Tutti conoscono il quartiere più panoramico di Napoli per i suoi paesaggi meravigliosi, le lussuose ville affacciate sul mare, la costa scenografica da perlustrare anche in kayak. Ma, prima che diventasse set cinematografico e ambitissima ed esclusiva area residenziale, Posillipo era soprattutto una collina verde dall’animo agricolo, coperta di orti e campi, abitata in prevalenza da contadini e da pescatori per cui il mare era fonte di sostentamento e non solo bellezza che rinfranca lo spirito.
In omaggio a questo retaggio mai del tutto perso – ci sono ancora aziende, orti e appezzamenti in attività – ha appena aperto in una delle piazze di riferimento del quartiere dedicata al poeta e drammaturgo Salvatore Di Giacomo, Manifesto Agricolo: “Non un negozio. Non un ristorante. Un nuovo punto di vista sul cibo”.
Così definiscono questo nuovo spazio dedicato alla spesa di qualità, al cibo gustoso ma anche alla conoscenza della sua origine e del suo valore, i suoi artefici: Amilcare Astone, imprenditore napoletano che da anni porta a Stoccolma e in Svezia il meglio dell’agroalimentare italiano autentico con Fiordilatte Food and Radici Butik, e un team locale – in gran parte proprio di Posillipo ma, ci tengono a specificare, di origini contadine – composto da Michelangelo Mannino e Germana Forastere, assieme a Vanessa Tedesco (che è anche l’anima di Spazio Bloom, giardino culturale dedicato al benessere, agli eventi e alla convivialità) e ad altre collaboratrici.
Una visione comune, dal Cilento a Stoccolma

Tra Napoli e la Svezia, a completare la triangolazione si aggiunge il Cilento, terra campana bellissima e generosa di prodotti fantastici e artigiani attenti. E, per la precisione, il minuscolo e remoto paese di Valle dell’Angelo, arroccato nell’entroterra cilentano con 200 abitanti scarsi e circondato di campi di grano, oliveti, orti e pascoli. Qui, dopo aver a lungo lavorato per una nota discoteca della costa, si era stabilito per qualche tempo Michelangelo Mannino, e qui ha incontrato Astone, in cerca di prodotti di qualità da importare a Stoccolma.
Ma il Cilento lo ha scelto, per cuore e passione, anche Annacarla Tredici, giornalista napoletana che con il marito Andrea Giuliano ha dato vita a Tenuta Principe Mazzacane, incentrata sull’allevamento e la trasformazione del latte di capra in ottimi formaggi e latticini, e al punto vendita di Gustophia-Dispensa Popolare a Cerreta-Padule; entrambi, partecipano all’impresa napoletana a tutto tondo, a cominciare dal contributo nella selezione dei prodotti.
Non è dunque un caso che proprio da questa zona della Campania arrivino molti dei prodotti selezionati per Manifesto Agricolo, a cominciare naturalmente dai formaggi – dalla deliziosa robiola all’ottimo blu – di Annacarla, fino all’eccellente olio extravergine di Nicolangelo Marsicani, ai salumi del Salumificio di Gioi, ai vini di Casebianche (tra le diverse bottiglie presenti) e ai pregiati legumi di queste zone.
Ma c’è anche molto altro: dai pomodori pelati campani e l’extravergine toscano con il brand Radici alle conserve della Masseria Giòsole di Capua, dal caciocavallo molisano del Caseificio Di Nucci alle uova “arcobaleno” The Garda Egg Co. da galline allevate all’aperto. Dai kombucha spagnoli di Mun (tra quelli con minor contenuto di zucchero in circolazione) alle diverse tipologie di pasta biologica anche extra regionale: da quella marchigiana della Cooperativa Agricola Gino Girolomoni a quella piemontese di Pasta d’Alba. E poi naturalmente c’è il fresco: frutta e verdura in arrivo quotidianamente dall’azienda agricola bio Sorrisi di Sole di Cuma, o dalla Tenuta Frigenti di San Valentino Torio (Salerno).
Niente vincoli territoriali, dunque, ma un unico criterio di selezione: che si tratti di produzioni biologiche, anzi possibilmente rigenerative – vale a dire, basate sul principio di restituire alla terra più di quanto da essa si preleva – ed “etiche”, in sintonia con la visione dei fondatori. Radici è stato infatti il primo marchio in Europa a ottenere il bollino ROC (Regenerative Organic Certified) per la propria filiera agricola, a testimoniarne l’impegno concreto verso rigenerazione dei suoli, biodiversità e pratiche agricole capaci di generare valore ambientale e sociale. Così, oltre a raccontare territori e persone che sono dietro a ogni prodotto, si ribadisce il valore politico attribuito al cibo – inteso come vera e propria “cura” – e alle scelte ad esso relative, all’origine del progetto e del suo nome che è una chiara manifestazione d’intenti.
«Perché ogni volta che scegliamo cosa mettere nel piatto, stiamo scegliendo anche quale modello agricolo sostenere», spiegano infatti i promotori del progetto. «Quale economia alimentare, quale rapporto instaurare con il territorio. Oggigiorno, la crisi climatica, la perdita di fertilità dei suoli, l’impoverimento della biodiversità e la crescente distanza tra città e campagne non sono questioni che riguardano soltanto gli agricoltori. Riguardano tutti. E il cibo rappresenta uno degli strumenti più concreti attraverso cui ognuno può contribuire al cambiamento».
Dallo scaffale – e dall’orto – alla cucina
Se da Manifesto Agricolo si può venire a fare la spesa – e presto anche a seguire incontri e laboratori, tra lo spazio interno e quello comunitario e alberato al centro della piazza –, ci si può fermare anche per una merenda o un aperitivo veloce appoggiandosi alla mensola in vetrina, o per portare a casa qualche deliziosa preparazione uscita dal laboratorio di cucina.
Qui, infatti, Germana Forastere – che, a partire dal lockdown, ha trasformato la sua passione per i dolci da credenza in un mestiere con un corso professionale di pasticceria – e la giovane Vienna Ruocco, cuoca e illustratrice, trasformano i prodotti selezionati per gli scaffali e il banco, e quanto arriva quotidianamente dall’orto, in assaggi genuini e gustosi: da crostate, ciambelloni e biscotti fino ai plumcake salati, la frittata di maccheroni con il cacioricotta di Tenuta Principe Mazzacane, il sartù di cuscus, le verdure al salto e altro ancora. Mentre vini e bevande sono sempre in fresco, pronte a essere stappate e versate.
E se la formula di Manifesto Agricolo non è di per sé una novità, e anche l’intento è fortunatamente sempre più condiviso da botteghe e attività di tutta Italia, a Napoli e in particolare a Posillipo rappresenta un tassello importante, portando in una città dove il cibo è ancora vissuto come esperienza sociale, familiare e culturale – ma dove sempre di più i consumi appaiono influenzati da mode e richieste di un turismo superficiale e frettoloso – una riflessione necessaria sul valore delle scelte alimentari e sul loro impatto sul futuro del pianeta. E un invito ad agire, e mangiare, di conseguenza.