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Marco Ambrosino riparte da Torino: dal 18 novembre guiderà Unforgettable

Il cuoco procidano torna in pista con un progetto costruito appositamente sulla sua cucina.

Marco Ambrosino è il nuovo chef di Unforgettable. Il ristorante di Torino riaprirà il 18 novembre affidando al cuoco procidano la direzione gastronomica, con piena autonomia sulla costruzione del menu e sulla scelta della brigata.

È il nuovo capitolo di un ristorante nato nel 2019 con l’idea di mettere in discussione alcune delle regole più consolidate dell’alta cucina. Unforgettable ha costruito la propria identità soprattutto intorno al bancone e al rapporto diretto tra cuochi e ospiti, mantenendo negli anni una formula molto diversa da quella del ristorante tradizionale.

Con Ambrosino il progetto riparte sostanzialmente da zero sul piano gastronomico. Lo chef potrà definire proposta, linguaggio e squadra senza dover proseguire il lavoro di chi lo ha preceduto.

Marco Ambrosino torna alla guida di un ristorante

Nato a Procida nel 1984, Marco Ambrosino ha lavorato al Noma di Copenaghen prima di guidare per anni 28 Posti a Milano e, più recentemente, Sùstanza a Napoli fino alla chiusura nello scorso febbraio. Il Mediterraneo è stato uno dei temi centrali del suo lavoro, affrontato non soltanto attraverso prodotti e ricette ma come spazio di scambi culturali, tecniche e abitudini alimentari.

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Fermentazioni, acidità, note amare e ingredienti poco utilizzati sono diventati nel tempo alcuni degli strumenti più riconoscibili della sua cucina. A Torino avrà la possibilità di riprendere questa ricerca all’interno di un progetto costruito intorno alla sua visione.

«Vorrei che Unforgettable diventasse un luogo capace di dialogare con Torino»

Nel presentare il progetto, Ambrosino ha insistito soprattutto sul rapporto con la città e sulla libertà che gli è stata concessa: «Torino è una città che ha una qualità rara: sa ascoltare e assorbire ciò che arriva dall’esterno, senza perdere la propria identità. È una città viva, curiosa, che ha saputo costruire una cultura gastronomica solida e che possiede gli strumenti per riconoscere il valore della ricerca, del lavoro e delle idee. Unforgettable mi permetterà di costruire qualcosa che mi rappresenta profondamente, in un contesto capace di comprendere anche i linguaggi meno convenzionali. La libertà che mi è stata riconosciuta, tanto nella costruzione del percorso gastronomico quanto nella scelta delle persone con cui condividerlo, è una responsabilità importante. Ritrovare al mio fianco professionisti con i quali ho condiviso anni di lavoro, esperienze e visioni significa ripartire da un patrimonio umano prima ancora che professionale. Vorrei che Unforgettable diventasse un luogo capace di dialogare con Torino, di lasciarsi attraversare dalla sua energia e, al tempo stesso, di contribuire ad alimentarla. Credo che una cucina abbia davvero senso quando riesce a entrare in relazione con il luogo in cui nasce e con le persone che lo abitano».

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