistato proveniva da Ajaccio, la città sulla costa occidentale che ha dato i natali a Napoleone. Era godibilissimo con l’omelette. Arena, quando gli ho raccontato questa storia, ha riso di gusto: «C’è stata una vera rivoluzione qui, da allora», ha commentato. E ci sono buoni motivi per credergli: proprio lui è uno dei fautori di una radicale trasformazione in atto tra i viticoltori locali, che stanno abbracciando l’agricoltura biologica e biodinamica nei loro vigneti, migliorandone notevolmente la qualità. Come ha detto lui stesso: «Abbiamo riscoperto il valore del nostro terroir». La Corsica è sostanzialmente una grande montagna in mezzo al mare, con climi sia continentali sia costieri, una varietà di terreni – calcare e argilla a nord, arenaria e terreni vulcanici al centro dell’isola, molto granito a sud – e più di 40 varietà di uve autoctone. «Questo spiega la notevole varietà e qualità dei nostri vini», ha dichiarato Arena.

Dopo aver lasciato la sua tenuta, ho trascorso il resto del mio viaggio in quattro delle nove denominazioni dell’isola, esplorando quella diversità, alternando visite ai miei viticoltori preferiti con la scoperta di nuovi, interessanti produttori. I vini freschi e delicati di Camille-Anaïs Raoust al Domaine Maestracci, nell’AOC Calvi, sulla costa nord-occidentale dell’isola, per esempio, sono stati una straordinaria scoperta. Sono anche la dimostrazione che una nuova generazione di produttori di vino di qui sta portando il lavoro dei più navigati pionieri come Arena a livelli ancora più alti. Nel 2014, Raoust ha convertito l’azienda di famiglia all’agricoltura biodinamica, che com’è noto abolisce l’uso di pesticidi e altre sostanze di sintesi a favore di una sorta di omeopatia agricola. «Inizialmente mio padre mi ha detto che ero pazza, ma quest’anno è venuto da me e mi ha confermato: “È stata una buona idea, figlia mia”. Penso che ciò che lo ha convinto siano la maggiore vivacità ed equilibrio dei nostri vini». Un’espressione perfetta dello stile di Raoust è il suo Les Marottes d’Anaïs, un rosso prodotto interamente con i vitigni locali sciacarellu e niellucciu: fresco, fruttato ed equilibrato.

Dopo due ore e mezza di auto, dal Domaine Maestracci ad Ajaccio, ho festeggiato con una bottiglia di Clos d’Alzeto Moretelle e con una cena a base di calamaro e polpo arrosto e bistecca di vitello corso biologico da A Nepita, dove lo chef britannico Simon Andrews pratica una superba cucina isolana contemporanea. La bottiglia era costosa, ma la mia scusa era che questo bianco straordinariamente elegante, che rivaleggia con alcuni dei più grandi di Borgogna, non è disponibile negli Stati Uniti ed è difficile da trovare anche in Francia. È una di quelle squisitezze che devi andare a cercare alla fonte, per potertele godere, e così ho fatto. Ottenuto da uve biancu gentile e vermentino raccolte a mano, ha un profumo complesso (fiori gialli, sentori tropicali esotici) e una ricca densità di minerali al palato che lo rendono un vino da pasto superbo.

Volevo saperne di più. Il giorno successivo mi sono nuovamente messo al volante, godendomi gli spettacolari panorami che si potevano ammirare dalla strada sinuosa che conduce alla cantina Clos d’Alzeto. Questa cantina, giunta alla quinta generazione, è stata fondata nel 1800 ed è gestita oggi da Pascal Albertini e dai suoi tre figli. Io e Albertini abbiamo visitato l’anfiteatro naturale della tenuta, dove le viti sono spesso piantate a terrazza, di fronte al blu del Mediterraneo che brilla all’orizzonte. «Siamo fortunati ad avere una grande varietà di terreni», ha detto Albertini. «Questo ci consente di produrre vini molto diversi tra loro, ma con un importante elemento in comune: c’è sempre un po’ di “macchia” nel profumo di ogni bottiglia».

Da Clos d’Alzeto mi sono diretto a sud, verso il piccolo villaggio di Levie, arroccato in un fitto bosco, sopra una valle fluviale, poi verso A Pignata (“pentola”), un albergo gestito dalla famiglia De Rocca Serra. Il loro ristorante, uno dei preferiti dagli chef Anne-Sophie Pic e Pierre Hermé, serve cucina tradizionale. Mi sono accomodato vicino a un fuoco scoppiettante e sono rimasto senza parole davanti al menu: volevo tutto.

Alla fine ho scelto la zuppa di fagioli alla corsa, un piatto sostanzioso a base di patate e maiale, invece del tagliere di salumi: una scelta difficile, dal momento che i salumi della Corsica sono tra i migliori del mondo e i De Rocca Serra li producono artigianalmente. Poi, ho esitato. Agnello arrosto o daube corso (un polpettone in salsa di funghi con un contorno di cannelloni)? Alla fine Antoine De Rocca Serra, che gestisce la sala da pranzo con suo padre, mi ha detto: «Decido io per te». Stavo sorseggiando un sobrio rosso locale quando il fratello di Antoine, Jean-Baptiste, che guida la cucina insieme alla madre, è arrivato al mio tavolo con due casseruole. «Ho deciso che devi provarli entrambi», ha detto con un sorriso. Erano eccellenti e, dopo due tipi di formaggi corsi e bignè caldi ricoperti di zucchero, imbevuti di acqua di mare prodotta localmente, ho dormito benissimo.

Dopo questo incantevole intermezzo mi sono diretto a sud, verso il villaggio di Tarrabucceta, vicino a Figari, da Yves Canarelli. Formatosi dapprincipio come economista, nel 1993 ha preso le redini di Clos Canarelli, la tenuta vinicola della sua famiglia, dove promuove l’uva autoctona corsa, i metodi di vinificazione tradizionali, come l’invecchiamento in anfora, e l’agricoltura biodinamica. «L’agricoltura biodinamica, o l’uso di prodotti esclusivamente naturali secondo i cicli del sole e della luna, sembra un’idea stravagante fino a quando non la conosci davvero. Se capisci perché le viti sono infelici, puoi aiutarle a rendere di più», ha spiegato, aggiungendo che spesso utilizza rimedi fatti in casa: «Ad esempio, un pesto di ortiche imbevute d’acqua stimola le piante». L’obiettivo di Canarelli è produrre vini che abbiano la finezza dei grandi Borgogna ma una distinta personalità corsa. Ecco perché usa solo lieviti locali e predilige fermentazioni lente e precise. Inoltre, i suoi rossi non vengono filtrati. «Sono guidato da secoli di saggezza contadina che si sono accumulati prima dell’ascesa della vinificazione industriale. Gli antichi sapevano quel che facevano», ha aggiunto con un sorriso.

Nei vini corsi, oggi, il passato è il futuro.

I VITIGNI

Delle oltre 40 uve autoctone della Corsica, le più importanti per i vini rossi sono il rustico niellucciu, imparentato con il sangiovese toscano, e lo sciacarellu, una varietà elegante la cui elevata acidità lo rende adatto all’invecchiamento. Il vermentino (localmente chiamato vermentinu) fu probabilmente portato sull’isola dalla Grecia a opera dei Fenici, nel 570 a.C., ed è l’uva utilizzata per la maggior parte dei bianchi. Circa un terzo dei vigneti della Corsica sono ora coltivati a niellucciu, con sciacarellu e vermentino che rappresentano un altro 15% ciascuno.

LE AZIENDE VINICOLE

CLOS D’ALZETO
Una delle cantine più accoglienti dell’isola, Clos d’Alzeto, nella regione di Ajaccio sulla costa occidentale, produce anche un ottimo olio d’oliva. Il loro Moretelle merita, da solo, il viaggio. (closdalzeto.com)

DOMAINE COMTE ABBATUCCI
Vicino ad Ajaccio, sulla costa occidentale, l’azienda di Jean-Charles Abbatucci promuove da una generazione i vini ottenuti da uve autoctone dell’isola. (domaine-abbatucci.com)

DOMAINE ANTOINE ARENA
Antoine Arena produce vini genuini e biodinamici nella sua tenuta, un modello nel suo genere. (+33-04-95-37-08-27)

DOMAINE MAESTRACCI
Se desiderate assaggiare i vini freschi, delicati e personali dell’enologa Camille-Anaïs Raoust, dirigetevi verso la denominazione di Calvi, sulla costa nord-occidentale dell’isola. (domaine-maestracci.com)

DOMAINE DE TORRACCIA
La tenuta biologica di circa 40 ettari di Marc Imbert, vicino a Porto Vecchio, nella Corsica meridionale, produce alcuni dei migliori vini rossi dell’isola. (domaine-de-torraccia.com)

CLOS CANARELLI
Yves Canarelli, in Tarrabucceta, è forse il viticoltore più visionario della Corsica, oggi. (+33-04-95-71-07-55)

DOVE PERNOTTARE

 

DOMAINE DE MURTOLI
Quello di Paul Canarelli e di sua moglie Valérie è un mondo a parte: 2.500 ettari di tenuta nella valle dell’Ortolo e 10 km di spiagge e calette immacolate. Di notte, potete dormire in una delle 19 tradizionali bergerie restaurate con cura – tutte con piscina privata, alcune anche con bagno turco – che ospitano da 2 a 16 persone. Durante il giorno potete pescare, giocare a golf, fare passeggiate, sdraiarvi sulla spiaggia e cenare in uno dei tre ristoranti, tra cui la Tavola in Grotta – una magnifica cavità naturale con un grande camino, aperta tutto l’inverno – o quello gestito da Mathieu Pacaud, figlio dello chef Bernard Pacaud di L’Ambroisie di Parigi. Il Domaine de Murtoli è anche un’azienda agricola con 500 pecore, 100 mucche, 20 alveari, 13 ettari di elicriso e 5mila olivi. Ottimi i formaggi, tra qualche stagione si potrà assaggiare anche il primo vino della tenuta. (murtoli.com)

DOVE CENARE

RESTAURANT LA GAFFE
Lo chef Yann Le Scavarec valorizza i prodotti locali con ricette come tonno tataki con ponzu e spaghetti con polpa di granchio; eccellente la lista dei vini. (restaurant-saint-florent. com)

A NEPITA
Lo chef britannico Simon Andrews propone un’interessante interpretazione contemporanea della cucina corsa (molto gradevole il dehors, quando il clima lo permette). (33-04-95-26-75-68)

A PIGNATA
Questo rustico albergo a conduzione familiare offre una commovente carrellata di cucina tradizionale corsa. (apignata.com)

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin